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TORINO: ATTIVITA’ FISICA E SPORTIVA IN CITTA’ / di Paolo Michieletto

Guardiamo lo sport con occhio umano…molto umano

di ilTorinese pubblicato giovedì 19 gennaio 2017

SAVI TRACK1Ogni giorno siamo sottoposti a continue e discutibili interpretazioni di vittorie sofferte o sfortune indicibili che connotano imprese di atleti che lottano quotidianamente con sé stessi per ottenere il meglio da ciò che fanno, da parte di commentatori televisivi “saccenti”.

Da quando lo sport è diventato patrimonio mediaticomichi 231 di tutti e tutti ormai sono esperti di tutto, non è raro incontrare, televisivamente parlando, ad ogni ora del giorno campioni sportivi di ogni disciplina che si cimentano in gare di qualsiasi livello, dal campionato del mondo al trofeo di condominio fino alla sfida del dopopranzo… .

Ebbene, è ormai difficile qualificare un evento sportivo in maniera inequivocabile di alto o di basso livello. Infatti sono ormai molteplici le occasioni in cui ogni manifestazione, a suo modo, si presenta come occasione unica per effettuare delle prove in previsione futura oppure come primo passo verso la gara importante che ci sarà tra dodici anni oppure come la miglior manifestazione nel suo genere. Ogni occasione è buona, si direbbe, per fare festa. Questo sarebbe assolutamente positivo, visto che le finalità sportive, doping a parte, generalmente sono amabili. Ma c’è un “ma”.

Se osservate ogni tipo di disciplina in tv, vi accorgerete che si è sempre alla ricerca di confronti con SAVI TRACK2prove precedenti o si millantano situazioni future da verificare. Si vive sempre in attesa di altro o si ricorda il passato e poco importa la situazione presente. Prendiamo il caso del calcio. Subito dopo ogni evento sportivo, o addirittura durante, chi vince deve già pensare alla prossima volta. Non è importante che abbia vinto oggi, ma se riuscirà di nuovo a vincere il futuro appuntamento. Non si può godere del momento. Mentre è giustificabile per gli sconfitti, in quanto la speranza aiuta a non disperare, ci si chiede perché anche chi vince debba immediatamente pensare a cosa sarà in grado di fare poi. E’ curioso, ma chi vince riceve molte accuse in merito alle vittorie sentendosi dire che gli è andata bene.

Ed è allora che scatta il meccanismo del record. Il record, in quanto tale (tradotto vuol più o meno significare “registrato”) rimane, resta indelebile sul percorso del tempo sportivo. E nelle gare individuali, nuoto o atletica ad esempio, è ormai diventato l’unica cosa che conta. Hai vinto? Sì, ma con quale tempo? Poco importa che nevicasse, che avessi gareggiato contro Mazinga, che nell’acqua ci fossero alcuni draghi, ecc. . Conta il tempo. Il commento generale è: bravo sì, ma non ha fatto il record. Pochi centesimi, pochi movimenti errati, margini di millimetri nelle curve sugli sci o in moto!!! Riuscite a contarli, riuscite a vederli, riuscite ad immaginarli? Se non vi diamo il cronometro in mano, Signori Esperti, siete sicuri di riuscire a distinguere una prova dall’altra? Siete così abili da vedere i 14 millesimi di differenza sul giro delle Moto GP tra il primo e il terzo? Riuscite a vedere nelle auxilium mani3gare di sci di fondo il passo così diverso di chi arriva con tre secondi di distacco su 50 chilometri? E nelle prossime “gare invernali”, riuscirete a vedere i più veloci tra i paletti dello sci o del bob tra le curve di ghiaccio, senza il cronometraggio elettrico istantaneo e i tre o quattro intertempi?

E allora scatta il meccanismo della vittoria inutile, della vittoria sì ma con tempi discreti, nulla più. Della vittoria per mancanza di avversari, come se fosse colpa di chi vince, o di chi ha vinto ma non ha strabattuto gli altri. Della vittoria che non soddisfa, della vittoria che è solo un primo passo per iniziare a pensare ad altre vittorie. Dove ormai, affinché una vittoria conti sul serio, devono solo esserci tanti soldi e pubblicità a giustificarla.

Stanno per arrivare i mondiali di sci e già sappiamo che vedremo gare in cui ci sono gli Italiani, ma consoliamoci, se non vinceranno avranno perso perché hanno avuto sfortuna o il percorso era troppo facile o la neve era meno neve… anche se bisogna dire che anche negli altri paesi è la stessa cosa… In questo paradiso di offerte sportive proviamo ora a riflettere su cosa guarderemo e cosa osservare.

Proviamo a valutare sempre bene il commentatore sportivo che purtroppo, talvolta, entra troppo nella parte di descrittore epico di Parsifaliane imprese e talvolta descrive ogni evento come qualcosa di auxilium-mani-2inimmaginabile e fondamentale per la storia dell’umanità. Urla, descrizioni apocalittiche (ricordate … scatenate l’inferno appena si spegne il fuoco rosso… neanche fossimo pronti all’apparire dell’aldilà?), sceneggiate clamorose di gesta che salvano e redimono l’uomo tanto eccezionale sarà l’impresa dell’atleta. Scendere dal pero, si direbbe, potrebbe rendere un servizio sportivo utile e simpatico e non una folle ricerca di parole epiche per storie banali… .

Oppure esiste il commentatore esperto, quello che sa tutto e che ha visto tutto e, probabilmente ha vissuto poco da esperto o comunque da vero appassionato, lo sport che commenta. E’ quello che disdegna tutto, quello che si è accorto dell’errore che ha visto l’imprecisione, che vede sempre dove ha rallentato e sa che non è mai il massimo quello che ha fatto… Provare a mandarli a lavorare?

Colui o colei che commenta è il tramite dei valori positivi e il “riconoscitore” dei meriti di ragazzi e ragazze che si cimentano al limite delle possibilità umane oppure è il distruttore di abilità fuori dal SAVI TRACK4comune e non immaginabili al mondo dei “normali”? E’ vero che saper volteggiare sul ghiaccio non consente all’umanità di stare meglio o risolvere problemi di natura petrolifera, ma non si vive di solo pane e un po’ di poesia aiuta a vivere meglio…ed è vero che chi sa piroettare sul ghiaccio non dovrebbe sentirsi a sua volta una specie di divinità in quanto anche lui o lei avrà bisogno del meccanico per l’auto o dell’idraulico per le perdite del bagno…e forse un po’ di sano equilibrio tra gioco e realtà non guasterebbe…

Allora, con un po’ di “strano” buon senso (strano in quanto ormai atipico) si potrebbe osservare questo mondo sportivo con un occhio diverso. Esiste la gara ed è una parte positiva che riflette il mondo quotidiano che ci pone sempre un po’ in competizione e nulla di male c’è in questo. Ma la gara la si può vincere senza rimpianti di prestazioni mancate. Se hai vinto, hai vinto. Dopo valutiamo i tempi, se necessario. La sconfitta è di chi non sa accettare la vittoria di un altro. Quando si dà il massimo non si perde mai. Si arriva in un posto diverso dal primo. E accettare che si possa arrivare numero 15, magari con un gran tempo, potrebbe non essere negativo, però la prossima volta…

Paolo Michieletto

(Foto: M. Savini / il Torinese)