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TRADIZIONE E AVANGUARDIA IN CONNESSIONE CON LA NATURA

I benefici dell’aromaterapia

di ilTorinese pubblicato mercoledì 8 agosto 2018

Tutto cominciò nel 1937 quando Rene-Maurice Gattefossé, artefice del termine aromaterapia e dell’omonimo libro, si curò una bruciatura con l’olio essenziale di lavanda, la sua diffusione e conoscenza si devono invece al chirurgo francese Jean Vainet che dopo la seconda guerra mondiale curava ferite e ustioni con gli oli essenziali estendendone poi l’uso anche ai disturbi psichici

L’aromaterapia, che possiamo considerare una parte della fitoterapia, utilizza piante aromatiche ed oli essenziali, questi ultimi possono essere definiti tali solo se provenienti da una sola specie botanica, se non sottoposti a processi chimici o privati di qualsiasi parte essenziale della pianta e se conservati in contenitori scuri, lontani dalla luce. La loro produzione, un vero e proprio processo alchemico, necessita di tecniche precise, come la distillazione o la spremitura a freddo. Sono sostanze volatili, ad evaporazione rapida,   ricche di proprietà curative, energetiche e profumate che non vanno confuse con le essenze, più facili da reperire e meno virtuose. Tra le azioni più importanti sia a livello fisico che psichico abbiamo la stimolazione dell’organismo, l’attivazione di varie funzioni, la rimessa in vigore e il riequilibrio dell’umore. Gocce di mandorle, nocciola o germe di grano per l’apparato gastro-intestinale, timo ed eucalipto per le vie respiratorie, gelsomino e mirra per la pelle secca mentre per quella grassa arancio, cedro, rosmarino e sandalo. Per un massaggio rilassante e rigenerante, bergamotto, limone, pino silvestre e pompelmo.

Le difficoltà di concentrazione possono essere affrontate con bergamotto, issopo, melissa e menta, mentre per la meditazione incenso, ginepro, mirto, rosa e salvia sono l’ideale. Rilassiamoci infine con gocce di arancio, geranio, lavanda, mandarino, rosa, salvia e sandalo. Oltre a rappresentare una visione e uno stile di vita moderni ed evoluti che vedono la relazione tra esseri viventi e ambiente circostante sempre più centrale, una concezione di convivenza armonica tra fauna e flora, farsi curare dalla natura, affidarsi alle proprietà benefiche delle piante, alle loro facoltà curative, senza per questo sconfessare totalmente i poteri della medicina tradizionale, si sta dimostrando un approccio vincente nella risoluzione di molte problematiche. Una pratica, insomma, che più che una alternativa può essere considerata un complemento, un elemento sussidiario alla scienza tradizionale, un cammino verso il benessere e la cura in piena solidarietà con la professione medica riconosciuta.