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Oggi sono e resto un convinto sostenitore della scuola classica per la quale mi sono battuto a fianco di tanti uomini di sinistra come l’indimenticabile Costanzo Preve non offuscati dalla demagogia

Emma Bonino sbaglia a dire addio al Latino

di ilTorinese pubblicato giovedì 1 marzo 2018

IL COMMENTO  di Pier Franco Quaglieni

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L’on.Emma Bonino, forse inconsciamente, ha ripreso le tre i di Silvio Berlusconi di una decina di anni fa in relazione alla scuola:internet,impresa, inglese,se non ricordo male. Ed ha aggiunto che bisogna dire basta ai latinisti,il che significa allo studio del Latino. Emma Bonino forse non conosce la realtà della scuola italiana e non sa che il Latino è stato abolito nella scuola media unica da tanti anni e che al liceo scientifico sopravvive più nella forma che nella sostanza. Nello stesso liceo classico il Latino è ridotto al minimo,nei bienni si preferisce un bel ciclo di film di natura sociale rispetto alla noiosa grammatica e alla difficoltosa sintassi. Sono rimasti pochi gli studenti che sanno cosa sia ,ad esempio, la consecutio temporum anche perché sono poco meno di cinquant’anni che la traduzione dall’italiano al latino è stata abolita. Insegnare il latino in una scuola che non prepara allo studio dell’Italiano ed ha eliminato da decenni l’analisi logica come una sorta di supplizio mentale per le giovani menti ,diventa difficile,se non impossibile. Così come il non studio del latino non facilita certo la conoscenza dell’Italiano. Se il congiuntivo è stato sostituito dall’indicativo,ciò è dovuto anche al non studio del latino che coglie l’idea della potenzialità e dell’eventualità , oggi diventata una raffinatezza per un’élite assai striminzita di persone. Andrebbe ancora aggiunto che tra i politici è frequente trovare chi confonde il condizionale con il congiuntivo (non mi riferisco solo al mitico senatore Razzi) come fanno gli ignoranti,soprattutto nel Mezzogiorno, che pure fu la terra di alcuni dei nostri massimi pensatori e letterati.

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Le ragioni dell’ignoranza che ci pervade sono molteplici e non sono solo collegate alla non conoscenza della lingua latina.  Ma certo un colpo micidiale al declassamento dei nostri studi e della nostra cultura è arrivato dall’attacco sistematico che la politica ha rivolto allo studio delle lingue classiche considerate un qualcosa di inutile. Ho conosciuto un giovane avviato agli studi classici che subì un vero e proprio lavaggio del cervello da parte dei nonni illetterati ( lui geometra e lei casalinga) che convinsero il giovane a cambiare il corso di studi in quanto il latino ed il greco non servono. E’ verissimo che non hanno uno sbocco professionale né il latino né il greco,come non ha fini pratici la lettura della Commedia di Dante. E non per questo le letture dantesche vanno bandite o un carme di Catullo va ignorato. Ci sono cose che appartengono al mondo dello spirito,della formazione intellettuale,della humanitas ,appunto,che gli ignoranti non sanno neppure cosa sia. Gli “studia humanitatis” che riguardano valori umani che non possono essere sostituiti dalla tecnica,pena un nuovo medio evo tecnologico di ritorno.  In passato gli ignoranti tacevano, oggi vogliono andare in cattedra e decidere cosa si debba insegnare nella scuola. Non a caso l’ignoranza ha preso il sopravvento e c’è gente che è persino orgogliosa della propria ignoranza.Ricordo che una volta,appena ventenne, ebbi una discussione con un assicuratore,un ragioniere che era un buon conoscente di mio padre. Il ragioniere telefonò il giorno dopo a mio padre,dicendo che era stato difficile starmi dietro nei ragionamenti perché alle sue osservazioni tecniche io ribattevo-pur digiuno di diritto assicurativo- con ragionamenti che lo avevano messo in difficoltà. Quella “dialettica” di adolescente non era un segno di valore personale,ma era soprattutto la conseguenza di essere stato abituato per otto anni di fila al ragionamento rigoroso che mi veniva dallo studio del Latino:il “ragionare come si deve” di Pascal.Chi non ha mai studiato il latino non può capire. Si tratta di gente che non mai letto la lettera del Machiavelli a Francesco Vettori in cui il grande fiorentino scrive che ogni sera ,leggendo i grandi classici del passato, si nutre di quel”cibo che solum è mio e che io nacqui per lui”.Quella gente si limita a gustare come cibo il pane e il salame o ,al massimo,se abbienti, ostriche e champagne. 

