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Se l’esame deve esserci dev’essere fatto con tutti i crismi. E’ una prova di vita come diceva Giorgio Amendola

Esami di maturità al via. Ma “buona scuola” non significa promuovere proprio tutti

di ilTorinese pubblicato mercoledì 21 giugno 2017

di Pier Franco Quaglieni

Iniziano oggi gli esami di Stato, un tempo esami di maturità. Sul sito del ministero un errore di ortografia rende bene lo stato  confusionale che regna  ai vertici del ministero retto dalla assistente sociale senza laurea Fedeli. Anche Croce, ministro della PI nel 1920, non aveva la laurea,ma era un po’ diverso dalla signora Fedeli

L’esame di Stato,sancito dalla Costituzione, in tutte le sue diverse formulazioni da Sullo,a Berlinguer,da Gelmini a Fedeli ha solo peggiorato la situazione. Si devono promuovere tutti: questo è l’ordine di scuderia. I presidi si sentono chiamati a far sì che nel loro istituto non ci siano bocciati, pensando che questo sia un fiore all’occhiello della scuola loro affidata,mentre la mancanza di  selezione rende totalmente inutile l’esame che,in queste condizioni,andrebbe abolito. E induce gli allievi a non studiare adeguatamente perché intanto alla fine verranno promossi.Un esame sempre più facile,se si esclude i tentativo di Gelmini,non andato in porto per la selvaggia opposizione dei sindacati. Fedeli cerca,da sindacalista, di riportare nella casa del PD i professori che non lo votano più. La buona scuola renziana si è rivelata uno slogan. Il danno provocato dal ’68 ha desertificato gli studi,ha infranto le regole,ha introdotto il facilismo,ha sfornato docenti non all’altezza. Un danno che De Felice calcolava in mezzo secolo.  Ma era troppo ottimista.Oggi  si celebra Don Milani che con il suo libello ha dato alla contestazione una bandiera per colpire università,scuola,professori. Soprattutto quelli della Scuola di Stato che è scuola di tutti. La categoria non è un gan che,forse non è mai stata un gran che,ma aveva un ruolo sociale riconosciuto,quello di professori.Anche il ruolo è stato abolito,adesso sono “a tempo indeterminato”,con un colpo di mano dei sindacati che hanno cancellato gli effetti dei pubblici concorsi effettuati. Oggi alcuni prof. fanno pensare,come diceva un mio amico,più ai profumieri o ai profughi d’Africa, una battuta ingiusta,ma che ha un fondo di verità.

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I giovani in parte sono vittime di docenti sfaticati, privi di preparazione disciplinare e professionale ,demotivati.Essi tengono a bada il gregge,facendolo socializzare. Compito della scuola non è la socializzazione ma quello di istruire. Si è persino parlato di “sapere minimo” come obiettivo,quasi il minimo sindacale.  Ma ,se l’esame deve esserci, dev’essere fatto con tutti i crismi. E’ una prova di vita, diceva Giorgio Amendola, molto meno difficile delle prove che i giovani dovranno affrontare nel corso della loro esistenza. Devono abituarsi alle prove. Certo ,ci vuole equilibrio nel giudicare i giovani,ci vuole anche comprensione. Ma il todos caballeros, il tutti promossi è un grave errore. All’Università ci troviamo allievi impreparati, la media è diventata  una scuola elementare, il liceo una  scuola superiore,l’Università è stata liceizzata. E poi ci si lamenta se l’Università italiana non è competitiva e gli italiani vanno a studiare all’estero. Quelli che possono farlo,ovviamente. I veri sacrificati ,le vere vittime sono i giovani privi di mezzi,i figli della povera gente, che prendono un foglio di carta non spendibile perché non qualificato e devono accontentarsi di mestieri sottopagati e precari. Io ho conosciuto studenti universitari che facevano errori di italiano nello scrivere. E poi,per darsi un tono, nelle Università italiane si vogliono tenere lezioni in inglese. Letteratura francese  in inglese,con lettura di Proust,di per sé intraducibile in altre lingue , in inglese.Magari Dante in inglese. Un non senso. In queste condizioni non c’è futuro per i nostri studi. Se si guarda a don Milani e non a Rosario Romeo o a Federico Chabod il futuro continuerà ad essere nero. Ovviamente gli auguri di prammatica ai maturandi vanno fatti. Ma dicendo loro la verità.