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Il Papa è stato fra gli ultimi pellegrini dell’Ostensione che ha chiuso dopo quasi due mesi portando un milione e mezzo di fedeli. Sono tanti ma meno delle aspettative

Miracolo a metà, Francesco non moltiplica il popolo della Sindone. Ma Renzi “santifica” Piero & Sergio

di ilTorinese pubblicato domenica 28 giugno 2015

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Il Matteo nazionale non si è risparmiato negli elogi alle “virtù sabaude” che lui vede rappresentate plasticamente dallo ieratico Fassino ma anche dal più affabile Chiamparino, la coppia d’assi che, per un Pd in profonda crisi d’identità e ora anche di voti, viene presentata come il meglio che il partito possa esprimere a livello amministrativo

 

Per Torino si chiude una settimana vissuta sulla cresta dell’onda. La due giorni di Papa Francesco è stata un momento indubbiamente eccezionale, perché era la prima volta che il pontefice “venuto da lontano” tornava nella terra della quale si è dichiarato “nipote”. Dopo essersi preoccupati – forse troppo – dei disagi per il traffico, i torinesi si sono immersi nel clima entusiastico del pellegrinaggio, anche se – come confermano i dati sul consumo di acqua – molti hanno preferito fare una capatina in Riviera. 

 

Francesco ha trovato il modo di infilare una serie di incontri che hanno accontentato un po’ tutti: dai Valdesi, per uno storico abbraccio, al Cottolengo; dalla Chiesa di S. Teresa, dove si sono sposati i suoi nonni, alle Molinette; dai Salesiani, nel bicentenario, ai parenti attovagliati con lui in arcivescovado. Alla fine a essere scontente sono state le fondazioni bancarie, che non hanno avuto l’invito per l’incontro riservato alle autorità. A quanto pare mons. Nosiglia si sarebbe legato al dito il “niet” ricevuto alla richiesta di un obolo per le spese organizzative.

 

Naturalmente non è mancata la visita al Sacro Telo in Duomo, motivo principale del viaggio. Il Papa è stato fra gli ultimi pellegrini dell’Ostensione, che ha chiuso dopo quasi due mesi, portando davanti alla Sindone un milione e mezzo di fedeli. Sono tanti ma corrispondono ad appena la metà delle aspettative e dei posti disponibili. Forse ha nuociuto il fatto che siano passati solo cinque anni dalla precedente Ostensione, forse ha fatto ombra l’indizione del Giubileo, forse la crisi o le minacce di attentati terroristici che alcuni giornali avevano ventilato. Gli stessi media che oggi si affannano a moltiplicare di mille in mille le persone accalcate per il Papa: le stime variano da 100mila a un milione, manco si trattasse di uno sciopero confederale!

 

Proprio l’ultimo giorno dell’Ostensione è arrivato anche il premier Renzi, che è riuscito a inserire una visita lampo in Duomo, dopo il Museo Egizio e appena prima di involarsi per Courmayeur dove ha inaugurato l’avveniristica cabinovia del Bianco. Toccata e fuga, ma che non è passata inosservata, perché il Matteo nazionale non si è risparmiato negli elogi alle “virtù sabaude” che lui vede rappresentate plasticamente dallo ieratico Fassino ma anche dal più affabile Chiamparino, la coppia d’assi che, per un Pd in profonda crisi d’identità e ora anche di voti, viene presentata come il meglio che il partito possa esprimere a livello amministrativo.

 

Elogi un po’ propagandistici che, per esempio, dimenticano come la Torino meravigliosa apparsa agli occhi di Renzi sia il frutto di una trasformazione che ha radici nel grande sforzo di rilancio messo in atto tra la fine del secolo scorso e i primi anni del nuovo, quando si decise di restaurare la Reggia di Venaria, e farla diventare quello che è, di sostenere il movimento Slow Food e puntare sul Salone del Gusto, di correre l’avventura delle Olimpiadi invernali, vincendo la nomination e realizzando l’evento che ha fatto conoscere al mondo intero l’offerta turistica e culturale della regione. Queste, e altre scelte, maturate in un contesto di concordia istituzionale tra Comune di sinistra e Regione di centrodestra guidata da Enzo Ghigo, che non ha più avuto riscontro dopo l’ascesa della “zarina” Bresso ai vertici di piazza Castello.

 

Per cui oggi Fassino e Chiamparino godono di una visibilità e di risultati frutto dell’impegno di molti. Il fatto che adesso queste persone non siano più sulla ribalta non è una buona ragione per dimenticarne i meriti. Ma forse l’elogio del segretario fiorentino conteneva un boccone avvelenato per il duo sabaudo, come dire: siete così bravi nel mestiere di sindaco e presidente che questo dovete continuare a fare, senza farvi venire in mente sogni di gloria, a Roma o altrove. Inchiodandoli al loro posto fino alla pensione.

 

(Foto: il Torinese)

Ghinotto