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Il Grande Basket visto dalla curva

FIAT TORINO BASKET:  cosa resterà di questo anno storico?

di ilTorinese pubblicato mercoledì 16 maggio 2018

Si è conclusa una stagione, si è conclusa e alcuni rimpianti è ovvio che ci siano, visto anche l’indegno spettacolo dei playoff attuali, dove si vede poca roba divertente e tanti “errori” arbitrali sempre molto discutibili, e dove si gioca a porte chiuse una partita senza senso… ma non sono problemi nostri e non ci interessano , ma se fossimo stati lì, sicuramente non avremmo fatto torto a nessuno e forse, anche con questa squadra. Ma passiamo oltre e curiamoci dei nostri sentimenti. Cosa resta a tutti noi di questa annata? Perché non provarci per scuotere di dosso quello che noi dimentichiamo di avere sopra, cioè la polvere del “non ricordo” e aprire la mente ai momenti vissuti insieme? Non in ordine di importanza né di tempo, io “oso” proporre alcuni di quelli che a mio personale parere hanno lasciato il segno. Cominciamo con il tifoso solitario a Kazan! Un solo tifoso un solo sostenitore ma un momento bello e divertente di una passione unica verso una squadra. Un’immagine con il sorriso! Il giro di corsa della squadra nel palazzetto con la Coppa Italia in mano prima della partita con Capo d’Orlando. L’espressione di Washington dopo una schiacciata al volo clamorosa contro Pistoia e la volontà perenne sul suo volto durante le partite (e della pettinatura, che dire?). Valerio Mazzola, forse il più elegante ed educato giocatore di basket in Italia   che quest’anno riceve il premio fair play per quel che ha fatto soccorrendo un avversario in partita e tutte le azioni che fanno di lui un giocatore vincente e importante per l’annata di Torino. Lo sguardo di intesa più bello dell’anno tra Diante Garrett e Paolo Galbiati nella finale con Brescia per non perdere la calma e ripartire con la forza giusta per vincere la finale. Aver tenuto a 59 punti Milano nella partita in casa contro di loro. Il primo tempo contro lo Zenit San Pietroburgo in trasferta. Lo sguardo di Davide Parente sempre in campo con la mente per aiutare i compagni anche quando non giocava. David Okeke che con la sua sfortuna aveva comunque giocato momenti decisivi in questa annata e che da bordo campo non ha mai smesso di stare con i suoi compagni. I canestri da tre punti forzatissimi di Sasha Vujacich che resteranno nella mente per quel che poteva essere con maggiore continuità. Tutti i nostri tifosi in trasferta che si uniscono e tifano uniti per la nostra squadra ovunque si trovino, da Kazan a Zagabria, da Milano a Capo d’Orlando, e che fanno personalmente venire un sorriso al cuore quando li si vede in TV o dal vivo. E il poropporoppopò, poropporoppoppero, poroporoppoporoporoppopòporoppopo’ che nessuno ci ha ancora “fregato” di esultanza durante le partite! Lamar Patterson che tira da quasi fuori campo un tiro da tre e segna, così come il già menzionato tiro al volo all’ultimo secondo e anche i 15 punti nel primo quarto contro il Bayern… I crossover in palleggio di Garrett e le sue rimesse contro i giocatori avversari con canestro segnato. La maschera gettata via, il tiro da tre punti di Peppe Poeta contro Brescia in finale e la sua intervista indimenticabile subito dopo in tv. Mbakwe, le sue schiacciate e la sua stoppata contro il Levallois a Parigi a cancellare un tiro importante nel finale e, soprattutto, il suo splendido sorriso. Le triple di Jones e la sua qualità da ricordarsi perché quando è\era in serata non sbaglia nulla. E anche se un po’ finita in maniera non gradevole l’avventura con lui, però il tiro in controtempo contro Cremona da tre di Vander Blue resta un’icona, così come la sua difesa su Moss sull’ultimo tiro. Così come i tre tiri “ostinati” di Bongou Colo’ in finale che ci hanno permesso di ripartire e vincere. La partita contro il Bayern Monaco di Antonio Iannuzzi che ha fatto sperare nella ritrovata “garra” del nostro lungo….

Probabilmente vince su tutte l’azione della vittoria contro Brescia con la palla recuperata da Washington, contropiede e lay-up di Sasha. Le facce emozionate e piangenti al termine della partita con Brescia della finale di Coppa Italia con tutti, chi dal vivo chi sul divano a piangere di commozione totale e increduli. L’arrivo a Porta Susa della squadra, come ai tempi antichi dello sport. E’ vero, molte emozioni sono per la vittoria in Coppa Italia, perché negarlo. Ma non sono solo in quella sede. Sono anche nel fatto che nonostante tutto ciò che è successo, all’ultima partita, con la finale di Coppa Italia di calcio in contemporanea, la gente, quella vera che poteva esserci c’era ed ha ringraziato tutti. Perché a criticare e a distruggere sono capaci in tanti. A comprendere che si può fare meglio sono “abbastanza”, ad apprezzare ciò che è stato fatto per poter “piangere” ed esultare tutti insieme sono molto pochi. Ma per quei pochi, che non mollano mai, dirigenti, atleti e tifoseria al completo, vada il nostro grazie per un anno che non ci sarebbe stato senza ognuno di voi, o forse, senza ognuno di noi.

Paolo Michieletto

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