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UOMINI E ANIMALI: E’ "AMORE VERO" NEGLI SCATTI DI MARILAIDE GHIGLIANO ESPOSTI ALLA "SABAUDA" DI TORINO

Frammenti di un bestiario amoroso

di ilTorinese pubblicato mercoledì 21 febbraio 2018

FINO AL 27 MAGGIO

Afghanistan, dintorni di Kandahar, 1974. Un giovane afgano, turbante nero intorno al capo e tunica lunga secondo gli usi locali, tiene dolcemente fra le mani una colomba bianca. Il becco gli sfiora appena il labbro inferiore, mentre il giovane ha lo sguardo fisso nel vuoto. Non si guardano, ma fra i due s’intuisce una strana misteriosa complicità di sensi. A migliaia di chilometri di distanza, siamo in Spagna, dintorni di Santiago, 1977. Sull’uscio di casa una tenera vecchietta gioca insieme al gatto con un bastoncino: due solitudini che s’incrociano

affettuosamente in un refolo di giocosa minuta quotidianità. E poi c’è la bimba nepalese seduta sullo scalino di una strada che ride di gusto accanto a un batuffolo di cagnolino, suo compagno di giochi e certo di birichinate; totalmente in contrasto con l’impeccabile signora english attorniata dalle oche in un giardino della City. Sono in tutto 46 gli scatti fotografici esposti dalla nota fotoreporter Marilaide Ghigliano nelle sale dello “Spazio Scoperte” della “Galleria Sabauda” di

Torino. Di origini cebane, la Ghigliano inizia la sua attività negli anni Settanta, incentrandola inizialmente sul tema della condizione femminile e dell’infanzia nei Paesi del Sud del Mondo, derivandone diverse mostre e collaborando per alcuni anni con la Soprintendenza per i Beni Storici e Artistici del Piemonte. Realizzate fra il 1974 e il 2010 in un curioso e attento girovagare fra Europa, Asia e Africa, le fotografie oggi esposte alla “Sabauda” vogliono invece essere una documentazione – spesso curiosa spesso suggestiva sempre di immediata carica poetica – più che di “fatti” di “sentimenti”, incentrati sull’importanza degli animali nella vita dell’uomo e sull’amorosa liaison che ne deriva. O, meglio, che sempre dovrebbe derivarne. Dai cani ai gatti agli asini alle oche, così come ai gabbiani (che volteggiano in cerca di cibo sulla spiaggia deserta di Celle Ligure, sotto gli occhi incantati del bimbo che tiene forte la mano della nonna) fino alle colombe ai cavalli e alle mucche: sono un ricco campionario di emozioni i soggetti catturati dal teleobiettivo della Ghigliano, con discrezione e senza messa in posa, facendoci ben

capire “che con nessuno – come sottolinea Giovanna Galante Garrone, curatrice della mostra – si è liberi negli affetti come con gli animali”. Amore puro, totalizzante, senza finzioni. Come quello che Maria de los perros riserva ai “suoi” cani. Maria vive ad Antequera, in Andalusia, è una donna senza età, piegata dagli stenti e dalle privazioni. In foto la vediamo seduta su un muretto, gli abiti sdruciti, accanto a tre cani, tre dei diciotto che ogni giorno tenta – come può– di sfamare. “Solo due sono suoi – racconta Marilaidegli altri sedici sono ‘abusivi’. Maria ormai parla solo con i cani o ‘di’ cani. Il resto della sua vita è confuso, non ha più nemmeno ricordi. Di lei non è sopravvissuto altro che la capacità di amare”. Con la stessa passione che da sempre lega Marilaide Ghigliano al mondo animale, mirabilmente raccontato dai suoi storici calendari con immagini di cani e gatti, tutti assolutamente senza pedigree e protagonisti anche di varie mostre fra cui la recente “Scatto felino” (Mondovì, 2017): immagini rigorosamente in bianco e nero, il modo “più efficace per comunicare in modo diretto, senza distrazioni, e per esplorare, attraverso i tagli di

forma e luce, l’anima di persone e animali”. In modo istintivo. Perfino casuale. Perché Ghigliano, ha scritto bene la storica dell’arte Adalgisa Lugli “è una sorta di miracolata dello strumento che usa, dal quale è sorprendentemente libera, spontanea, slegata. Lavora viaggiando, guardando con una sorta di amore trasversale per le cose così poco classificatorio”. Vincente e suggestiva anche l’idea di arricchire la mostra alla “Sabauda”, con due importanti opere secentesche del bolognese Carlo Cignani: “Adone” e “Venere e Cupido”. Opere che facevano parte della quadreria del principe Eugenio di Savoia – Soissons perfettamente inserite nella tematica della rassegna, con Adone rappresentato nell’atto di accarezzare amorevolmente il suo cane, compagno di tante battute di caccia, e Cupido – cui Venere ha sottratto l’arco – che abbraccia una coppia di candide colombe simbolo di legame amoroso e fede eterna. E ancora un consiglio. Prima di lasciare la mostra, mettetevi bene in memoria gli occhietti parlanti del cagnolino portato a spasso nello zaino dal suo amico “padrone”. E come allora non dar ragione a tal Victor Hugo? “Fissa il tuo cane negli occhi – diceva il padre del Romanticismo francese – e tenta ancora di affermare che gli animali non hanno un’anima”.

Gianni Milani

“Frammenti di un bestiario amoroso”

Galleria Sabauda- Spazio Scoperte, piazzetta Reale 1, Torino; tel. 011/5211106 – www.museireali.beniculturali.it

Fino al 27 maggio

Orari: dal mart. alla dom. 8,30-19,30