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Il Grande Basket visto dalla curva

FIAT TORINO – TRENTO: una partita quasi completa…

di ilTorinese pubblicato martedì 1 maggio 2018

Si poteva vincere, si poteva dimostrare qualcosa a tutti, si poteva battere chi, invece di giocare a quello che Naismith definiva Basketball cioè un gioco senza contatto e penalizzante ogni aggressività eccessiva, fa proprio della difesa con aggressività al limite della violenza la sua arma in più, e si poteva fare anche altro, ma non si è riusciti

La FIAT Torino, finché la condizione fisica glielo ha permesso, sopperendo con le qualità individuali sembrava poter avere la meglio del gruppo di superatleti di Trento. Sutton sembra una statua, ma di quelle “grosse” e gli altri non sono così tanto meno. Ma Torino, con il fioretto di Garrett (e anche la sua follia…cestistica), con i tiri di Washington, con la forza di Mbakwe, e la precisione del redivivo Jones stava andando alla grande. Anche Mazzola aveva intrapreso la strada della buona partita, così come anche Sasha stava andando, seppur a corrente alternata, in buona direzione. Ma quasi sul traguardo, le energie si spegnevano mentre gli atleti in maglia nera, sembravano aver appena concluso il riscaldamento e sembravano pronti a giocare per altri 60’. E siamo giunti nuovamente alla ennesima sconfitta in volata. Torino potrebbe avere 10 punti in più se avesse vinto le gare punto a punto: Cantù, Pistoia, Milano, Bologna e Trento sono sconfitte degli ultimi due minuti… . Certo che a questo momento del campionato, si parlerebbe di un’altra squadra e gli insulti e gli improperi che ogni volta qualche persona di dubbia parentela con il genere umano regala a tutta la “squadra” di Torino sarebbero ancora nei meandri del proprio cervello arrabbiato.

Però, non è andata così. E bisogna riflettere. Sicuramente la condizione fisica è da rivedere, perché gli ultimi minuti senza lucidità sono sinonimo certo di eccessiva stanchezza durante la partita perché le scelte non sono state proprio perfette… ma si poteva fare lo stesso. E’ stata una stagione difficile, degna di un “reality” di alto livello, con continui scossoni emotivi che non potranno altro che fare crescere una società che comunque ha nella sua “giovane età” il limite ed il vantaggio allo stesso tempo.Ma è la città di Torino che deve dare una lezione ad una Italia cestistica che sembra proprio non desiderarci. Un esempio per tutti: Reggio Emilia ha gli stessi punti della FIAT Torino. Commenti entusiasti dei commentatori televisivi, esaltazione dei suoi giocatori (Della Valle, Reynolds, White, Julian e il “nostro” Chris Wright) pubblico che si trova al palasport ad esultare come se avesse sempre vinto. Torino ha vinto una coppa Italia, pur se “disastrata” ha gli stessi punti, ha anche superato il turno di eurocup, ma per tutti è un fallimento… . Che dire?

La stampa ufficiale attende sempre un errore per poter dare una notizia ad effetto. In un vecchio Topolino Zio Paperone, editore del Papersera, diceva che un cane che morde un uomo non fa notizia mentre un uomo che morde un cane fa vendere. A parlare bene non si diverte nessuno, ad urlare in malo modo l’esercito dei “iotifocontro” va in estasi. E’ passato inosservato il tuffo di Vujacich per recuperare la palla a metà campo, così come Trevor a pedalare su una “inquietante” bici pur di entrare in campo, e altre piccole cose, come il ragazzo della nostra squadra, …, diciamo quello più giovane, che arriva in pullman al palazzetto: roba di altri tempi! In quale mondo dello sport di serie A dei “grandi” si può raccontare via video di aver giocato con chi ha vinto anelli NBA giocato in Eurolega e in nazionale eppure restare così semplici da arrivare in Pullman!!! Questa è Torino: tutto e il contrario di tutto. I tifosi sono disorientati: chi si arrabbia, chi è deluso, chi non cambierebbe una virgola considerata la vittoria in coppa Italia, chi si chiede cosa succederà il prossimo anno.

E’ chiaro, le aspettative erano altre, ma in tre anni di serie A non sono tante le squadre che hanno fatto di più di Torino. Siamo sicuri che si poteva fare di più, ma non si è sicuri che le scelte tecniche fossero così sbagliate, semmai, si dovrà valutare di stare più attenti all’alchimia degli elementi da amalgamare insieme considerando tutti i fattori che li caratterizzano.Ma in epoca lontana, si cercava di trasmutare il piombo in oro. In oro proprio completo non siamo ancora riusciti, ma l’oro vero l’abbiamo raggiunto, almeno il 18\02\2018. Ora si tratta di togliere le fuliggini che hanno offuscato la sua brillantezza e ripartire al meglio. Ci sono ancora due partite: invece di insultare, sarebbe bello prendere esempio da quelle piazze, dove conta sempre vincere, ma anche riuscire ad essere quello che è giusto essere: osservatori appassionati e tifosi veri.E’ andata benissimo e poi è andata male: equilibrio dovrebbe essere la parola d’ordine. Per tutti e per il futuro. Gli errori ci sono stati. Forse ci saranno ancora: ma noi, speriamo che ce ne siano meno. E l’esperienza è un piatto che costa e cuoce a fuoco lento.

Paolo Michieletto

 

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