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Il senatore Laus a colloquio con il presidente Barbero e il direttore Massarenti

Gli incontri di Cia Torino con i parlamentari per far ripartire l’agricoltura

di ilTorinese pubblicato lunedì 16 luglio 2018

PARTITO DEMOCRATICO E CIA TORINO. «L’AGRICOLTURA CHIEDE BUON SENSO»

 

 Per il Partito Democratico è stato il senatore Mauro Laus, membro della Commissione Lavoro del Senato, a raccogliere l’invito del presidente della Cia di Torino, Roberto Barbero, per un confronto sulle sei richieste a costo zero che la confederazione torinese sta rivolgendo a Governo e Parlamento in materia di agricoltura.All’incontro, svoltosi nella sede della Cia di Torino, era presente anche il direttore provinciale del sindacato, Elena Massarenti.


Si è parlato della necessità di abolire il limite dei 5 mila euro per il rimborso o la compensazione dei crediti Iva trimestrali; di prorogare l’entrata in vigore del sistema di fatturazione elettronica per l’evidente inefficienza della rete telematica nelle aree rurali; di depenalizzare le inadempienze lievi o meramente formali nell’ambito della legge sul caporalato; di continuare a pagare i dipendenti in contanti, almeno fino a 3 mila euro; di riconoscere il Fascicolo aziendale come banca dati unica dell’impresa agricola, in modo da evitare inutili e faticosi adempimenti burocratici soprattutto per il pagamento di Imu e Tasi e di abolire la certificazione antimafia annuale richiesta ai titolari degli impianti fotovoltaici e di biogas.Il senatore Laus si è detto vicino alle istanze delle imprese agricole, concordando con il presidente Barbero sul bisogno di far prevalere il buon senso nell’applicazione e nella correzione delle norme, garantendo il suo interessamento in sede parlamentare, a cominciare dai temi della sburocratizzazione e della semplificazione fiscale. In chiusura, è stato anche richiamato il documento con il quale Cia Torino chiede che “il Governo e il Parlamento non ostacolino il recente disegno di legge delle Province autonome di Trento e Bolzano sul contenimento del lupo, ma che, anzi, lo assumano come cardine nella definizione del Piano lupo nazionale, una normativa che non può più essere rimandata, nell’interesse di chi vive e frequenta la montagna”.Anche qui, ha aggiunto Barbero, si tratta di essere realisti: «Il lupo va protetto quando rischia l’estinzione, ma contenuto quando la sua presenza è tale da provocare l’estinzione dei pastori».

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