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OBIETTIVO ITALIA / DI CARLO CARPI

Gli scontri a Torino e le incongruenze sociali

di ilTorinese pubblicato martedì 3 ottobre 2017

 

L’autore di questo articolo, Carlo Carpi, presenterà a Torino con Paolo Turati e Mara Martellotta il suo ultimo libro:  “La società – l’arte del controllo”, mercoledì 11 ottobre, alle ore 21 presso il Circolo della stampa.

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Torino piange, i lacrimogeni hanno invaso il centro cittadino e l’aria di colpo si è impregnata del gas usato dalla polizia per disperdere i manifestanti “no-global”, che hanno invaso le piazze più frequentate dal passeggio quotidiano nel tentativo, forse folle, di raggiungere chissà quale scopo. Il fatto che i Governi dei 7 Paesi economicamente piu avanzati al mondo si incontrino periodicamente è una consuetudine che va avanti da anni, chi infatti non ricorda il G8 tenutosi a Genova nel lontano 2001, ma l’eterno ritorno degli scontri tra manifestanti provenienti dai centri sociali di tutta Italia non può che destare perplessità specialmente agli occhi di chi segue quotidianamente quanto accade nella gestione dell’ordine pubblico. Si potrebbe scrivere a lungo a commento di leggi spesso inique promulgate da assetti politici assai discutibili, che al posto di bloccare il lavoro nero di fatto lo incentivano, di meccanismi perversi studiati a tavolino che, al posto di creare occupati realmente a tempo indeterminato, ne precarizzano la vita, ma oggi come non si fa a privilegiare quanto emerge in termini incontrastati da anni nella contraddizione di una logica gestionale della collettività, che fa acqua da tutte le parti? I maggiori responsabili di questi disastri sono espressione delle sinistre parlamentari europee, allo stesso tempo i manifestanti trovano collocazione nelle sinistre “extra-parlamentari” che, però, vengono finanziate o comunque tollerate da quelle governative.

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Non si può e non si deve essere superficiali nel denunciare pubblicamente che questi ragazzotti il vero lavoro lo hanno forse visto da lontano in qualche fabbrica, troppo occupati a fare tardi la sera a bere birra e fumare hashish negli spazi occupati o, meglio, che la politica concede loro di occupare, e di operaio non hanno nemmeno una tuta blu o le scarpe anti-infortunistica.

Non solo ma, tra le file di questi, ci sono anche “figli di papà”, meglio catalogati come “alternativi”, che si riinventano una vita da nullafacenti giustificati da una ideologia non particolarmente compresa; dagli anni passati, infatti della pura disobbedienza civile si è passati, attraverso le BR, a quelli della guerriglia sociale che, poi, si è concentrata in poche e precise manifestazioni di sassaiole, sabotaggi e disordini di ogni tipo. Gli autobus costano, tra noleggio e gasolio, vitto a parte: come è possibile che, in Italia, queste forme di teppismo occasionale non vengano estirpate? Non mi riferisco solo a queste strutture derivanti dalle “comuni” di fine anni Sessanta, ma più in generale a quanto succede negli stadi di calcio, dove migliaia di persone, durante la settimana apparentemente tranquille o comunque socialmente non così moleste da destare attenzione, si scatenano in tafferugli anche con accoltellamenti, risse e purtroppo occasionalmente con morti, senza che nessuno agisca in termini concreti, se non inventando l’ennesima leggina chiamata “daspo”, che ricorda più che altro la marca di un detersivo da lavatrice

 

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Anche in quella fattispecie ci sono le trasferte da pagare, i panini, le bibite da acquistare; anche se per alcuni il calcio è una religione, a tal punto da essere definita come una fede, è credibile che disoccupati o comunque giovani lavoratori possano permettersi realmente centinaia di Euro da spendere per seguire la squadra del cuore in tutto il territorio nazionale ed europeo? Questi cancri della società sono frutto del desiderio dei nostri governanti: a Genova chi non può non ricordare lo sgombero dei locali della ex Facoltà di Economia siti in via Bertani, attuato unicamente al contestuale trasferimento di quel centro sociale presso un’altra struttura di Corso Montegrappa? Ma queste occupazioni sono un diritto? Sono una necessità? Possono considerarsi un contesto di formazione giovanile? Le sinistre europee parlamentati hanno venduto la loro struttura organizzativa, proprio come le grandi società si cedono tra di loro le reti di venditori o di distribuzione commerciale, al mondo della finanza, andando ben oltre il credo dei capitalisti degli anni Ottanta, ripudiati dalla CIA nei primi anni Novanta, perché disobbedienti e sterminati nella fattispecie italiana, attraverso i processi di Tangentopoli e inchieste di presunte partecipazioni esterne alla mafia, contestando reati che la CEDU ha bollato come contrari ai diritti dell’uomo. 

 

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In questa poltiglia che ha preso forma dalla unione di ex PDS, già ex PCI, con la DC dorotea, gli entusiasmi si sono visti solo negli slogan politici, a tal punto da mandare il PD, il minotauro mostruoso dell’isola di Creta versione 2.0, in crisi di identità, a tal punto che gli stessi candidati alle segreterie provinciali dichiarano pubblicamente di voler in primo luogo identificare un ideale comune, che faccia da aggregante: perfetto, ma quale sarebbe? Tanti hanno provato a shackerare l’acqua con l’olio, alle volte con velocità sempre crescente, avendo nell’immediato la percezione che si creasse un unicum, salvo poi accorgersi, dopo qualche istante, che chiazze oleose emergevano nella superficie acquosa di una brodaglia inutilizzabile a qualunque servigio. E che dire poi del miscuglio avvenuto tra queste sinistre non meglio definite e i NO TAV, confluiti in un secondo tempo nelle fila del Movimento 5 Stelle, da un animo ambientalista quasi da diventare un contraltare dei Verdi, che in Italia non sono mai riusciti a sfondare. Chi non ricorda Beppe Grillo in Val Susa scavalcare le recinzioni di aree sottoposte a sequestro e beccarsi delle denunce di ufficio da parte dei Carabinieri?  La verità è che tutti vogliono scavalcare una barriera, a prescindere che sia composta da poliziotti in assetto antisommossa o da un puro nastro a sigillo di un’area: già, ma per andare dove e soprattutto per proporre cosa?