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Se si fosse dimesso dalla carica prima della approvazione del Rosatellum l'iter del provvedimento sarebbe diventato incerto e problematico

“Ecco perché Grasso ha fatto la scelta giusta”

di ilTorinese pubblicato lunedì 30 ottobre 2017

Sulle colonne del giornale  ”  La Repubblica ” Stefano Folli, uno dei piu bravi commentatori politici, critica la decisione di Grasso, molto polemico verso il Rosatellum e l’apposizione della fiducia, di non essersi dimesso dalla Presidenza del Senato prima della approvazione della Legge.

A sostegno della sua tesi cita l’episodio verificatosi in occasione della approvazione della ” legge truffa” del 53 quando il sen. Giuseppe Paratore, Presidente del Senato, essendo in dissenso, si dimise prima che la legge truffa fosse votata. Il provvedimento venne approvato solo dopo l’elezione del suo successore. È una critica che non condivido e cerco di spiegarne le ragioni. Il Presidente del Senato è la seconda carica dello Stato. Se si fosse dimesso dalla carica prima della approvazione del Rosatellum  l’iter del provvedimento sarebbe diventato incerto e problematico. E questo si sarebbe verificato a pochi mesi dalla fine della legislatura e mentre sta per iniziare la discussione sulla legge di stabilità. Non oso immaginare le polemiche che quella decisione avrebbe scatenato, aggiungendo un ulteriore elemento di instabilità nella crisi delle nostre istituzioni . Sopratutto non oso pensare cosa avrebbero scritto  sui loro editoriali autorevoli commentatori politici, compreso lo stesso Folli. Il Presidente Grasso sarebbe stato accusato delle peggiori nefandezze; per esempio di essersi comportato in quel modo per impedire l’approvazione della legge elettorale e di aver voluto favorire l’iniziativa dei gruppi di opposizione. Secondo me Grasso ha fatto la scelta giusta. Ha denunciato che la decisione di porre la fiducia rappresentava una gravissima forzatura, difendendo le prerogative del Senato e la possibilità di emendare il provvedimento,  ma non si è messo di traverso. Poi una volta approvata legge, nel modo e con i contenuti che sappiamo, ha comunicato la scelta di abbandonare un Partito che ha rottamato anche la sua cultura istituzionale. I democratici dovrebbe imparare da Grasso e da Veltroni che, diversamente dalle invettive che al Presidente del Senato hanno rivolto alcuni esponenti del Pd, ha ricordato che il Pd è stato fondato affinché uomini come Grasso, un simbolo della lotta alla mafia, potessero entrarvi a far parte. Evidentemente non è più così. Ricordo, per averle vissute,le polemiche  del gruppo del PCI  nei confronti di Nilde Iotti, Presidente della Camera dei Deputati di fronte ad alcune sue decisioni che noi pensavamo che avrebbero favorito la maggioranza e la sua determinazione a difendere le sue prerogative e il ruolo delle istituzioni che vengono prima delle persone ( e delle loro ambizioni di potere) e dei partiti. Grasso è rimasto tra coloro che continuano a pensarla così e la sua decisione merita rispetto. In ogni caso non hanno titolo per criticarlo coloro che hanno considerato il Pd una ‘ porta girevole’ da utilizzare in base a convenienze e tornaconti personali o che  cambiano corrente a seconda di dove tira il vento.
Wilmer Ronzani