Home » LIFESTYLE » Eraldo Monzeglio, calciatore in camicia nera
Morì a Torino il 3 novembre 1981

Eraldo Monzeglio, calciatore in camicia nera

di ilTorinese pubblicato sabato 27 dicembre 2014

monzeglio

Due volte campione del mondo. Poi a fine carriera allenatore e direttore tecnico sino agli anni Settanta quando chiuse la sua carriera oltre confine, a Chiasso in Svizzera, fu anche sulla panchina della Juventus, subentrando nella stagione 1963/64 a Paulo Amaral. E amico vero della famiglia Mussolini. Casale gli dedica una via

 

La giunta di Casale Monferrato, recentemente super – impegnata nella lotta all’amianto, ha trovato il tempo di intitolare alcune nuove vie della città. E una di queste è legata ad un personaggio di primo piano nella vita sportiva del Paese,  Eraldo Monzeglio. Calciatore di fama internazionale, nato nel 1906 a Vignale Monferrato (all’epoca non era ancora il “Paese della danza”) fu campione d’Italia con il Bologna negli anni Venti, poi due volte campione del mondo, come difensore della Nazionale di Vittorio Pozzo a Roma nel 1934 e a Parigi nel 1938. Poi a fine carriera allenatore e direttore tecnico sino agli anni Settanta quando chiuse la sua carriera oltre confine, a Chiasso in Svizzera, passando anche per Torino dove fu sulla panchina della Juventus, subentrando nella stagione 1963/64 a Paulo Amaral. Morì  a Torino il 3 novembre 1981.

 

Ma Eraldo Monzeglio fu anche fascista, ed intimo di Benito Mussolini e della sua famiglia, in particolare anche i figli.  Con il duce giocava anche a tennis, altro sport di cui era diventato istruttore. E come tale lo seguì anche a Salò, come recita questo brano estrapolato da un articolo pubblicato sul Corriere della Sera alla metà degli anni Novanta: “Eraldo Monzeglio, rimasto dai Mussolini fino all’ ultimo giorno. Monzeglio viveva a Villa Feltrinelli, mangiava a tavola con Rachele (Mussolini non veniva per pranzo, prendeva qualcosa sulla scrivania del suo ufficio alla Villa Orsoline, duecento metri piu’ in la’ ). Rachele lo mandava a Verona a procurare l’ olio e il burro fuoritessera, il famoso terzino era diventato l’ uomo tuttofare della famiglia”

 

Fin qui nulla di male, avere delle idee non è peccato. Ma è davvero singolare che l’amministrazione comunale di Casale, guidata da Titti Palazzetti, sindaco sostenuto dal centro – sinistra, abbia assegnato a ricordo di Monzeglio una vita, con una delibera  dell’11dicembre scorso, accogliendo il parere positivo espresso dalla commissione toponomastica. Eppure due anni orsono quando l’amministrazione di centro – destra, guidata da Giorgio Demezzi,  dopo un altrettanto parere favorevole della commissione toponomastica, aveva deciso di intitolare una via (poi vennero scelti i giardini davanti all’ospedale Santo Spirito) a Ugo Cavallero, maresciallo d’Italia, estensore dei piani di VittorioVeneto nella prima guerra mondiale, ma fortemente compromesso con il regime, tanto da essere stato capo di stato maggiore per un periodo della seconda guerra mondiale, nella “Guerra fascista”. Il caso scoppiò alla vigilia della cerimonia di intitolazione, improvvidamente fissata il 29 ottobre (proprio quasi in concomitanza con l’anniversario della marcia su Roma, evento che, al di là della sua effettiva portata reale storica è ancora ben radicato nella coscienza collettiva degli italiani) ci furono petizioni, proteste,  filmati e quant’altro messi in campo soprattutto dalla sinistra e dalle associazioni partigiane.  Che Casale abbia una vocazione particolare ad intitolare a personaggi di un passato ormai remoto vie, strade o piazze ? Chissà che in un futuro non lontano non ne arrivi una terza …

 

Intanto c’è da chiedersi se anche ora ci saranno cortei e richieste di revoca dell’intitolazione al calciatore – fascista, come è avvenuto con Cavallero, oppure se calerà il silenzio. Una cosa però è certa, i due personaggi erano diversissimi, ma entrambi erano fascisti. E questo è un dato di fatto incontrovertibile.

 

Massimo Iaretti