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"Edoardo De Bernardis e Claudia Masoero sono le persone che mi hanno seguita fin dai miei primi anni sui pattini"

Giada Russo, i sacrifici di una vita sui pattini e il sogno a cinque cerchi dell’Olimpiade

di ilTorinese pubblicato giovedì 1 febbraio 2018
“Penso che la vittoria della medaglia d’argento alle spalle di Carolina Kostner mi abbia consentito di ricevere la convocazione da parte della Federazione italiana Sport Ghiaccio”

Giada, quando ti sei resa conto che il sogno olimpico poteva diventare realtà?

L’Olimpiade è il sogno che tutti gli atleti accarezzano durante la loro carriera. Nella prima parte di questa stagione sono riuscita a crescere e ad ottenere buoni risultati nelle competizioni internazionali, ma penso che il momento della svolta siano stati i Campionati italiani a Milano. Dopo il programma corto ho sentito, dentro di me, che poter essere convocata per le Olimpiadi forse non era più soltanto un sogno, ma una realtà che volevo con tutta me stessa afferrare. Penso che la vittoria della medaglia d’argento alle spalle di Carolina Kostner mi abbia consentito di ricevere la convocazione da parte della Federazione italiana Sport Ghiaccio.

Qual è stato il tuo pensiero quando hai ricevuto la convocazione?

Mi sono passati davanti agli occhi tanti momenti, soprattutto quelli difficili nei quali non ho mai pensato di smettere o di lasciare tutto, ma mi sono rialzata e ho ricominciato da capo… poi ho abbracciato i miei allenatori Claudia Masoero e Edoardo De Bernardis che con me hanno costruito questa bellissima opportunità e ho pianto per la gioia. Ho pensato anche che mi sarebbe piaciuto avere accanto il Presidente Franco Masoero, il papà di Claudia, che fondò l’Ice Club Torino e che mi ha sempre sostenuta nel mio percorso. Lo porterò nel mio cuore e so che sarà sempre con me.

A Roma, insieme agli altri atleti, hai incontrato il Presidente della Repubblica Mattarella. Ci parli di questo momento? Qual è il tuo rapporto con le Istituzioni?

Ho incontrato il Presidente della Repubblica insieme agli altri altri atleti per la consegna della bandiera italiana che la nostra nazionale degli sport invernali porterà in Corea. E’ stato un momento molto bello, una festa dello sport. Penso di avere capito, proprio in quegli istanti, la responsabilità e la bellezza di rappresentare la mia Italia in un appuntamento tanto importante come le Olimpiadi. Per quanto riguarda il mio rapporto con le Istituzioni, posso parlare di quelle piemontesi. Lo scorso anno il Presidente del Consiglio regionale del Piemonte Mauro Laus mi ha ricevuta prima che partissi per le Universiadi di Almaty e abbiamo potuto parlare di una passione che ci unisce, quella per lo sport. In occasione di quell’incontro, il Presidente Laus mi ha chiesto di intervenire alla manifestazione “Just the woman I am”, la corsa in rosa a favore della ricerca sul cancro, portando un mio saluto al pubblico. E’ stato un momento molto emozionante parlare davanti ad una piazza San Carlo gremita di persone.

La tua carriera di pattinatrice è partita da Torino e a Torino continui ad allenarti. Ci racconti come è iniziato tutto?

Il mio sogno è iniziato quando il pattinaggio ha fatto incontrare i miei genitori, entrambi iscritti ad un corso per adulti dell’Ice Club Torino. Era nel mio destino che indossassi i pattini. A 4 anni papà e mamma mi hanno iscritta all’Ice Club Torino e la mia prima insegnante è stata Claudia Masoero. Successivamente, a noi si è unito Edoardo De Bernardis. Sono stata campionessa junior a Courmayeur nel 2012, terza a Milano nel 2013 all’esordio in categoria senior alle spalle di Carolina Kostner e di Valentina Marchei, campionessa italiana senior nel 2015 e nel 2016, ancora terza ai Campionati italiani 2017 di Egna e quest’anno ho vinto l’argento, alle spalle di Carolina Kostner. Ho preso parte a due Campionati Europei, ai Giochi Olimpici della Gioventù Europea, ai Mondiali di Shangai 2015 e alle Universiadi di Almaty 2017.

Sei stata flower a Torino 2006 e hai visto pattinare grandissimi campioni come Plushenko, Lambiel. Che cosa pensavi mentre li guardavi? Sognavi la tua gara sotto i cinque cerchi?

Anche per diventare flower ho dovuto affrontare una selezione. In quei momenti ho potuto vedere sul ghiaccio campioni immensi che hanno scritto la storia del pattinaggio ed è stata un’esperienza bellissima. Tuttavia, non ho mai pensato alla mia gara a cinque cerchi fino a quest’anno, fino al momento in cui si è diventata realtà.

Le coreografie dei tuoi programmi sono realizzate da un altro torinese, un coreografo apprezzato a livello internazionale, Edoardo De Bernardis. Ci parli del vostro rapporto e di come nascono i tuoi programmi?

Edoardo De Bernardis e Claudia Masoero sono le persone che mi hanno seguita fin dai miei primi anni sui pattini. Edoardo ha creato per me programmi straordinari e questo è stato riconosciuto a livello internazionale da nomi di spicco nel panorama del pattinaggio come Tatiana Tarasova. Anche ai recenti Campionati Europei di Mosca 2018 ho ricevuto molti complimenti per le coreografie dei programmi di questa stagione. Edoardo è un coreografo raffinato, una persona che non lascia nulla al caso, che ama giocare sulle contrapposizioni e che sceglie accostamenti di musiche straordinari. Lavorare con lui è impegnativo, ma anche appagante.

Giada Russo e la sua allenatrice, Claudia Masoero…

Claudia è una seconda madre per me. Con lei ho mosso i primi passi sui pattini, ho affrontato le prime competizioni e ho condiviso vittorie e sconfitte. Non potrei immaginare le mie giornate senza di lei.

Giada, tu sei uno dei talenti che ha deciso di rimanere in Italia e di crescere qui nella tua Torino. Ci parli del rapporto con la tua città?

Torino è una città bellissima, una città tutta da scoprire, ricca di bellezze artistiche e culturali incredibili. Sono stata fortunata a potermi allenare qui, seguita da un gruppo fantastico e preparato. Molti ragazzi, sia nel mondo dello sport che, in generale, in quello lavorativo, hanno dovuto trasferirsi all’estero e lasciare la propria casa, la propria famiglia e l’Italia rappresenta un grande sacrificio.

Marco Travaglini

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