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GLI INTERVENTI IN CONSIGLIO COMUNALE

Dalla Sala Rossa: il dibattito sulla Movida a San Salvario

di ilTorinese pubblicato martedì 22 luglio 2014

salvarioI locali che non operano nella somministrazione di alimenti e bevande chiuderanno alle 24, gli altri sospenderanno l’attività nei dehors alle 2 e nel locale stesso alle 3

 

Domenico Mangone, Assessore al commercio, ha aperto il Consiglio comunale del 21 luglio con le comunicazioni sull’ordinanza del Sindaco che affronta la questione della qualità della vita dei cittadini residenti a San Salvario e delle molestie attualmente causate dalla cosiddetta “Movida”. L’ordinanza, “pienamente condivisa da me – ha specificato Mangone – e dall’assessore Giuliana Tedesco , punta alla non facile conciliazione delle esigenze dei residenti, degli imprenditori e dai frequentatori dei locali”.
Si tratta di un provvedimento sperimentale che interesserà fino al prossimo 30 novembre il quadrilatero compreso tra le vie Madama Cristina, Galliari (entrambi i lati), Nizza, ed il corso Marconi.
I locali che non operano nella somministrazione di alimenti e bevande chiuderanno alle 24, gli altri sospenderanno l’attività nei dehors alle 2 e nel locale stesso alle 3. L’esperimento, che potrebbe essere esteso se opportuno alle altre aree della città in cui si monitora la “movida”, integra una serie di atti già avviati o in via di attuazione. Tra i primi la squadra interforze “che serve a evidenziare la presenza del Comune e dello Stato”, e così pure la pulizia anticipata della vie da parte di Amiat, che coinciderà con i nuovi orari di chiusura. E’ inoltre in atto un rafforzamento del trasporto pubblico locale, mentre si lavora ad una creazione della Ztl notturna.
Poche ore prima della comunicazione, ha spiegato Mangone, il Sindaco aveva incontrato i rappresentanti dei gestori, mentre è imminente un confronto con i comitati di cittadini e con le associazioni attive sul territorio.
Mangone nel concludere si è detto certo che i provvedimenti si riveleranno efficaci nel migliorare la qualità della vita dei cittadini senza danneggiare le attività economiche del quartiere.

Luca Cassiani – Pd: Sono soddisfatto si sia trovato un punto di equilibrio grazie alla concertazione con i soggetti coinvolti sulla questione. Vedremo a novembre, al termine della sperimentazione, e verificheremo cosa ha funzionato e come proseguire.
L’obiettivo è che nessuno sia danneggiato e che i gestori delle attività commerciali possano lavorare. E voglio evidenziare che il problema non è limitato ai locali di San Salvario, ma anche ad altre zone della città. Condivido il provvedimento adottato con l’aumento dei controlli attuato dalle pattuglie interforze a tutela dei locali.

Angelo D’Amico – Forza Italia: Questa maggioranza si dimostra professionista del sotterfugio. Per trovare delle soluzioni che sono una vera e propria presa in giro degli esercenti, come la chiusura ad orari anticipati dei locali. Ricordo lo scorso anno la trovata della patente a punti per i locali, ora aspetto l’anno prossimo per vedere cosa vi inventerete.
Voglio evidenziare invece che i Regolamenti comunali devono essere rispettati dai cittadini, cosa che oggi non avviene e si finisce per tollerare una sorta di anarchia generalizzata.

Enzo Liardo – Ncd: Il nostro gruppo vede in modo favorevole l’ordinanza anche se al tavolo avrebbero dovuti essere coinvolti anche i cittadini. E’ importante che questo provvedimento non sia estemporaneo ma venga governato sempre al fine di garantire il diritto al riposo dei residenti, allo svago dei cittadini e a tutelare le attività commerciali.

Fabrizio Ricca – Lega Nord: Riconosco che ci sia stata buona volontà nel redigere il provvedimento ma allo stesso modo constato come non si conoscano le abitudini dei giovani che, dopo la chiusura delle attività esterne dei locali, acquisteranno bibite all’interno e le consumeranno in strada. Questa ordinanza è un provvedimento di facciata ma non farà cambiare nulla. Sarebbe stato necessario maggiore coraggio, soprattutto si sarebbe dovuto coinvolgere i residenti.

Maurizio Marrone – F.D’I: Con questo provvedimento hanno vinto coloro che volevano impedire il giro di vite annunciato dal sindaco. Auspichiamo che si valuti l’opportunità di delocalizzare la movida, come noi proponiamo in una mozione. Sarebbe stata un’opportunità per rivitalizzare alcune zone periferiche in stato di abbandono, in zone lontane da luoghi residenziali, alleggerendo le zone di piazza Vittorio Veneto e San Salvario dalla presenza di migliaia di persone.

Paola Ambrogio F.D’I.: Con questa ordinanza la situazione non cambierà. E’ evidente come l’Amministrazione comunale abbia invertito la rotta. Come si farà ad intervenire sui clienti che, dopo le due, continueranno a sostare per strada, provocando disturbo ai residenti? Si sarebbe potuto fare di più, a partire dal regolamento sui dehor tante volte anunciato ma mai discusso. Si è creata l’illusione di un cambiamento ma tuto resterà come prima.

