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Il caso dell'agenzia del farmaco

Ema, Vivaldi e le sregolatezze dell’Unione Europea

di ilTorinese pubblicato sabato 17 marzo 2018

Il caso di Ema, l’Agenzia del farmaco dell’Unione Europea, è emblematico di come l’Unione Europea non funzioni e di come sia un po’ boemienne. Se, per la misura delle banane c’è tanto di protocollo, in caso di assegnazione di una sede importante come Ema, le procedure utilizzate sono state, a sommesso dire, alquanto discutibili. Ma il caso di Ema la dice lunga anche su come l’Italia non abbia un senso di appartenenza, in altre parole di “italianità” che invece tutti gli altri Paesi hanno. Per quelle strane combinazioni della vita, la nuova sede di Ema, l’Agenzia del farmaco dell’Unione Europea che quasi certamente sarà trasferita dall’Inghilterra in Olanda, sarà ospitata nel palazzo che si chiama “Vivaldi“. Quasi una beffa intitolare un edificio al compositore italiano Antonio Vivaldi per ospitarvi Ema e scippare una sede. In attesa dell’esito del ricorso proposto dall’Italia che dirima la controversia e chiuda la vicenda, i lavori dell’edificio vanno avanti (a rilento), ma noi restiamo scettici sul risultato positivo dell’accoglimento di tale ricorso. Salvo un miracolo sia la sede provvisoria che quella definitiva saranno ad Amsterdam. Infatti gli eurodeputati hanno dato un sì condizionato ad Amsterdam che equivale ad un si definitivo. Inoltre il Parlamento europeo ha chiesto al Consiglio e alla Commissione di essere incluso nel processo di decisione sull’assegnazione delle agenzie dell’Unione dando così il via libera alla concertazione ripartita a tre. Vale a dire, per la prossima volta le cose si faranno per benino, per ora…. I risultati delle votazioni, sono pure la riprova di quanto poco contino gli italiani: i favorevoli sono stati 507, i no 112 e 37 gli astenuti. Che altro dire? Si diceva un tempo che l’Italia è un Paese di santi, navigatori e poeti. Forse il proverbio dovrebbe esser integrato, con “e masochisti e privi del senso di unità e gioco di squadra” che le altre nazioni hanno: Francia, Spagna, Germania fino ad arrivare, appunto all’Olanda, ma anche Romania, Ungheria e via di seguito.

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Pur plaudendo al presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani che aveva scritto una “nota di rimprovero” al presidente lussemburghese della Commissione europea Jean-Claude Juncker per non aver assolto al meglio il dovere di “giudice terzo” ed effettuato le necessarie verifiche e proposte da inviare ai rispettivi governi e agli eurodeputati, l’amaro in bocca rimane e anche nella votazione in Europarlamento che ha sancito lo spostamento della sede da Londra ad Amsterdam gli italiani hanno votato alla rinfusa. Ormai tutti sanno che un sorteggio ha favorito l’Olanda nell’assegnazione della sede dell’Agenzia per il farmaco. Non tutti conoscono ancora che Jean-Claude Juncker accettò di secretare su richiesta del governo olandese parte della documentazione inviata. Praticamente si è barato al gioco. In altre parole, provate a partecipare ad un concorso, ad una selezione, senza avere i titoli per parteciparvi. I requisiti dovete averli al momento della candidatura e non in futuro, dopo la domanda.

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Se non fosse stato apposto il segreto (di Stato!) l’Olanda sarebbe stata scartata subito e non ammessa alle selezioni. In questo modo si è nascosta la difficoltà di rispettare i tempi previsti per garantire il trasferimento dell’Ema, all’uscita del Regno Unito dall’Ue a fine marzo 2019, tanto che si è proposta pure una sede provvisoria (Spark) favorendo chi non poteva esser ammesso. Il presidente Tajani ha chiesto a Juncker di consegnare all’Europarlamento tutti i dettagli dell’offerta olandese per ospitare l’agenzia e la valutazione della Commissione, chiedendo di includere anche le parti “riservate”. Juncker – bontà sua – ha risposto alle richieste, il voto definitivo è previsto per la prossima sessione di marzo a Strasburgo. Se una gaffe tira l’altra, noi pensiamo che Junker non ce ne risparmierà altre! Intanto tutti gli “step” per arrivare all’assegnazione definitiva stanno per essere accolti. Siamo dell’idea che lamentarsi dopo è sempre estenuante; mentre per contro, far valere i propri interessi e diritti prima sia molto più produttivo e agevole. In questo caso, specifico, il ricorso al sorteggio era assurdo, iniquo e illegittimo, perché i requisiti non c’erano per tutte le squadre. Registriamo pure che la commissione Affari costituzionali del Pe ha bocciato l’emendamento della relatrice Mercedes Bresso (Pd), che chiedeva di eliminare dal testo del nuovo regolamento dell’Ema, proposto dalla Commissione Ue, ogni riferimento alla città di Amsterdam come nuova sede. Su un altro fronte, Germania e Francia, sulle banche, si sono fatte accordare una deroga, ancor prima che la normativa di giugno entri in vigore. Vogliamo stare nell’Unione, ma le leggi devono valere per tutti. Tanto per concludere, Embraco, per delocalizzare in Polonia, dovrebbe prendere fondi dall’Unione Europea? In attesa del miracolo, resta la certezza dell’assegnazione ad Amsterdam di Ema!

Tommaso Lo Russo

 

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