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OBIETTIVO ITALIA / DI CARLO CARPI

Grandi città e sicurezza

di ilTorinese pubblicato lunedì 31 luglio 2017

Buona parte dei temi trattati dai massmedia e dai politici riguarda la sicurezza nel senso più ampio del termine, a partire dalla mancanza di certezza per il futuro prossimo fino all’invasione da parte dei migranti delle nostre coste, dal prosperare di una incerta società multietnica, alla complessità gestionale di luoghi, quali piazze e stadi, di accentramento di persone in occasione di eventi musicali e sportivi. Certamente la nostra quotidianità è cambiata anche profondamente, non che quella della generazione dei nostri genitori o nonni fosse migliore, forse un po’ addolcita dal boom economico degli anni Sessanta, ma come non ricordare la complessa decade dell’immediato dopoguerra, la difficile integrazione della popolazione meridionale a Genova, a Torino e a Milano, tanto da coniare un soprannome reputato da alcuni offensivo, da altri, tra i quali il sottoscritto, affettuoso quale “terrone” o per dirla alla lumbard “terun”. Io ho moltissimi amici di origine meridionale, nati e cresciuti al Nord, è anche vero però che sono figli dei figli e, quindi, oggi a distanza di cinquant’anni non vediamo più quelle forti differenze che inizialmente erano assai marcate ed evidenti, ciò che rimane di sardo, di campano, di pugliese, di calabrese e di siciliano è solo il cognome, anche perché i nomi di stampo marcatamente religioso nel tempo sono stati abbandonati.

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L’integrazione non è mai semplice, ci vuole un lavoro, una casa, un nucleo famigliare e oggi, in una contemporaneità dove la più recente fresca ricchezza appartiene a trent’anni fa, il benessere economico dei singoli deriva da posizioni di rendita sempre più difficili da conservare, gravate come da un acido corrosivo dalla ipertassazione e dalla mancanza di redditività delle proprietà e dei risparmi; creare oggi, quindi, nuove occasioni di emancipazione, sia che si parli di giovani che di stranieri, a prescindere che siano regolari o irregolari, non è semplice. Tutti protestano con veemenza nei confronti di una società, o meglio, di una impostazione di società che manca completamente di luoghi di aggregazione dove poter trascorrere con amici o nuovi conoscenti ore spensierate e piacevoli; nei grandi centri urbani la cara e vecchia parrocchia ha poco respiro e i bambini trovano pochi spazi per dare un calcio al pallone, anche perché le strade e le piazzette sono luogo di assai intenso traffico di autovetture, lanciate nei circuiti cittadini a tutta velocità, incuranti di qualche palla o ancora peggio bambino che magari le corre dietro. I giardinetti, così carini in principio, germogliano nel degrado, anche per via dei tagli al verde pubblico da parte delle amministrazioni comunali, e inevitabilmente diventano luogo di soggetti appartati, non tanto in effusioni amorose, quanto in smercio e uso di sostanze stupefacenti.

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In alternativa i bar del centro sono diventati carissimi: per chi non lo sapesse un caffè servito al tavolino costa quanto in piazzetta a Portofino, senza però poter godere di quello splendido quanto mai unico panorama. Al costo della consumazione, inoltre, bisogna aggiungere, spese di benzina a parte, la tariffa oraria del parcheggio non proprio equa ed ecco che anche sorseggiare una tazza di caffè diventa un lusso per pochi, tanto è vero che, quartieri dormitori a parte, anche i centri sono diventati deserti, specialmente con la chiusura delle scuole e l’avvento dell’estate. La sera poi si avrebbe piacere di passeggiare con la fidanzata o con qualche amico alla ricerca di una nuova fidanzata lungo i corsi e i lungomare, ma la concentrazione di numerose persone oggi viene sconsigliata per i problemi che conosciamo tutti del terrorismo.Fortunatamente in Italia casi gravi non se ne sono ancora registrati, ma è anche vero che la mancanza di sicurezza fa sì che i cittadini siano meno propensi ad avere una vita pubblica e, se poi con le nuove tecnologie, una volta nemmeno ipotizzabili, è possibile visionare un concerto o una partita di calcio in una bella piazza a festa, è sufficiente che si crei, anche senza giusta ragione, uno stato di panico da parte di pochi tra i presenti che la folla, impazzita, diventa improvvisamente una bolgia ingestibile, capace di generare feriti e morti.

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Se poi in quelle piazze si concede ad abusivi sotto la luce del sole di vendere bottiglie di birra, perché devono tirare a campare anche loro e in un certo qual modo deve essere tutelato quel 10% del PIL prodotto dal malaffare (secondo alcuni dati ISTAT), non calcolando la maleducazione dei clienti che, in molti casi, le gettano per terra senza particolare riguardo, è chiaro che recarsi in una piazza gremita diventa sconsigliabile. L’alternativa è quella, quindi, di stare chiusi in casa e distrarsi con i social network? Certamente la possibilità di contattare persone, comunicare con loro è sempre un’opportunità, specialmente se fatto con intelligenza; detto questo devo però sottolineare quanto poi in realtà non sia sempre così immediato approfondire la conoscenza dei molti amici in molti casi residenti anche a centinaia di migliaia di chilometri da noi. La soluzione? Ripensare il modello aggregativo di questa società! Se per secoli hanno retto le parrocchie, per svariate decadi i circoli degli alpini, degli operai e le società di mutuo soccorso, anche perché strutture senza scopo di lucro, è chiaro che oggi va tutelata la funzione di lucro dei locali e dei bar ma, allo stesso tempo, bisogna ricordare loro che non sempre sono ubicati a Cortina d’Ampezzo o Saint Moritz e che è, quindi, meglio avere un cliente in più che in meno. Purtroppo la loro risposta è semplice da intuire: “ci stritolano con le tasse” Buonismo a parte, io credo sinceramente che tutti quanti noi dobbiamo fare un passo in avanti e venirci incontro; se il denaro non circola non si creerà mai un volano di ripresa; meno negozi, bar e locali sono presenti sul territorio e più avanza il degrado. Sono convinto che una facilitazione alla aggregazione sociale, a partire dal nostro piccolo, possa creare una forte reazione nel suo insieme alla crisi economica che ci sta divorando giorno dopo giorno, senza mai dimenticare che l’inclusione sociale nasce dalla possibilità da parte dei singoli di farsi degli amici, una famiglia, insomma una vita civile.

Carlo Carpi

(foto: il Torinese)