Andrea Tronzano – Forza Italia: Credo che il tentativo di imbastire un dibattito proficuo con i cittadini debba essere indirizzato a un controllo sociale, cioè al far prevalere determinati comportamenti rispetto ad altri. Solo così, dando buone abitudini, si può pensare di ottenere anche una maggiore sicurezza nel quartiere. Ragioniamo sulla chiusura dei locali all’una dal lunedì al giovedì, su tutta la città.
Deve prevalere l’interesse alla salute pubblica, come già aveva evidenziato il Tar. Non capisco poi perché al tavolo di concertazione non partecipino le associazioni dei cittadini: sindaco, senta i Comitati di quartiere prima di fare un’ordinanza! Occorre tutelare il diritto al riposo e alla convivenza civile, come già è previsto dal Regolamento di Polizia urbana.

Vittorio Bertola – 5 Stelle: Sono contento di vedere un cambio di rotta nella Maggioranza: bisogna creare dialogo e rispetto reciproco tra le parti. Non so comunque se l’ordinanza sarà sufficiente: spero intanto che venga fatta rispettare. Sicuramente, sarebbe stato meglio sentire prima le parti interessate e affrontare il tema anche dal punto di vista urbanistico. Servirebbe riflettere anche sul modello sociale: come mai una piccola parte di chi esce la notte arriva ad eccessi che disturbano così tanto?
Il problema poi non riguarda solo San Salvario, ma anche Vanchiglia, piazza Vittorio, il parco della Pellerina, ecc.

Federica Scanderebech – Al centro con Scanderebech: Il Comune di Torino ha in mente un piano complessivo della movida in città? Perché non individuiamo zone in cui svilupparla, ad esempio al Parco del Valentino? E perché non proviamo a sperimentare anche una “silent night”, una movida silenziosa, con gente che balla ascoltando la musica dalle cuffie, senza disturbare nessuno? Proviamo a favorire una movida bella e sana!
Ho poi molti dubbi sull’ordinanza, discriminatoria e che crea un precedente: non si può costringere soltanto i locali di San Salvario a chiudere prima, mentre nelle altre zone della città gli esercenti possono fare quello che vogliono. La ZTL notturna, di cui si parla da tempo, ha uno studio di fattibilità e la copertura economica? In Commissione non pareva potesse essere realmente attuata.

Silvio Magliano – Ncd: A mezzo stampa abbiamo saputo che cosa ha in mente questa Amministrazione per il 2025 per sviluppare Torino come città universitaria. Non permettiamo però che la movida continui a crescere in maniera selvaggia: servono quartieri per la movida vicino alle università! Perché dal lato opposto rispetto al Campus Einaudi, verso via Catania e corso Regio Parco, non riqualifichiamo il quartiere con appartamenti e locali serali per studenti universitari?
Per quanto riguarda San Salvario, non credo che ora, dopo aver fatto crescere in modo incontrollato gli insediamenti di attività commerciali, si possa intervenire facilmente. Interveniamo invece subito in Vanchiglia, per evitare si crei lì un’altra movida selvaggia.

Silvio Viale – Pd: Non ho pregiudizi rispetto agli orari, siamo in una fase di sperimentazione. Sentendo la proposta di portare la movida nelle periferie, inorridisco e mi chiedo: ma se è una tale sciagura, perché estenderla ad altri quartieri? Il nostro regolamento del Commerci non parla di orari per i locali, solo i dehors sono limitati alle 2 o alle 3.
Un’eventuale ordinanza che limiti gli orari dei locali dovrebbe in ogni caso riguardare tutte le zone della città interessate dalla movida.

Roberto Carbonero – Lega Nord: Il Sindaco aveva prospettato un diktat coerente, nei giorni scorsi, ma ora sembra cedere a pressioni provenienti dalla stessa maggioranza. Occorre concretezza: qualcuno ha mai pensato di verificare a campione la quantità di scontrini emessi dai locali dopo l’una? Non credo siano moltissimi, forse non è una fascia oraria così vitale per i loro incassi. Facciamo una ricerca seria, così da poter discutere sulla base di dati oggettivi. Ricordando in primo luogo che ad essere prioritaria è la salute delle persone .

Ferdinando Berthier – Torino Libera: L’anno scorso c’erano problemi in piazza Vittorio, ora è la volta di San Salvario. L’ordinanza andrebbe estesa a tutte le zone della città interessate dalla movida. Tra piazza Zara e il Fioccardo, ad esempio, i residenti vivono grandi disagi dal giovedì alla domenica, compreso il parcheggio selvaggio. Gli esercenti devono certamente poter lavorare, ma prima di essere commercianti sono cittadini, a loro volta non gradirebbero il caos sotto casa.

