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Sinistra sbrindellata con il Pd nel marasma più totale. Imprenditori che vagano alla ricerca di Diogene. Con i sindacati dei lavoratori divisi su tutto

Così è se vi pare. La classe dirigente pirandelliana

di ilTorinese pubblicato venerdì 7 dicembre 2018
STORIE DI CITTA’ di Patrizio Tosetto
Sono stati “cattivelli” Confindustria e  il mondo cooperativo ed imprenditoriale nel non volere invitare i politici alla assise pro Tav di Torino.  Dicono che non vogliono essere strumentalizzati dal sistema dei partiti.  E intanto Toninelli conferma la sua politica dilatoria per giocarsi politicamente e soprattutto elettoralmente la carta dell’almeno aver interrotto l’opera. Costerà un sacco di soldi a noi italiani. Per lui un dettaglio, visto che sta cercando con Giggino di salvare il salvabile di un rapporto totalmente incrinato tra il Nord produttivo e i pentastellati. Con i più che continuano a dirgli che senza Nord produttivo è difficile se non impossibile pagare al Sud il reddito di cittadinanza. Tant’è.  I ” cattivelli “, almeno quelli torinesi, il peccatuccio di aver appoggiato l’Appendino non lo possono cancellare. Rimane il dubbio se si tratti di rimpianti o rimorso. Bartolomeo Giachino crede ancora nella politica. Fieramente presenta le firme raccolte al Ministro Matteo Salvini. Chi si ferma è perduto. Anche se mi sembra una commedia pirandelliana. Solo che (appunto) è una commedia e non una compagine governativa che dispone di  miliardi di euro e posti di lavoro. L’attesa  è verso la manifestazione No Tav dell’8 dicembre no Tav. Non che aggiunga qualcosa . Anche lei si inserisce nella commedia pirandelliana. Sperando che rimanga all’interno della legalità. Sono dubbioso ma non voglio fare l’uccello del malaugurio. Gli anarcoidi alla testa del corteo non sono un buon auspicio. Leghisti sotto pressione e Forza Italia che arrancante urlacchia: ti prego, Matteo Salvini, rinsavisci se no qui salta tutto. Pentastellati in cerca di un autore. Sembrerebbe sia ritornato il tempo del PD.  Ma nulla da fare. Il loro masochismo è oramai acclarato e al congresso nazionale si è materializzata  la concreta possibilità del ritiro di Marco Minniti.  Che figuraccia. Ha retto e contrastato il Massimo D’Alema. E’ stato tra i più apprezzati ministri degli interni, ma il Fiorentino proprio non riesce a sopportarlo. Matteo Renzi che in nome della rottamazione candida Marino.  Ma si sa,  la coerenza ultimamente non è apprezzata da molti. Almeno dai più del PD. Almeno qui in Piemonte. Ma una sparuta pattuglia non ci sta. Poi staremo a vedere se sarà sparuta. Candidatura della sinistra: Paolo Furia da Biella, laureato in filosofia e soprattutto giovane. Giovanissimo per l’ età media dei politici di sinistra. Ex segretario del Pd di Biella. Come diceva mia madre: ha studiato ed è borsista all’ Università. Cosa non da poco in questa valle desolante di dilagante ignoranza. Pure giovane ma con decennale esperienza politica. Sembra un miracolo tirato fuori dal cilindro da Anna Rossomando e Andrea Giorgis, sopravvissuti alle purghe renziane. Da sempre e per sempre progressisti e di sinistra. Mi ripeto  che magari ce la può fare. La diaspora dei Fassiniani potrebbe portare qualcosa. Così Paola Bragantini è molto ma molto arrabbiata con Matteo Renzi che le ha imposto una candidatura nella sua zona preferendo altri o altre con Piero Fassino che si voltava da un altra parte. Poi (magari) fare la taxista è un altro modo per fare politica. Persino Nadia Conticelli  parla del suo vecchio e superato amore politico per Piero Fassino.  Quel Piero Fassino che si porterà dietro la responsabilità di aver salvato il Matteo Renzi.  Responsabile di aver nobilitato Gallo e Laus fino ad alcuni anni fa presenti ma sicuramente non centrali come ora. Loro non scherzano, hanno voti consensi ed iscritti. Cosa non da poco quando si vota. Famiglia Gallo sicuramente stizzita della non candidatura di un Junior Gallo.  Garantisce Mauro Laus. E loro se ne faranno una ragione. Una ragione contrattata. Sono nel giro e nel giro rimarranno. Se poi Renzi se ne andrà da qualche altra parte lo seguiranno.  Vinceranno comunque e vinceranno in tutto il Piemonte che era del PD. Vincere le elezioni è altra cosa. Le organizzazioni imprenditoriali piemontesi sono rimaste profondamente deluse dall’incontro con il governo.  Che cosa si aspettassero dalla banda dei quattro. Conte – Di Maio Toninelli – Castelli? L’hanno detto in mille modi . Loro la Tav non la vogliono. Capisco, sono andati a farsi una gita a Roma. In fondo nella capitale si continua a mangiare bene. Città caotica ma pur sempre bella. Ma se volevano portare qualcosa a casa il giro lo dovevano fare a Bruxelles. Città meno bella di Roma dove non si mangia bene come nella nostra capitale. Città dove si è deciso di fare quest’ opera nel lontano 1993. Il non volere essere strumentalizzati e chiedere qualcosa a qualcuno che non sa e non vuole rispondere non ha funzionato. Dunque gli imprenditori locali hanno toppato. Ed anche di brutto. Hanno chiesto a chi non vuole fare, quando intende ripartire . Matteo Salvini esorta: calmi vi assicuro, dopo le europee e le amministrative sbocchiamo tutto. Con le buone o le cattive. Fidarsi è bene ma non fidarsi è meglio. Bisogna muoversi a livello di Regione Piemonte. Bisogna muoversi a livello di centro Nord. Una cosa sarà  allora chiara. Emilia Romagna, Liguria ,Lombardia e Piemonte vogliono la Tav .E sicuramente le maggioranze in queste regioni saranno pro Tav. I pentastellati hanno raggiunto i loro obbiettivi. Dopo la mini riforma sul mercato del lavoro l’occupazione diminuisce e diminuirà ulteriormente. A Torino siamo alla canna del gas.  Cara classe dirigente – tutta la classe dirigente –  non potete più sbagliare. Ad essere allegri si passa per velleitari. I pentastellati sono totalmente inadeguati, i leghisti sull’orlo di una crisi di nervi. Forzisti senza leghisti non hanno la bussola per sapere  dove andare. Sinistra sbrindellata con il Pd nel marasma più totale. Imprenditori che vagano alla ricerca di Diogene. Con i sindacati dei lavoratori divisi su tutto. Mala tempora currunt.
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