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L'Embriaco è stato una delle figure più rilevanti della prima Crociata. Quasi come Goffredo di Buglione

Giù le mani dalla Repubblica di Genova

di ilTorinese pubblicato martedì 10 luglio 2018

E’ forse il caso di tornare sulla notizia di questi giorni, rilanciata dal “Torinese”, riguardante le origini della bandiera di Genova e la bizzarra idea del sindaco della città che, per fare cassa, pensa di chiedere alla regina Elisabetta gli arretrati dell’affitto della bandiera di San Giorgio per due secoli e mezzo. Nel Medioevo infatti Londra ottenne la possibilità di issare sulle sue navi la bandiera della Repubblica marinara di Genova in cambio di un tributo annuale che dopo secoli diventò un regalo. A parte il tradizionale “vizio” dei genovesi per le palanche, per i quattrini, che fa sorridere tutti gli italiani, la bandiera di Genova ha una storia gloriosa, quasi millenaria, che deriva dalla Prima Crociata. Così come sono gloriosi i personaggi genovesi che contribuirono alla liberazione di Gerusalemme nel 1099 dai Fatimidi, dinastia sciita, ma nei libri di storia, nei quali già si parla poco di Crociate, si ricorda sempre e solo Goffredo di Buglione e ci si dimentica facilmente di Guglielmo Embriaco. Chi era costui? Nobile genovese, condottiero, stratega, avventuriero e costruttore, l’Embriaco è stato una delle figure più rilevanti della prima Crociata. Quasi come Goffredo di Buglione. Mentre Genova lo ricorda con statue, monumenti e torri, i libri narrano le sue gesta davanti alle mura della Città Santa. Crociati stanchi e distrutti dalla sete e dal caldo torrido assediano la città con la forza della disperazione trascinati dal predicatore Pietro l’Eremita. Il dipinto di Francesco Hayez nel Palazzo Reale di Torino immortala la scena. Tra quei cristiani c’era anche Guglielmo Embriaco. Fonti alla mano, gli storici di Genova fanno presente che i genovesi adottarono la bandiera di San Giorgio (croce rossa in campo bianco) proprio durante la conquista di Gerusalemme e del Santo Sepolcro ( come ben si vede nel quadro di Hayez) per poi cederla, un secolo dopo, agli Inglesi nel 1190 con la mediazione di Riccardo Cuor di Leone, le cui galee nel Mediterraneo si sentivano più sicure se battevano la bandiera con la croce rossa. Le galee genovesi erano infatti molto temute sui mari e nessuno si azzardava ad attaccarle. La croce rossa fu poi concessa anche ai Milanesi a metà del Duecento. Secondo la leggenda, San Giorgio sarebbe apparso ai crociati durante la spedizione in Terra Santa insieme a creature celesti sventolanti vessilli con croci rosse su sfondo bianco. Fu da allora che i genovesi assunsero quella croce nella loro bandiera senza abbandonarla mai più. Il fatto importante non è tanto la cessione della bandiera genovese alla regina d’Inghilterra e in seguito ai Milanesi ma piuttosto il contributo decisivo che i genovesi diedero per restituire Gerusalemme ai cristiani, anche se per poco tempo. Embriaco nacque a Genova nel 1070 in una famiglia imparentata con gli aristocratici Spinola. Gli fu dato l’appellativo di Embriaco per la sua passione per il vino. Fin da giovane studiò l’arte militare, in particolare la progettazione di macchine d’assedio necessarie a quel tempo per scavalcare le mura di fortezze e città. Sbarcato a Giaffa (l’antica Tel Aviv) distrusse le sue galee per non farle cadere in mano nemica e con la legna recuperata costruì alcune torri d’assedio per lanciare l’assalto a Gerusalemme. Condusse i suoi balestreri genovesi sotto le mura della città che fu conquistata il 15 luglio 1099 da un esercito sfinito per la sete. Gli esperti ci dicono che quando la perdita di volume idrico supera il 15% restano poche ore per reidratare il corpo prima di morire. Ebbene, nell’estate del 1099, migliaia di crociati subirono questo processo di disidratazione e molti morirono di sete. Crociata era anche sinonimo di bottino e l’Embriaco né approfittò come tanti altri ma quello che prese e portò con sé a Genova da Gerusalemme era qualcosa di eccezionale che ancora oggi divide gli storici. Era il Sacro Catino, un piatto di vetro verde nel quale, secondo la tradizione cristiana, Gesù avrebbe mangiato l’agnello pasquale nell’Ultima Cena o forse era più semplicemente un oggetto di arte islamica del X secolo. Oggi il sacro catino è conservato nella cattedrale di San Lorenzo a Genova e al tempo delle crociate era stato scambiato perfino per il mitico Santo Graal. Onore dunque ai simpatici e gloriosi genovesi. E per saperne di più, quando si va a Genova, è interessante fare un salto nel bellissimo Museo del Mare Galata, al Porto Vecchio, dove un tempo si costruivano le potenti galee genovesi.

Filippo Re

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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