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“Cristiani iracheni: la fede nella persecuzione”

di ilTorinese pubblicato domenica 9 novembre 2014

Iraq esodo Incontro in Facoltà Teologica a cura di Fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS)


Nei giorni scorsi,  nell’Aula Magna della Facoltà Teologica – in via XX Settembre 83 – si è tenuto un incontro dal titolo «Cristiani iracheni: la fede nella persecuzione». L’incontro era organizzato dalla Fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS) con il patrocinio dell’Ufficio della Cultura della Diocesi di Torino.

 

Dopo i saluti iniziali di monsignor Valter Danna, vicario generale della Diocesi di Torino, è intervenuto Massimo Ilardo, direttore di Aiuto alla Chiesa che Soffre-Italia, per presentare l’ultima edizione del Rapporto ACS sulla libertà religiosa nel mondo in uscita il 4 novembre 2014.

 

Nato nel 1999, il Rapporto – giunto quest’anno alla XII edizione – fotografa il grado di rispetto della libertà religiosa in 196 Paesi con attenzione non soltanto alla situazione delle comunità cristiane ma a quella dei fedeli di ogni credo. Il Rapporto rappresenta la doppia missione di ACS che sin dalla fondazione nel 1947 ha saputo coniugare il sostegno alla pastorale della Chiesa e la denuncia delle persecuzioni religiose e delle limitazioni alla libertà religiosa in tutto il mondo.

 

E’ seguito l’intervento di Pascale Warda, già Ministro iracheno per le Politiche migratorie e fondatrice Società Irachena per i Diritti Umani. L’attivista ha raccontato la drammatica situazione dei cristiani e degli appartenenti alle altre minoranze religiose, a seguito della conquista di vaste aree dell’Iraq da parte dei jihadisti dello Stato Islamico.

 

120mila cristiani iracheni sono ora rifugiati nel Kurdistan in attesa di conoscere quale sarà il loro futuro. Sono passati ormai più di quattro mesi dall’inizio dell’avanzata dello Stato Islamico, che per migliaia di famiglie ha significato dover abbandonare la propria casa e la propria vita in cerca di salvezza. Questa drammatica crisi è tuttavia soltanto l’ennesimo capitolo di una dolorosa storia di persecuzione, che negli ultimi anni – e in particolar modo dall’inizio della guerra nel 2003 – ha portato più di un milione di cristiani ad abbandonare l’Iraq.

 

Aiuto alla Chiesa che Soffre – che sostiene la Chiesa irachena dal 1983 – è stata sin da subito al fianco dei cristiani e della popolazione irachena. Il 19 giugno 2014, appena 10 giorni dopo la presa di Mosul da parte dello Stato Islamico, la fondazione pontificia ha stanziato un primo contributo di 100mila euro, cui ne è seguito un altro, della stessa entità, nello scorso agosto. In questi mesi diverse delegazioni di ACS hanno visitato il Kurdistan iracheno per mostrare vicinanza alla Chiesa e alla popolazione, e al tempo stesso studiare un piano efficace di aiuti.

 

Inoltre ad ottobre è stato approvato un piano straordinario di aiuti per l’Iraq, per un valore di quattro milioni di euro. Sono diversi i progetti finanziati che aiuteranno gli oltre 120mila rifugiati cristiani a far fronte all’imminente inverno. Tra questi, forniture di cibo e alloggi per i rifugiati, e otto scuole prefabbricate che permetteranno a circa 15mila bambini di continuare a studiare.

 

«La più grande sfida davanti alla morte in ragione della fede è continuare a vivere nella fede sempre, anche in quel breve momento che ci separa dalla morte» (Monsignor Emil Shimoun Nona, arcivescovo caldeo di Mosul).

 

“Aiuto alla Chiesa che Soffre” (ACS), Fondazione di diritto pontificio fondata nel 1947 da padre Werenfried van Straaten, si contraddistingue come l’unica organizzazione che realizza progetti per sostenere la pastorale della Chiesa laddove essa è perseguitata o priva di mezzi per adempiere la sua missione. Nel 2013 ha raccolto oltre 88,3 milioni di euro nei 17 Paesi dove è presente con Sedi Nazionali e ha realizzato 5.420 progetti in 140  nazioni.