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I CAPOLAVORI DELL’ACCADEMIA NAZIONALE DI SAN LUCA. AL FORTE DI BARD OLTRE CENTO OPERE PROVENIENTI DALLA PRESTIGIOSA COLLEZIONE ROMANA DI PALAZZO CARPEGNA

Da Raffaello a Balla al forte di Bard

di ilTorinese pubblicato giovedì 13 luglio 2017

 

FINO AL 7 GENNAIO 2018

Bard (Aosta)

Da Raffaello a Balla. Si cavalcano cinque secoli di eccezionale storia dell’arte, visitando la mostra in corso al Forte di Bard ( certamente oggi fra i poli artistico-culturali più interessanti a livello nazionale, e non solo) fino al 7 gennaio del prossimo anno. Datate dal XVI al XX secolo, sono 115 le opere in rassegna concesse in prestito al Forte valdostano dall’Accademia Nazionale di San Luca, una delle più antiche e importanti istituzioni culturali italiane, fondata a Roma da Federico Zuccari nel 1593 e che vanta oggi oltre mille dipinti, trecento sculture, più di cinquemila disegni e stampe e medaglie raccolte nella sede di Palazzo Carpegna attraverso concorsi, doni e lasciti di accademici e collezionisti privati. Curata da Vittorio Sgarbi, Francesco Moschini e Gabriele Accornero, la rassegna è ospitata nelle sette sale delle “Cannoniere” (le più prestigiose dell’antica roccaforte sabauda) seguendo un andamento cronologico attraverso il quale si alternano oli su tela, tavole, bronzi, terrecotte e gessi di notevole interesse storico e artistico appartenenti soprattutto al Sei e Settecento. Mostra grandiosa, per la quantità – mai prima d’ora un corpus tanto ricco di opere aveva lasciato in un sol colpo Palazzo Carpegna – e la

 

“grandezza” dei pezzi esposti, capace di emozionare fin da subito, al via di un percorso che si apre con una replica frammentaria del “Putto reggifestone” (1511-1512) attribuito a Raffaello Sanzio e parte dell’affresco “Il Profeta Isaia”, il più michelangiolesco di Raffaello, commissionato all’Urbinate dal protonotaro apostolico Giovanni Goritz e conservato nella Basilica di Sant’Agostino a Roma. Capolavoro assoluto, insieme ad altri che documentano, fra Toscana e Veneto, i due centri rinascimentali d’eccellenza per quanto riguarda l’arte italiana, con opere del manierista fiorentino – nonché ritrattista ufficiale alla corte di Cosimo I de’ Medici – Agnolo Bronzino e del fiammingo (attivo soprattutto a Firenze) Giambologna, insieme ad altre firmate da Jacopo da Bassano e da Palma il Giovane. Dal Cinquecento al Seicento, il secolo del Barocco è rappresentato in tutto il suo esuberante splendore da opere del Guercino, dall’”Allegoria della Fortuna” con corona in mano, dipinto della maturità (1637) del bolognese Guido Reni e dal possente modello in terracotta per il “Leone” della Fontana dei Quattro Fiumi ( posta al centro di piazza Navona a Roma) realizzata da Gian Lorenzo Bernini nel 1651 su commissione di Papa Innocenzo X. Del Seicento, a Bard si possono ammirare anche capolavori di pittori fiamminghi e olandesi, fra i quali Peter Paul Rubens (“L’Abbondanza coronata dalle Ninfe”) e Anton Van Dyck con la sua simbolica “Vergine con angeli musicanti”, eseguita dal pittore durante uno dei suoi soggiorni romani fra il 1622 e il 1623. Il veneziano Giovan Battista Piazzetta e le splendide vedute archeologiche del piacentino Giovanni Paolo Pannini ben rappresentano la sezione dedicata al Settecento, che si chiude con il bellissimo olio di Angelica Kauffmann (nata in Svizzera, cresciuta in Austria e romana per scelta di vita), “L’Allegoria della speranza” che nel 1763 le spalancò le porte, a soli 23anni, dell’Accademia di San Luca. Sotto il segno del “ritratto” si snoda invece la sezione dell’Ottocento, con dipinti e sculture su cui primeggiano i gessi neoclassici del “nuovo Fidia” Antonio Canova e l’imponente “Atleta Trionfante” di Francesco Hayez, che nel 1859 realizzerà il famoso “Bacio”, conservato a Brera e considerato il manifesto dell’arte romantica italiana. A chiudere la rassegna, opere degli Scapigliati milanesi, da Tranquillo Cremona a Federico Faruffini, insieme a due oli, assai lontani dall’avventura futurista e così “magici” che non smetteresti mai di guardarli del torinese Giacomo Balla: il grande “Contadino” (di stampo divisionista) del 1902 e un intenso “Autoritratto” del 1950, perfino dolente con quella giovane figura femminile riflessa alle spalle che inesorabilmente accentua la distanza con l’immagine gravata dal tempo del vecchio artista.

Gianni Milani

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“I capolavori dell’Accademia Nazionale di San Luca. Da Raffaello a Balla”

Forte di Bard (Aosta), tel. 0125/833811 – www.fortedibard.it

Fino al 7 gennaio 2018

Orari: da mart. a ven. 10/18; sab. e dom. 10/19; dal 31 luglio al 3 settembre, da lun. a dom. 10/21

 

 

 

 

 

Le immagini:

– Raffaello: “Putto reggifestone”, affresco, 1511-1512
– Gian Lorenzo Bernini: “Leone”, terracotta, 1651
– Anton Van Dyck: ” Vergine con angeli musicanti”, olio su tela, 1622-1623
– Angelica Kauffmann: “Allegoria della speranza”, olio su tela, 1763
– Francesco Hayez: “Atleta trionfante”, olio su tela, 1813
– Giacomo Balla: “Autoritratto”, olio su tela, 1950