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LA STATUA DELLA LIBERTA’ E’ UN “PLAGIO” DI UN’OPERA FIORENTINA?

di ilTorinese pubblicato sabato 22 settembre 2018

La Statua della Libertà è probabilmente uno dei monumenti più famosi al mondo ed è senza dubbio il simbolo più rappresentativo della città di New York e degli interi Stati Uniti d’America. Con i suoi 93 metri d’altezza, è visibile a 40 km di distanza e si erge come un imponente “biglietto da visita” per il visitatore che si appresti ad entrare nel Paese.L’opera, inaugurata nel 1886, fu donata dalla Francia agli Stati Uniti d’America, non solo in quanto le due nazioni erano storicamente alleate, ma anche perché, nell’imminenza del centenario delle rispettive rivoluzioni francese ed americana, si voleva ricordare l’impegno profuso da questi due popoli nella lotta per la conquista dei diritti fondamentali del cittadino.La Statua della Libertà fu realizzata dallo scultore francese Frédéric Auguste Bartholdi, con la collaborazione di Gustave Eiffel (noto anche per la torre parigina che porta il suo nome), che si occupò in particolare di progettare gli interni dell’immensa opera. Il genio creativo di Bartholdi è stato giustamente celebrato in tutto il mondo, ma sarà stata tutta farina del suo sacco? Nella bellissima basilica di Santa Croce a Firenze si trova una splendida scultura che ricorda moltissimo, soprattutto nella posa della figura femminile, il celebre monumento americano. L’opera si chiama “Libertà della Poesia” ed è stata realizzata tra il 1870 ed il 1883 e dunque solo qualche anno prima rispetto all’inaugurazione della Statua della Libertà. Il suo autore, lo scultore Pio Fedi, all’epoca in cui lavorava all’opera scultorea, era già all’apice della sua notorietà, avendo appena ultimato il suo ultimo capolavoro (il famoso “Ratto di Polissena”), che aveva avuto l’onore di essere collocato sotto la Loggia de’ Lanzi in Piazza della Signoria, in compagnia di altre stupende opere d’arte realizzate da artisti di tutte le epoche. Data la riconosciuta bravura dello scultore italiano, Pio Fedi ebbe anche l’onore di realizzare una scultura che rappresentasse un’allegoria della poesia e che sarebbe stata collocata, come in effetti è avvenuto, sopra la tomba del drammaturgo italiano Giovan Battista Niccolini, deceduto circa dieci anni prima e sepolto nella basilica di Santa Croce. Il destino ha voluto che, in quegli anni, si trovasse a Firenze lo scultore francese Bartholdi, il quale visitò l’Italia in più occasioni, soprattutto per combattere, a fianco di Garibaldi, nelle file dei franchi-tiratori durante la guerra franco-prussiana. Si sa per certo che Bartholdi si trovava a Firenze nel 1875, poiché è stata ritrovata una lettera che lo stesso scultore aveva scritto alla madre quell’anno. E’ altamente probabile che uno scultore straniero come Bartholdi, trovandosi a Firenze e visto il clamore suscitato dall’opera che il “collega” Pio Fedi stava realizzando, non abbia resistito alla tentazione di dare un’”occhiata” al lavoro dello scultore italiano e, con l’occasione, di studiarne i dettagli. Del resto, al di là delle differenze di dimensioni e di materiali utilizzati dai due artisti, la somiglianza tra le due statue è strabiliante ed induce a pensare che Bartholdi, quantomeno, abbia preso ispirazione dall’opera italiana. A ben vedere, infatti, entrambe le statue rappresentano una figura femminile con una corona in testa (quella di Pio Fedi è composta da otto raggi, mentre quella newyorkese ne ha solo sette), entrambe hanno il braccio destro sollevato, sebbene la statua italiana tiene nella mano una catena spezzata, mentre nella statua della libertà americana la figura femminile tiene in mano una fiaccola (le catene invece la statua americana le ha ai piedi); il braccio sinistro della statua italiana è abbassato e culmina con una ghirlanda d’alloro, simbolo della poesia, mentre la Statua della Libertà ha anch’essa il braccio sinistro abbassato ma tiene in mano il libro della dichiarazione di indipendenza americana. Entrambe le statue, infine, indossano una lunga toga e poggiano su un piedistallo. E’ plagio o semplice casualità?

Davide Longo 

 

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