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la cultura del cattolicesimo democratico e del cattolicesimo sociale difficilmente può scomparire all'interno dei vari "partiti personali" e "del capo" che costellano la geografia

I cattolici e le elezioni

di ilTorinese pubblicato giovedì 8 febbraio 2018

Una delle costanti che, da sempre, ha caratterizzato le varie consultazioni elettorali e’ stata la cosiddetta presenza dei cattolici nelle varie liste. Un tema che negli anni e’ stato oggetto di polemiche, di confronto e di dibattito. Certo, le varie stagioni storiche che si sono susseguite hanno segnato in modo diverso la declinazione di questo tema. Dalla presenza massiccia nella Democrazia Cristiana alla stagione breve, ma intensa del Partito Popolare Italiano; dalla confluenza significativa nei partiti del centro destra nel post tangentopoli e in misura minore nell’Ulivo al profondo – e forse irreversibile – pluralismo che caratterizza l’attuale stagione politica. Ora, e’ persin ovvio ricordare che la stagione dell’unità politica dei cattolici e’ finita da un pezzo e sarebbe del tutto anacronistico riproporla. È altresì vero, però, che la cultura del cattolicesimo democratico e del cattolicesimo sociale difficilmente può scomparire all’interno dei vari “partiti personali” e “del capo” che costellano la geografia politica contemporanea. O meglio, questo è l’auspicio e la speranza per non smantellare un presidio culturale e un patrimonio ideale che ha accompagnato tutte le fasi della democrazia italiana nei suoi vari passaggi. Più o meno decisivi nella non breve storia repubblicana. Ma questa presenza politica e culturale, quella dei cattolici democratici e popolari appunto, non può ridursi a giocare un ruolo puramente ornamentale e non potrà non farsi sentire. Senza alcuna deriva clericale o confessionale ma anche senza limitarsi a diventare un mero suppellettile nei futuri assetti politici e parlamentari. Anche nella stagione dei partiti personali dove i capi partito pianificano le candidature e la composizione delle liste, credo sia altrettanto importante evitare la definiva polverizzazione di una tradizione che, con altre ovviamente, continua ad essere costitutiva per la salvaguardia stessa della nostra democrazia. Lo stesso cardinal Bassetti, Presidente della Cei, lo ha evidenziato con chiarezza nel suo ultimo intervento di fronte ai vescovi italiani quando ha invitato i politici in campagna elettorale alla “sobrietà’, nelle parole e nei comportamenti” evidenziando “che non si può comunque scordare quanto rimanga immorale lanciare promesse che già si sa di non riuscire a mantenere”. Un appello, dunque, non all’unità politica dei cattolici ma, al contrario, a far sì che i cattolici in politica siano all’altezza della situazione in qualsiasi partito o schieramento siano impegnati.

 

Giorgio Merlo

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