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La mostra in corso nel Museo Civico di Moncalvo

Giovanni Buschini, tra sogno e realtà la cultura accademica

di ilTorinese pubblicato domenica 30 luglio 2017

Egli non si è mai lasciato conquistare da facili mode effimere che non tengono conto dei valori autentici dell’arte pittorica dimostrando, non solo in pratica ma anche con scritti, l’importanza di un serio mantenimento della tradizione secolare

Sotto l’aspetto di appariscente piacevolezza decorativa, sospesa tra sogno e realtà, che contrassegna il periodo della maturità stilistica di Giovanni Buschini, si cela una profondissima cultura accademica che non ne condiziona la libertà di pensiero, piuttosto ne esalta la seria preparazione tecnica ritenuta base indispensabile per l’avventura artistica. La mostra in corso nel Museo Civico di Moncalvo evidenzia il percorso di un pittore, meritevole di essere ricordato, che prima di approdare ad uno stile ben definito e riconoscibile si è costantemente esercitato nel disegno, ha studiato le leggi prospettiche, ha sperimentato l’uso dell’olio, della tempera, dell’acquarello cercando di carpire i segreti dei grandi pittori del passato. Egli non si è mai lasciato conquistare da facili mode effimere che non tengono conto dei valori autentici dell’arte pittorica dimostrando, non solo in pratica ma anche con scritti, l’importanza di un serio mantenimento della tradizione secolare. La pittura per lui doveva essere sostenuta dalla capacità tecnica a sostegno dell’idea che, unite, si trasformano in forma e colore senza aggiunta di materiali estranei che la violentano facendone perdere la purezza.

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L’amore per la storia dell’arte, studiata nei libri e nei musei, il gusto del collezionismo gli hanno fatto sentire l’esigenza di prendere lezione da docenti prestigiosi quali Toniato, Laretto e Piccardo, di confrontarsi con artisti affermati a cui chiedere consiglio senza rinunciare alla propria personalità e, sempre con modestia, non sconfessando l’arricchimento ricevuto. Si è sentito pittore solo dopo aver assimilato un vasto bagaglio culturale ricreando la sensuale eleganza del liberty, il cubofuturismo di Fortunato Depero, l’astrazione mentale dello spazio di Carlo Mattioli,sensazioni oniriche del surrealismo e, non poteva essere altrimenti, i silenzi metafisici dell’amico Mario Tozzi che aveva fatto parte del gruppo” Les Italiens de Paris” insieme a De Chirico, Savinio, De Pisis, Severini, Campigli e Paresce promulgatori del ritorno all’ordine, ancorati ai valori autentici della pittura. Dalla fine degli anni 60 il suo stile subisce un’evoluzione grazie all’abbandono della linea retta a favore della linea curva e avvolgente; il colore assume maggior importanza per le infinite potenzialità, la facoltà di creare, attraverso diversa tonalità e consistenza, volume e prospettiva oltre ad essere vettore di effetti psicologici di gioia o malinconia tramite gradazioni calde o fredde. La stesura a larghe e piatte campiture o a fitti puntini evidenzia l’influenza della pittura evocativa dei Nabis e del pointillisme di Seurat ammirati durante i frequenti viaggi in Francia.

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Non a caso infatti si nota la bivalenza di due anime, la mitteleuropea grazie a entusiastici scorci di Montmartre, Moulin de la Galette e dei bistrot parigini; la provinciale, di uomo vissuto fra langhe Roero Monferrato, attraverso intimi dipinti di sentieri collinari percorsi da figurine che salgono a piccole pievi nell’ora del vespro, di chiese e di caffé (bellissimo il caffè dei tre re) di Asti. Il paesaggio, costantemente presente, ingloba fondendoli empaticamente personaggi della quotidianità, artisti di strada, giocatori di tennis, mendicanti, gente anonima che passeggia per vie sia astigiane che parigine, che portano dentro ai quadri la vita autentica. Soprattutto è attratto dai musicisti che ispirano dipinti quali “la Ruelle Jazz Band”,”Rytme”,”il chitarrista”,”contrabbasso e clarinetto”. Una poetica, la sua, che fa pensare alla stessa del concittadino Paolo Conte che fonde temi alti e temi quotidiani, musica e poesia. Uno dei più singolari quadri di Buschini,” il Routier “del 1986 mi porta alla mente” Diavolo Rosso” del geniale musicista che allude al mitico ciclista di gare di strada Giovanni Gerbi anch’egli, guarda caso, astigiano come lui e il pittore.

Giuliana Romano Bussola

Mostra antologica di Giovanni Buschini, Museo civico di Moncalvo

Inaugurazione venerdì 4  agosto  ore 17

Apertura mostra dal 5 agosto  al 1 ottobre,  apertura sabato, domenica e festivi ore 10 – 18