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E il territorio? Il principio che gli eletti rispondono solo ai propri elettori?

Elezioni, il gran ballo delle candidature

di ilTorinese pubblicato giovedì 4 gennaio 2018
STORIE DI CITTA’  di Patrizio Tosetto
Il 4 marzo si vota. Aperte le danze per le ricandidature e candidature. Per essere più precisi i più sono alla ricerca di una posizione sicura per essere eletti. Collegi sicuri per il maggioritario e teste di lista per il proporzionale. E le preferenze? Conteranno poco a nulla. Questa è una legge elettorale che ha una sola certezza: decideranno i capi di partito, logica a cui non si sottrarranno neppure i cinque stelle. Più i futuri senatori o deputati sono vicini sono vicini al Re Sole, meglio sara’ per loro. Ora tutti hanno la loro gatta da pelare. Gli uscenti sono per la maggioranza del Pd.  Il segretario Gariglio stanco di stare in panchina e l’affabile Mauro Laus che dopo quasi 15 anni di “gavetta” in consiglio regionale vuole dare il suo contributo al Parlamento. Sulla candidatura di Piero Fassino al Senato non ci sono discussioni. E una vittoria poco probabile del Pd aprirebbe la strada per diventare Presidente del Senato. Matteo Renzi è uno che le promesse le mantiene.Tutto  è in movimento ed incerto. Un esempio su tutti: Collegno Grugliasco Rivoli, area denominata non a caso la piccola Stalingrado, dove il pd e suoi candidati sono favoriti. E Umberto D’Ottavio, ex sindaco ex assessore provinciale e parlamentare uscente è in pol position. Dovrebbe vincere senonché in Liberi ed Uguali vogliono candidare Silvana Accossato, altro pezzo da novanta. Consigliera regionale ed ex assessore provinciale, già Sindaco di Collegno. E poi diciamocelo, Unberto D’Ottavio ha anche un altro difetto, è orlandiano, non e mai stato renziano.
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Personalmente ho il sospetto che Renzi voglia parare il colpo della sconfitta scegliendo solo amici suoi. Ed anche D’Alema e Bersani non stanno tanto bene . Fatto l’ accordo con Nicola Fratoianni ora bisogna garantire amici come Giorgio Airaudo che in nome dell’aver fatto saltate la lista a sinistra della sinistra, ora passano all’incasso della cambiale. Capolista, capolista. Questa è la richiesta. Altri potenziali candidati non ci stanno e prosaicamente fanno sapere ai vertici romani che la campagna elettorale se la facciano loro. Di fatto vanificando l’obiettivo del 10% . I rifondaroli mi paiono come al solito tagliati fuori. Ma anche gli altri non mi sembrano messi meglio. I pentastellati esclusi dal maggioritario, aprendo alla società civile debbono scegliere come garantire l’elezione a questi componenti. Forse per questo Grillo ha dichiarato di defilarsi in campagna elettorale lasciando la patata bollente a Di Maio. Visto che scegliendo si scontenta chi non è stato scelto. E i grillini sulle scelte ultimamente sono stati un po’ scarsini. Infine arriviamo ai potenziali vincitori: il centro destra. Dietro la facciata devono trovare accordi sui nomi, cosa tutt’altro che semplice.
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E ritornando all’esempio di Collegno scegliere un unico candidato. Cosa appunto non semplice. Poi trovare  accordi con le singole sigle che sono nate in questi anni. Mi spiego meglio: visto lo sbarramento per essere eletti chiederanno di essere messi in lista di Forza italia o della Lega, in posizione utile per essere eletti. Con alchimie nazionali. E chi è debole al Nord è forte al sud o in alcune regioni del sud. Le danze si sono aperte per tutti e, finalmente, dopo la formazione delle liste il voto.Vedremo, l’incertezza è sovrana. Ma il centro destra ha un vantaggio sul Pd. Per  sapere se sono candidati  gli basta un viaggio a Milano ( o Arcore). Nel centro Sinistra si deve per forza andare a Roma. E il territorio? Il principio che gli eletti rispondono solo ai propri elettori? Già, poco importa, sarà  per questo che aumenta chi non va a votare? Non è solo per questo ma è anche per questo.