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Ogni tomba è un lampo sul mondo dello scrittore che la occupa

Un goccio d’assenzio per brindare alle tombe dei poeti

di ilTorinese pubblicato domenica 1 gennaio 2017

noteboomNooteboom racconta, prima di tutto,  la storia di una comunità, mettendo in fila 83 omaggi a altrettanti autori, 83 pensieri raccolti di fronte alla loro ultima dimora. Lo scrittore ha così visitato le tombe dei grandi scrittori e filosofi che lo hanno segnato, raccogliendo quello che, dietro una lapide di marmo, un monumento bizzarro, un’epigrafe toccante o l’incanto di un’atmosfera, hanno ancora da raccontare

La maggior parte dei morti tace. Per i poeti non è così. I poeti continuano a parlare“. Per questo Cees Nooteboom, scrittore e giornalista olandese, nel corso di trent’anni di viaggi per il mondo “raccontando” fatti e vicende (come cronista, ha seguito come testimone tre momenti cruciali del secondo Novecento: l’invasione di Budapest nel 1956, la contestazione del Maggio francese nel 1968 e la caduta del muro di Berlino nel 1989), ha raccolto le storie contenute in un libro anomalo, intitolato “Tumbas. Tombe di poeti e pensatori “, edito da Iperborea.  Nooteboom racconta, prima di tutto,  la storia di una comunità, mettendo in fila 83 omaggi a altrettanti autori, 83 pensieri raccolti di fronte alla loro ultima dimora. Lo scrittore ha così visitato le tombe dei grandi scrittori e filosofi che lo hanno segnato, raccogliendo quello che, dietro una lapide di marmo, un monumento bizzarro, un’epigrafe toccante o l’incanto di un’atmosfera, hanno ancora da raccontare. Perché, come scrive “ comunicano a ognuno qualcosa di personale e accompagnano diversi momenti della nostra vita, innescando con noi un dialogo intimo al di sopra dello spazio e del tempo”. Dal cimitero parigino del  Père-Lachaise dove “dimorano” Marcel Proust e Oscar Wilde alla pittoresca collina napoletana  di Piedigrotta che ospita Leopardi, dalla cima del monte Vaea, nelle isole Samoa, dove è sepolto Robert Louis Stevenson, a Joyce ed Elias Canetti al camposanto zurighese di Fluntern in Svizzera. Sempre nella patria di Gugliemo Tell cìè la “dimora eterna” di Vladimir Nabokov, al Clarens di Montreux, sulla “riviera Svizzera” del lago di Ginevra mentre quella di Calvino si trova a Castiglione della Pescaia, Melville in un angolo sperduto del Bronx, e Kawabata nel suo Giappone; Keats e Shelley accanto a Gregory Corso nel romantico cimitero Acattolico di Roma; Brecht a due passi da Hegel a Berlino est; Brodskij insieme a Ezra Pound nell’immobile incanto dell’isola veneziana di San Michele, e il Montparnasse di Baudelaire, Beckett e Sartre, a cui ha scelto di unirsi anche Susan Sontag. Un libro bello, dalla copertina stupenda ( la più bella del 2015, secondo Tuttolibri) che riporta una foto scattata da Simone Sassen, compagna delo scrittore olandese: una bottiglia d’assenzio sulla tomba di Cortàzar. Ogni tomba è un lampo sul mondo dello scrittore che la occupa, rievocando una poesia, un frammento di vita o di libro, ispirando folgoranti riflessioni e inattesi collegamenti, in un appassionante pellegrinaggio indietro e avanti nella storia della letteratura e del pensiero, che con Nooteboom diventa una meditazione poetica sull’uomo, il tempo e l’arte. Mentre a ogni pagina cresce il desiderio di andare a leggere e rileggere le opere dei suoi cari immortali. Magari sorseggiando un goccio di  “fata verde”, quell’assenzio che è stato cantato come il liquore dei poeti maledetti.

 

Marco Travaglini