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Da piazza Rebaudengo a Borgo Po passando per il centro. Che bella Torino!

di ilTorinese pubblicato lunedì 29 febbraio 2016

mole vittoriotosettoSTORIE DI CITTA’ / di Patrizio Tosetto

Eclettica questa città, miseria e nobiltà mischiate. Una lunga passeggiata per sentirmi appagato. Nonostante la pioggia, anzi forse grazie alla pioggia, ancora più bella

Oggi a Torino piove. Quando piove tutto si veste del grigio. La città diventa proprio un film in bianco e nero, di quelli vecchi che ti fanno star male, dove malinconia e nostalgia si mischiano. Memoria è sapere, memoria è ricordo. Sono partito a piedi da piazza Rebaudengo ben coperto e con l’ombrello, indeciso se camminare o prendere un mezzo pubblico.

cavallo bronzoHanno “vinto” i pensieri, ha vinto il ricordo di ciò che è stato letto o raccontato, ha vinto ciò che ho vissuto. Via Renato Martorelli, comandante partigiano a cui è intitolata la locale sezione dell ‘Anpi ( Associazione partigiani ) il cui presidente , è il mitico novantenne Palmiro Gonzato giovanissimo sappista veneto immigrato dopo la guerra. In barriera, dopo 70 anni è ancora vivo il ricordo, la voglia di ricordare.

Una volta il riscaldamento era a carbone. lo trasportavano in carretti che transitavano per questa via. ogni 50 metri una pjola. Molte volte il carrettiere s’addormentava, ed il cavallo si fermava dove il padrone era d’abitudine fermarsi. il pjolista non sentendo più il rumore degli zoccoli urlava: Cesareeee!!!! un bel bicchiere di rosso, preferibilmente dolcetto o barbera e poi via.

Ora si alternano bar a nuove drogherie e vinerie. Non si vende più vino sfuso, non si sente più il rumore degli zoccoli, non si sente il vociare dei giocatori di carte. tante diverse razze. Costeggio il muro e vedo strani personaggi. Chi utilizza la carrozzella come un carrello. Pulisce la pioggia e si arriva in Piazza Crispi. Qui nel 1853 fu istituito il dazio spostato nel 1913.. Fu la fortuna della Barriera dellìEMME. sviluppo artigianale, industriale ed edilizio. all’inizio di via Leini, il bordello di terza classe abolito nel 1959 con la legge Merlini.balon2

Nei piccoli portici di corso Giulio Cesare angolo corso Emilia gli immancabili senza tetto. Parlano tra loro in slavo.Sul ponte Mosca, nel ’17 i soldati contadini sparano sulla folla operaia che chiedeva più pane.E la Ciriè Lanzo, stazione dove i nazi-fascisti riempivano i treni di deportati. Qui per me un dolce ricordo. Di sabato si lavorava ancora. Quando andavamo in montagna, aspettavano mio padre che lavorava alla Grandi motori. Sempre mezz’ora prima sulle carrozze di legno. sempre con gli immancabili panini dietro. Gli correvo incontro ed il suo viso fresco con il giaccone che “profumava” di fuliggine.

Poi il “lungo viaggio” fino a Germangano, durato ben 40 minuti. poi il pullman per Viù. ricordi impagabili. La solita confusione di Porta Palazzo aumentata dalle auto in doppia e tripla fila. Rumori da una banda musicale mi attraggono verso il Municipio. Accidenti….dimenticavo… 10 anni dalle Olimpiadi invernali. Nonostante la pioggia, aria di festa, staffetta per tutta la città. Festa tutto il giorno! Un successo.

castello piazzaContinua a piovere ed i portici, un toccasana, dall’Armeria Reale fino a piazza Vittorio un insieme. Ci si attarda nel leggere i titoli dei libri sulle bancarelle. Turisti e torinesi che amabilmente passeggiano. Anche loro, come continuità con le periferie: i senza tetto, con qualche monetina vicino. Una via Po senza auto parcheggiate, preludio per il pomeriggio. Si apre la visuale su Piazza Vittorio, la più grande piazza d’Europa. Solo Palmiro Togliatti, subito dopo la guerra, ha avuto l’ardire e l’onore di riempirla per un suo comizio. Altri tempi. E poi Gran Madre, austera ed anche un po’ sinistra, uno dei punti esoterici di questa nostra città. e mi rendo conto d’essere passato all’inizio di Via Milano, nel piccolo slargo, ho percorso un lato del triangolo magico.

Ho conosciuto Giuditta Dembech nel 1980, giornalista dell’allora Stampa Sera, ad un dibattitomole cavallerizza organizzato dai giovani comunisti al Festival Nazionale dell’Unità. Perplesso sul risultato finale, piena di gente, che ci ha fatto conoscere una Torino non solo operaia.E poi questo oltre Po che assomiglia ad un paesone. Capannelli  di persone che amabilmente chiaccherano dando al tempo un’altra dimensione…

Eclettica questa città, miseria e nobiltà mischiate. Una lunga passeggiata per sentirmi appagato. Nonostante la pioggia, anzi forse grazie alla pioggia, ancora più bella. Da piazza Rebaudengo a Borgo Po passando per il centro. Dimenticavo, 10 anni fa ho percorso via Po a Piedi, un salotto pulitissimo, nessuna cartaccia. Oggi qualche sporcizia, ma questa nostra Torino è sempre bella.

(Foto: il Torinese)