Chiara Appendino – M5S: E’ assurdo formulare analisi sociologiche approssimative, stigmatizzando come “fannulloni” coloro che amano far tardi la sera. Esiste una schizofrenia di fondo nella gestione della vicenda. L’assessore Mangone, a giugno, aveva sostenuto l’inutilità di ordinanze limitative, preannunciando valutazioni della situazione: ma quest’ultime sono state fatte? Manca ogni concertazione, quando c’è la si pratica in ritardo, con dietro front improvvisi. E la mancanza di concertazione accresce le tensioni.

Michele Paolino – Pd: condivido chi ricorda che non bisogna trattare come un criminale chi esce alla sera. I locali aperti frequentati dai giovani sono la risposta al degrado. Questa maggioranza è impegnata a rendere la città fruibile, vivace, per questo ragionare solo su limitazioni di orario ci sembrava limitativo.
Ci sono tre diversi diritti da tutelare, quelli di chi vuole riposare sono i più vulnerabili perciò partiamo da loro, ma senza dimenticare chi investe denaro e produce reddito e occupazione, e chi vuole vivere la città. La Ztl notturna, limitando il traffico risolverà una parte dei problemi e contrastare la vendita di alcolici senza autorizzazione riafferma la certezza del diritto.

Michele Curto – Sel: Condivido gli interventi di Appendino e Paolino perché rivelano, nella diversità delle nostre culture una comune idea della città. San Salvario è come divisa in due: una parte ha la movida, l’altra no e chi vi abita ne vorrebbe forse un po’: per esempio le luci accese un po’ più a lungo. Tutto bene quel che finisce bene: una discussione iiziata con chi ordinava, chi benediceva e tutti ad ubbidire è finita con mezza marcia indietro ed una sana concertazione

Nella sua replica, l’assessore Mangone ha ricordato che non deve esservi criminalizzazione di chi vive la città di notte e che alcune posizioni sebbene inquadrabili nel ruolo di chi è all’opposizione, non sono praticabili. E’ infatti responsabilità della Giunta cercare un punto di equilibrio tra interessi in parte contrapposti. Peraltro, ha aggiunto Mangone “in Italia c’è la liberalizzazione e un Ente Locale si muove nel quadro di norme nazionali. Il Sindaco può firmare un’ordinanza di questo genere motivandola con la tutela della salute dei cittadini, lo può fare solo per periodo limitato di tempo e non può estenderla a tutto il territorio cittadino”.
“La limitazione degli orari era già stata annunciata come parte di una serie di provvedimenti integrati che ora sono una realtà concreta. Anche l’istituzione della Ztl notturna, a fronte dei costi delle telecamere e delle 10 porte di accesso della zona interessata, può trovare alternative attraverso l’uso di segnaletica ed il controllo ed il sanzionamento in caso di violazioni”.
Infine Mangone ha ricordato che la movida non è un fenomeno lasciato ad una crescita spontanea e che vi è stata un’azione programmatoria. A questo proposito l’Assessore ha citato la delibera che limita l’apertura di locali che disturbano maggiormente la quiete come i bar automatici con superfici interne inferiori ai 50 metri quadrati, e l’individuazione di possibili zone di espansione della vita notturna della città, in piazza della Repubblica e nella galleria Umberto I.

Piero Fassino – Sindaco: Intendo chiarire che la proposta qui presentata dall’assessore Mangone è un programma di interventi per tutelare tre diritti: il diritto al lavoro per gli esercenti, il diritto allo svago per i cittadini e il diritto alla tutela della quotidianità e del sonno per i residenti. Uno sforzo, dunque, per dare un maggior governo della vita notturna della città. Si rafforzerà il presidio del territorio da parte del ‘pattuglione’ interforze, si anticiperà la pulizia stradale all’orario di chiusura dei locali, si attiverà una ZTL notturna per ridurre l’affollamento di auto. E si introducono limiti agli orari di esercizio: la vendita di alcolici senza somministrazione dovrà terminare alle ore 24; ogni attività di somministrazione esterna ai locali dovrà terminare entro le 2 e in ogni caso tutte le attività – anche all’interno – dovranno terminare entro le 3. E a ogni locale viene fatto obbligo di dotarsi di personale dedicato a far rispettare norme e orari.
L’obiettivo che ci poniamo è trovare un punto di compatibilità tra esigenze diverse, sapendo naturalmente che ogni misura ha efficacia in quanto ogni persona assume comportamenti ispirati da civismo e rispetto delle regole. E sarà nostro dovere far rispettare e applicare le misure intraprese.
Nella replica il Sindaco ha posto l’accento sul fatto che il Regolamento comunale sui dehors dovrà essere revisionato. E ha spiegato che, in prospettiva, la vita notturna torinese – oggi presente in alcune zone della città (Murazzi, San Salvario, Vanchiglia e Quadrilatero romano) – dovrà organizzarsi in luoghi urbani (village) che non determinino impatti così pesanti come oggi. Un buon esempio è quello di piazzale Valdo Fusi, luogo dove il contesto ambientale, caratterizzato da scarso numero di residenti, consente attività di movida senza impatto rilevante. 

 

(Fonte: www.comune.torino.it)