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Massimo Iaretti al convegno di Quagliuzzo

Fusioni di Comuni, i motivi del no

di ilTorinese pubblicato domenica 14 aprile 2019

“Prima di entrare nel merito dell’argomento vorrei fare una premessa. Non siamo contrari per principio alle fusioni, siamo contrari a quelle fusioni che avvengono senza il coinvolgimento effettivo della popolazione e all’impostazione della legislazione regionale piemontese in materia perché allo stato sono sufficienti le delibere di intenti dei consigli comunali, magari frutto di decisioni di vertice, per avviare senza correttivi un processo che porta poi all’istituzione del nuovo comune con legge regionale”. In queste battute di Massimo Iaretti, presidente del MovimentoProgetto Piemonte-MPP e portavoce del Comitato Autonomia Piemont sta tutto il significato del convegno che si è svolto venerdì sera nella suggestiva cornice del Museo Fossilefero (l’ex chiesa della Purificazione di Beata Maria Vergine, proprietà della Diocesi di Ivrea, in comodato al Comune) di Quagliuzzo su “Fusioni di Comuni – I motivi del no’. Davanti ad oltre trenta persone, dopo un breve cenno di saluto del sindaco Ernesto Barlese, Iaretti ha spiegato le motivazioni dell’incontro, il primo di una serie sul territorio subalpino per spiegare quali siano le motivazioni che dovrebbero (salvo, naturalmente, la scelta delle popolazioni che in democrazia è sovrana) portare a dire no ad una fusione, preferendo piuttosto le unioni. “Ho vissuto in questi comuni un’esperienza positiva – ha detto – come consigliere comunale a Parella sino al 2014 e capogruppo delle minoranze nel gruppo Pedanea. Ero e sono un unionista convinto piuttosto che un fusionista”. Ha poi preso la parola Andrea Riva, già consigliere comunale a Cuccaro Monferrato, comune che si è ‘fuso’ con legge regionale di quest’anno con Lu nel nuovo ente locale che si chiama Lu Cuccaro Monferrato che andrà a votare per il nuovo consiglio comunale il 26 maggio prossimo. Riva ha, con la competenza di chi sa leggere i bilanci, espresso le motivazioni per le quali non sarebbe opportuna una fusione, ovviamente fatti i dovuti distinguo, soprattutto quando come nel caso di quella che ha vissuto in prima persona la popolazione di un paese ha espresso un parere nettamente contrario. Anche in questo caso è venuto un netto no alle decisioni di vertice. Si sono poi succeduti alcuni interventi del pubblico (una trentina di persone tra cui alcuni sindaci ed amministratori dei comuni della zona) a partire da quello di Marco Bollettino, sindaco di Parella e presidente dell’Unione dei comuni Terre del Chiusella che sta portando avanti una proposta di fusione tra i comuni di Parella, Quagliuzzo e Strambinello. Bollettino ha contestato alcuni passaggi dell’intervento di Riva, sotto l’aspetto delle cifre, evidenziando piuttosto che i tre comuni, piccoli e contermini tra loro, insieme potrebbero offrire servizio migliori e più razionali con un utilizzo ottimale del personale, mantenendo anche i municipi, punto – quest’ultimo – sul quale sia Iaretti che Riva hanno obiettato che, se così fosse, non si realizzerebbe alcuna economia di scala. Poi Domenico Ferraro, già sindaco di Quagliuzzo, ha sottolineato il fatto che la fusione eviterebbe un’impasse come nel caso delle Unioni dove nessuno vuole fare il passo indietro sulle questioni di base ma ha pure evidenziato la necessità di un coinvolgimento attivo delle popolazioni. Carlo Comoli del Comitato Autonomia Piemont ha posto l’accento sul fatto che da un lato lo Stato riduce al minimo i passaggi tra i contributi e dall’altro investe 12 milliardi per ripianare il debito di Roma Capitale. “Non capisco poi perché qui si vogliano tagliare i piccoli comuni – ha evidenziato – quando in Francia ci sono sei comuni fantasma, la cui popolazione è stata cancellata dalla battaglia di Verdun della prima guerra mondiale, che continuano ad esistere lo stesso, con un consiglio comunale con tanto di sindaco nominato dal prefetto”. A chiudere i lavori è stato Iaretti con una promessa: “Azioni concrete verso il nuovo Consiglio regionale ed il nuovo governo regionale per cambiare la legge sulle fusioni di comuni e renderla più democratica ed aderente ai desideri delle popolazioni, sul modello di altre realtà regionali”:

 

 

 

 

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