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Ora il cold case si riapre per iniziativa del pm Andrea Padalino

Dopo 50 anni è ancora mistero fitto sull’omicidio della bella Martine

di ilTorinese pubblicato giovedì 19 ottobre 2017

Il corpo senza vita di Martine Beauregard, una escort di lusso di quei tempi,  venne ritrovato il 18 giugno 1969 in un fosso vicino all’’ippodromo di Vinovo. Il medico legale verificò la presenza di numerose bruciature, lividi e tagli sul corpo della ragazza, come se fosse stata torturata: soffrì molto prima di morire . Poi, alcuni testimoni dissero che la 25enne venne uccisa in una villa del Pinerolese da un uomo che la soffocò mentre un altro la teneva bloccata. Ora il cold case si riapre dopo 50 anni per iniziativa del pm Andrea Padalino.

Infatti un anno fa la moglie di un imprenditore edile ha detto alla polizia che il marito,  prima di morire, le aveva confessato che lo zio era coinvolto nel lontano omicidio della giovane. Dopo il ritrovamento del cadavere della giovane prostituta,  in effetti l’uomo lasciò  l’Italia per andare in Sud America. Del delitto si accusò Carlo Campagna, figlio di un  industriale a quei tempi molto affermato che operava nel settore delle  macchine calcolatrici. Venne chiamato in causa da una collega di Martine che lo riconobbe come l’uomo che aveva caricato il corpo della ragazza in macchina. Ma la prova non venne ritenuta valida, e l’uomo, dapprima autoaccusato si ma che poi ritrattò dicendo di essere ubriaco al momento della confessione,  fu scagionato. Pochi giorni fa si riapre il sipario su quella misteriosa vicenda e Annalisa Girardi, ex moglie di Carlo Campagna, è stata sentita in procura a Torino, per parlare dei rapporti con il marito: era violento  con lei?  Durante una delle udienze della separazione della coppia, alcuni testimoni dissero allora che la donna fu costretta a rinchiudersi in bagno, per sfuggire al marito che aveva intenzione di farle del male scottandola con la sigaretta e poi legandola. Campagna ha sempre smentito l’episodio ammettendo di aver scottato il braccio della moglie inavvertitamente con la brace della sigaretta. Dopo il delitto vennero arrestati prima Ugo Goano, il compagno e protettore di Martine e poi Carlo Campagna, ma  furono poi ritenuti estranei all’omicidio. Pochi giorni fa Campagna è stato ascoltato in procura, ma ha detto di non avere mai conosciuto Martine e di essere innocente e di  “essere stato rivoltato come una frittella dalla polizia in tutti questi anni” senza che mai venisse trovato nulla. Il mistero, dopo mezzo secolo, è ancora fitto.