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Edilizia “all’italiana”, un patrimonio sprecato

di ilTorinese pubblicato mercoledì 29 luglio 2015

STORIE DI CITTA’ / di Patrizio Tosetto

Settembre 1999: entrano i primi inquilini. Funzionari comunali assicurano che prima o poi si interverrà per la loro parte. Ipotizzando o la realizzazione di altri alloggi, o una biblioteca civica. Vengono contattate organizzazioni imprenditoriali artigiane. Sarebbero disponibili a trasferire le loro sedi in questi locali. Risultato finale? Niente e nulla

 

 

CASE TORINOSiamo nel centro di Torino, via San Secondo angolo via Magenta, case costruite alla fine Ottocento inizi Novecento. Destra di Porta nuova, una delle qualificazioni urbane post Unità d’Italia. Bel “pezzo” di città. Una zona di cerniera tra altri borghi, tra altri pezzi di Storia. Ho amici che abitano nell’edificio che fa angolo. sono soci della coop Giuseppe Di Vittorio. Cooperativa che “affitta” alloggi. Importante realtà imprenditoriale e sociale.

 

della nostra provincia. Al portone d’ingresso una targhetta che ricorda come la parziale ristrutturazione è stata resa possibile da finanziamenti regionali per per edilizia sovvenzionata ed agevolata. (popolare). Parziale? Metà alloggi ristrutturati, e due terzi della facciata rifatta. Come è possibile? Semplice:  due le proprietà. Primo piano e pian terreno del comune di Torino, dal secondo al quarto piano della Coop. Appartamenti mediamente di 90 metri. Vi assicuro, al 4 piano anche con accattivanti terrazzi. Peccato che per accedervi si passa dall’androne e dal primo piano, appunto ancora da ristrutturare.

 

Vediamo i tempi.1997 la Coop inizia la ristrutturazione. Settembre 1999: entrano i primi inquilini. Funzionari comunali assicurano che prima o poi si interverrà per la loro parte. Ipotizzando o la realizzazione di altri alloggi, o una biblioteca civica. Vengono contattate organizzazioni imprenditoriali artigiane. Sarebbero disponibili a trasferire le loro sedi in questi locali. Risultato finale? Niente e nulla. All’Italiana. E non abbiamo finito. Dal cortile interno un edificio abbandonato, via Gioberti angolo via Magenta. Probabilmente di proprietà dello Stato. Fino al 1997 sede del collocamento, Ufficio del Lavoro. Architettonicamente modesto. Forse concepito in periodo fascista, dal 97 in disuso e fonte di notevoli problemi. I residenti rimpiangono otto anni fa: l’edificio occupato dai ragazzi dei centri sociali, pulito e riattato aveva garantito la convivenza. Poi lo sgombero della polizia e l’edificio è ritornato ad essere terra di nessuno, ricovero per tossici e barboni e con la chiusura di piccole botteghe artigianali. Non c’è emergenza abitativa e carenza di servizi? Ci si rende conto che questa conclusione non è determinata solo dalla crisi o da un destino cinico e baro?  Troppa incuria  prodotta da chi è preposto ad evitare proprio ciò che è successo. Sale la rabbia per l’impotenza. Rimane la forza d’urlare la nostra indignazione .

 

(Foto: il Torinese)