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TORINO MUSEI/10 - A PALAZZO CARIGNANO RACCONTA L’ETA’ DELLE NAZIONI

Dentro le pagine della storia al Museo del Risorgimento

di ilTorinese pubblicato sabato 7 ottobre 2017

 

Il Museo Nazionale del Risorgimento è in assoluto il museo di Torino in cui si respira più profumo di storiaGli oltre duemilacinquecento oggetti che si incontrano lungo il percorso di visita consentono infatti di scoprire le radici culturali, politiche, economiche e sociali del nostro Paese, ripercorrendo gli eventi che hanno portato alla nascita dell’Italia unita.  Fondato nel 1878 a pochi mesi dalla morte del re Vittorio Emanuele II, il Museo del Risorgimento ha sede all’interno della Mole Antonelliana dal 1908 sino al 1938, quando le sue collezioni vengono trasferite in Palazzo Carignano, splendido esempio di architettura barocca frutto del genio dell’architetto Guarino Guarini, che ancora oggi le conserva. Nello specifico, tali collezioni sono distribuite in trenta sale al piano nobile del palazzo, il cui allestimento è stato completamente rinnovato nel 2011.

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In occasione delle celebrazioni per i centocinquanta anni dell’unità d’Italia è stato studiato un allestimento che, anche a distanza di qualche tempo, continua ad essere accattivante e si contraddistingue perché riesce a combinare alla perfezione rigore scientifico e esigenze divulgative. La scelta vincente di dare vita a un racconto cronologico scandito dalla successione delle sale, ciascuna delle quali di un colore differente dalle altre, si accompagna all’utilizzo di contributi multimediali e nuove tecnologie che rendono la visita più coinvolgente. Oltre alla sala cinema, lungo il percorso sono presenti video e tavoli interattivi che consentono di approfondire i temi trattati, mentre i contenuti dell’app, scaricabile gratuitamente in museo e disponibile in ben nove differenti lingue, rappresentano una efficace evoluzione delle più tradizionali schede di sala.

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Le prime tre sale del percorso di visita espongono ricostruzioni fedeli di parti degli allestimenti precedenti per raccontare le differenti letture che dell’età risorgimentale sono state elaborate nei due secoli scorsi. Dalla quarta sala ha inizio invece la narrazione degli eventi che hanno segnato la storia piemontese, italiana e internazionale, a partire dalle grandi rivoluzioni della seconda metà del Settecento, quella industriale inglese e quella politica francese, che costituiscono le basi da cui si sviluppano i movimenti nazionali ottocenteschi. Il viaggio nelle pagine della storia continua con il racconto delle imprese di Napoleone Bonaparte che, occupando anche la penisola italiana, riesce a dare vita a un vero e proprio impero, della cui estensione rende conto la bellissima carta d’Europa intagliata nel pavimento della settima sala. Le sale successive raccontano invece la Restaurazione, seguita al crollo dell’impero di Napoleone nel 1814, la nascita delle società segrete e le prime insurrezioni che anticipano i moti del 1830 e poi degli anni 1848-1849.

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Il racconto degli eventi di tale biennio occupa una serie di sale poiché rappresenta un momento chiave non solo per la storia d’Europa ma anche per quella d’Italia. Sono infatti gli anni in cui viene combattuta la prima guerra di indipendenza e il re di Sardegna, Carlo Alberto, concede lo Statuto Albertino, costituzione promulgata dall’alto per cercare di tenere a bada le spinte più innovative e radicali che dà vita a un sistema parlamentare di tipo bicamerale. Se il Senato Subalpino si riunisce in Palazzo Madama, le sedute dei deputati si tengono a Palazzo Carignano nella splendida aula della Camera Subalpina, visibile esattamente a metà del percorso. Le sale successive alla grande aula parlamentare raccontano le vicende che determinato la nascita dell’Italia unita e gli eventi che segnano i primi anni di vita della nazione, dal 1861 sino alle soglie della Prima guerra mondiale. A chiudere la visita è l’immensa sala che avrebbe dovuto ospitare la Camera dei Deputati del Regno d’Italia e che invece oggi conserva le gigantesche tele dedicate all’epica militare, osservando le quali non si può non condividere il pensiero di Alessandro Manzoni che, in apertura dei Promessi Sposi, definisce la storia come «una guerra illustre contro il Tempo».

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Giulia Amedeo

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