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Presso la chiesa di San Rocco a Condove fino al 3 dicembre

Giuliana Cusino canta le sue donne, tra fantasia e leggende

di ilTorinese pubblicato venerdì 17 novembre 2017

 

All’interno di quel piccolo gioiello dell’architettura medievale, posto al centro della val di Susa, che è la chiesa di San Rocco a Condove – un’antica parrocchiale, inizialmente dedicata a Santa Maria de Prato, costruita probabilmente verso il XII secolo e ricca di una sua storia che parte dalle prime notizie scritte datanti al 1290, “girata” nella propria struttura con l’abbattimento dell’abside originaria e la costruzione di quella che noi oggi vediamo, lasciandoci l’operazione scoprire parte dell’affresco dell’arco trionfale, considerato da alcuni studiosi il più antico della valle – è visitabile (fino al 3 dicembre, il mercoledì dalle 10 alle 12, il venerdì dalle 16 alle 19, sabato e domenica dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 19) in questi giorni la

personale di Giuliana Cusino “Donne vi voglio cantare”, ceramiche raku su tavola. La mostra è organizzata dall’associazione culturale “Arte per voi” ed è curata da Luigi Castagna, Valter Vesco e dalla stessa Cusino. Salta all’occhio come il contenuto ottimamente si addica alle linee e alle atmosfere del contenitore, come quell’antica e piccola chiesa possa ospitare di diritto, con un bel salto di tempo, i visi e le forme femminili che Cusino ha creato, le acconciature, le cuffie, gli abiti, gli strumenti musicali e gli animali, tutto dentro formale eleganza e una pregevole tavolozza di spiccati colori, gli azzurri, i verdi, gli effetti bronzei e dorati, i rossi vivaci. Con la fantasia, certo questa c’è, ma fino a un certo punto, semmai felicemente saccheggiando – e rivisitando – dentro sguardi antichi, andando a scovare particolari preziosi, ricordando affreschi, rimmaginando certi visi che la memoria si

porta appresso. Sono le tracce delle donne idealizzate, cantate un tempo da qualche bella voce di trovatore, ricompaiono come dame dei vecchi poemi cavallereschi, delle leggenda, di una Storia a tratti offuscata da una narrazione impropria o lacunosa. Cusino ne inventa i nomi, ma ti pare di averle frequentate da sempre, tra novelle, stampe e memorie di pittura. Ammiriamo tra tutte il sentimento che corre tra Isotta e il suo cavallo, Griselda con l’ampio copricapo turrito con quei cavallini bardati di stoffe e colori, Fiammetta che con la sua mandola, tra rossi papaveri e altri fiori, sembra incantare un gruppo di oche, Isadora mascherata e bellissima in quell’intarsio di stoffe e ricami, Violante con la sua importante acconciatura suddivisa in una doppia conchiglia e affettuosa con una piccola volpe, l’incedere elegante di Adelaide. Dieci immagini che si fanno altrettanti personaggi, a tutto tondo.

 

Elio Rabbione