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L'Italia politica del 2015 andando a votare nel bel mezzo del ponte estivo presenta un panorama paragonabile a un quadro di Hieronymus Bosch: surreale in apparenza ma denso di significati occulti

Effetto Prima Repubblica sulle Regionali: nel “Paese normale” hanno vinto tutti

di ilTorinese pubblicato martedì 2 giugno 2015

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AVVISTAMENTI / di EffeVi

 

Tornano persino le espressioni caratteristiche dei commenti post-elettorali da Prima repubblica: quando perdi metà dei voti ammetti una “lieve flessione”, se il tuo candidato finisce in fondo alle tabelle di Pagnoncelli, nella categoria “altri”, prometti di “avviare un’approfondita riflessione”, se aumenti di qualche punto trattasi di “significativa affermazione”. Ancora una-due tornate così e non vedremo più hashtag e tweets

 

E meno male che viviamo in seconda repubblica, in un tempo felice in cui i cittadini votano un governo, una maggioranza chiara, un programma preciso, in un “Paese normale”, per usare una formula dei rottamati D’Alema-Cuperlo. Perché in effetti, se uno pensa ai dati fondamentali senza farsi distrarre dal chiacchiericcio quotidiano, troverà che l’Italia politica del 2015,  andando a votare nel bel mezzo di un ponte estivo, presenta un panorama paragonabile a un quadro di Hieronymus Bosch: surreale in apparenza,  ma denso di significati occulti, enigmi e simboli da interpretare.

 

Un presidente del consiglio che mai si è presentato alle elezioni, sostenuto da una maggioranza che comprende ex berlusconiani e che ormai esclude una parte dello stesso PD; elezioni regionali in cui le candidate più allineate (quelle che i maligni chiamano “renzine”) perdono sonoramente, quale che sia la situazione delle forze in campo (Paita perde in Liguria per la divisione della sinistra, Moretti perde in Veneto nonostante le divisioni della destra), e i cui veri vincitori sono proprio quei candidati vecchia guardia: Vincenzo De Luca, indagato per corruzione e abuso d’ufficio, vince in Campania grazie a una lista civica, espressione dell’area De Mita-Mastella- Cosentino, che ra ccoglie il 5%. Michele Emiliano vince in Puglia, anche grazie alla scissione di Raffaele Fitto a destra. Emiliano, ex magistrato incappato- da sindaco di Bari –  in uno scandalo di appalti truccati, era assurto alle cronache per aver accettato omaggi ittici dai costruttori De Gennaro: Il pesce era talmente tanto che lo avevamo messo anche nella vasca da bagno”, avrebbe dichiarato.

 

Campania e Puglia diventano così due laboratori di antirenzismo, che ripropongono un classico modello di gestione del voto e di controllo del territorio, dal sapore pungente e caratteristico del notabilato meridionale Prima Repubblica. Panorama surreale anche a destra, dove la bassa affluenza (intorno al 50% del voto) ovviamente produce una serie di effetti ottici: dilatazione delle estreme attraverso il sorpasso della Lega su Forza Italia a livello nazionale,  vittoria tecnica in Liguria (per partita truccata: la sinistra era divisa in tre tronconi),  il quasi-miracolo di sloggiare la sinistra da una roccaforte come l’Umbria.

 

Colpisce, infine, come queste surreali elezioni regionali si chiudano con la riscoperta del più classico rito della prima Repubblica: hanno vinto tutti. Renzi fa il finto tonto, finge che le sue candidate non siano state battute e che non abbiano vinto personaggi che lui vorrebbe strarottamare, e rivendica i numeri del 5-2, già annunciando ulteriori epurazioni in Liguria (in fin dei conti, il partito si chiama “democratico” non a caso). Grillo non vince una singola regione (era arrivato primo alle elezioni del 2013) ma ovviamente rivendica una conferma e un radicamento. Salvini non sta più nella felpa e punta a fare il leader della destra, sapendo benissimo che il giorno in cui gli elettori di centrodestra andassero alle urne invece che al mare, tornerebbe lesto nel suo monolocale da 10%. Non parliamo del Cav: vuole farci credere che ha vinto in Liguria per merito suo.

 

Tornano persino le espressioni caratteristiche dei commenti post-elettorali da Prima repubblica: quando perdi metà dei voti ammetti una “lieve flessione”, se il tuo candidato finisce in fondo alle tabelle di Pagnoncelli, nella categoria “altri”, prometti di “avviare un’approfondita riflessione”, se aumenti di qualche punto trattasi di “significativa affermazione”. Ancora una-due tornate così e non vedremo più hashtag e tweets.

 

Postilla – La bassa affluenza alle urne ha pesato ancora di più sulle elezioni comunali. A Moncalieri – dove nel 2010 il primo turno era finito praticamente in parità tra centrodestra e centrosinistra – ha votato il 40% degli aventi diritto, la metà rispetto a cinque anni prima; ha vinto secco un candidato marcatamente di sinistra come Paolo Montagna. E tanto basti.