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Certi politici praticano le più banali machiavellerie che non hanno però nulla a che vedere con il pensiero di Machiavelli che non hanno mai letto e di cui non saprebbero cogliere la grandezza politica ed intellettuale modulata sulla storia romana scritta da Tito Livio.  Sarebbe facile opporre all’on. Bonino il latinista Concetto Marchesi ,deputato del Pci, che difese ad oltranza la lingua e la cultura di Orazio e di Virgilio ,contro le demagogie del suo partito che riteneva il Latino un privilegio dei ricchi da abolire. Concetto Marchesi cercò di spiegare che quella fu la lingua anche dei nostri maggiori scienziati e di studi classici si nutrirono Marx,Gramsci e Togliatti. Aver studiato o non aver studiato il latino dà una quadratura mentale,un’agilità intellettuale che nessun ragioniere o geometra o perito avrà mai. E lo scrivo con tutto il rispetto possibile per chi non ha studiato la lingua di Cicerone.Io non potrò mai dimenticare il lavorìo intellettuale-una vera ginnastica del cervello,”una ginnastica fino alla frenesia”,come consigliava La Marmora ai suoi bersaglieri sul piano fisico – che comportava lo studio del latino e di cui coglievo l’importanza già alle Medie. Avevo avuto un compagno di elementari-carissimo amico di giochi- che aveva dovuto scegliere le scuole tecniche ed anche solo nell’arco dei tre anni di medie verificai che qualcosa nel nostro modo di pensare era cambiato.Non capivo di cosa si trattasse ,ma lo colsi successivamente anche quando altri miei compagni di scuola media scelsero gli istituti tecnici. Ovviamente esisteva il problema del privilegio sociale degli studi classici ed ho avuto al liceo anche compagni del tutto disinteressati allo studio delle lingue classiche perché era stata la famiglia ad imporre loro il liceo, anziché un ottimo istituto professionale in cui avrebbero messo a frutto i propri talenti in modo ottimale .Certo non bastava la frequenza del liceo per acquisire quella dimestichezza negli studi che portava gli studenti del classico a primeggiare anche al Politecnico. Avrei anche dei ricordi non gradevoli degli anni liceali con un professore di latino e greco che inaridiva la letteratura e la lettura dei classici a meri e pignoleschi riferimenti grammaticali e sintattici che distruggevano il piacere di entrare in un mondo straordinario come quello greco-latino.Ma alla fine superai anche le visioni anguste di quel professore e alla scuola di Vincenzo Ciaffi acquisii in modo definitivo il valore della classicità.Anche all’università ebbi docenti limitati,purtroppo,ma l’amicizia con Luciano Perelli,letterato raffinato e storico acuto della latinità – mi consentì di superare certe lacune.

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Oggi sono e resto un convinto sostenitore della scuola classica per la quale mi sono battuto a fianco di tanti uomini di sinistra come l’indimenticabile Costanzo Preve non offuscati dalla demagogia di cui dà prova Emma Bonino.  Il problema semmai-va ribadito – era e forse è ancora quello di fare in modo che gli studi classici non fossero o non siano un privilegio di pochi e venissero o vengano garantiti,ai sensi della Costituzione,”ai capaci e meritevoli,anche se privi di mezzi”. Un vecchio professore del liceo “ Massimo d’Azeglio” (che oggi incredibilmente scrivono D’Azeglio) Augusto Monti,un mito della sinistra di ogni tempo, aveva già visto il nesso tra la scuola classica e la vita moderna.La sua lezione in quella direzionefinì presto di essere dimenticata e di lui è rimasto solo il suo nobile e intransigente antifascismo che aveva però origine anche nella lettura dei classici che il professore citava ai suoi allievi durante il ventennio come esempi di amore per la libertà.Lo scrissero Mila,Fusi,Firpo che furono suoi allievi. In tempi recenti sono usciti libri molto documentati sull’importanza del Latino ,ma l’on. Bonino sicuramente non li ha letti. Una volta Pannella si infervorò con me nella difesa delle lingue classiche.Lui stesso, a volte ,amava fare qualche citazione latina. Pannella aveva alle sue spalle studi classici severi, di cui andava orgoglioso.  Spiace che Emma Bonino, che pure ha frequentato il liceo classico “Gandino” di Bra ,sia rimasta ferma alle origini rurali e commerciali della sua famiglia. L’anatema laico che ha rivolto verso i latinisti rivela purtroppo una visione molto limitata che è l’esatto opposto della cultura cosmopolita di Marco Pannella. Sandro Pertini definitiva la Bonino “la monella di Montecitorio”.Peccato che ,a quasi 70 anni,non sia cresciuta o non abbia fatto tesoro degli anni liceali in Piemonte. L’imprenditore pragmatico Silvio Berlusconi, lanciando le sue tre I per un rinnovamento della scuola,non disse mai basta al latino ,che apprese alla scuola dei salesiani,come invece ha fatto Emma Bonino, laureata in letteratura moderna negli anni dell’immediato ’68. 

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