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STORIE DI CITTA' / di Patrizio Tosetto

Giorgio Sinigaglia torinese di Germania

di ilTorinese pubblicato domenica 14 ottobre 2018
Giorgio Sinigaglia l’ho conosciuto in palestra. Classe 1955. A 24 anni si laurea in Giurisprudenza.  Dopo sei mesi capisce che il suo futuro è all’estero. Quest’ Italia gli sta stretta e amici lo inducono a seguire la sua via. Lui poliglotta non ha dubbi, va via e ci rimane per 31 anni Conosce l’inglese, il francese ed il tedesco. Scherzando mi dice : qualcosa di spagnolo e 5 parole di brasiliano. Di Portoghese, sicuramente ne sa di più di parole. Lui è fatto così, ha il gusto della provocazione, con il pregio di non mandartelo a dire. Dice ciò che pensa senza aver paura di essere in minoranza. Anzi, ne fa un vanto. Qualche spigolo da smussare.  Quando gli chiedo se in Germania era nostalgico dell’Italia mi risponde deciso: chi non è nostalgico del proprio paese. Tornavo ma contento di ritornare in Germania, perché là  le cose funzionano. Come tutti e tutto hanno i loro difetti. Ma con regole applicate si viveva meglio. 
Quando e perché sei tornato?
Da otto anni. Ho dovuto assolvere ai miei doveri di figlio. 
Come ti ritrovi a Torino?
Maluccio, direi… Non mi ci ritrovo in questa continua approssimazione. 
Giorgio è preciso di suo. Capisco. Meglio chiedergli della sua esperienza in Germania. 
Difficile trovare la sintesi dei 31 anni.
Ci provi?
Sì, provo. Ho trovato tutto quello che cercavo. Amicizie, amori e realizzazione nel lavoro.
Ti informo che l’unico difetto reale della situazione tedesca è il clima. La laurea in Giurisprudenza mi stava stretta. Inizio traducendo per un’ assicurazione ma poi mi specializzo in traduzioni cinematografiche. Lavoro anche per la Spd, i socialdemocratici.
Una realtà lavorativa dinamica?
Sì, in relazione con il sindacato, diversamente dall’Italia. Non una palla al piede.
Il rapporto con lo Stato?
Ti racconto due episodi. Primo. Avevo quattro cani e ne ho perso uno. Agitatissimo ho chiesto aiuto chiamando la polizia . Arrivati, invece di aiutarmi mi hanno fatto un sacco di domande. Mi sono spazientito e gli ho sottolineato che il quartiere era pieno di spacciatori . Tempo una settimana e non c’erano più.  Secondo. Ho perso molto lavoro da traduttore dall’Italia. Motivo il cambio tra Marco e Lira, aumentava troppo i costi, dimezzando la mia dichiarazione dei redditi. Mi hanno chiamato e si sono fidati delle mie spiegazioni. 
Cioè facendo il proprio dovere lo Stato fa il suo dovere ?
Proprio cosi.  Ho conosciuto italiani che facendo i furbi hanno dovuto chiudere l’attività.
Ora ti stai impegnando per i 150 anni dalla nascita di Leone Sinigaglia (compositore torinese vittima dell’olocausto – ndr). Perché?
In Germania il suo nome mi “perseguitava”. Tutti mi chiedevano se ero parente.E’ molto conosciuto.
Avete in comune la parentela e l’essere ebrei
Vero. In verità io mi sento più figlio d ebrei. 
Diversità?
Appartengo a una comunità ma non vi aderisco appieno. Leone è vittima dell’olocausto. Noi ebrei siamo anche vittime di noi stessi.
Spiegati. Aggiungiamo all’atavica persecuzione un senso di oblio e di rimozione che ci limita molto.  Capisco… o perlomeno cerco di capire.
Non è facile.
Ti sei appassionato?
Si molto.  Il concerto del 17 ottobre al conservatorio è una tappa. Sicuramente non un punto d’approdo. 
Aggiungo che Giorgio è un ottimo organizzatore. Che, culturalmente parlando,  non guasta mai
Patrizio Tosetto
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