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ome tutti sanno al restringimento del mercato edilizio e alla mancanza di risorse pubbliche si assommano difficolta' burocratiche

Cosa possono fare gli architetti per la città

di ilTorinese pubblicato venerdì 16 giugno 2017
STORIE DI CITTA’  / di Patrizio Tosetto
Possiamo definirli quasi i “magnifici 15″…rubacchiando un po’ dai film del passato. Ecco una nuova lista che si e’ formata per le elezioni dell’Ordine architetti della provincia di Torino Si presentano con l’accattivante titolo l’Alternativa. Coordinamento di Paola Valentini e Giorgio Giani presidente della Fondazione architetti. Sono  in 15 in rappresentanza dei vari filoni professionali con una buona amalgama tra l’esperienza dettata dall’anzianita’ e i giovani con tanta e tanta voglia di fare. Molte cose sono cambiate negli ultimi 60 anni. Nei primi anni ’60 erano 230 i professionisti.E bastava una assemblea per eleggere o rappresentanti.Ora sono piu’ di settemila solo nella provincia di Torino. I seggi sono aperti per tutta la settima con l’obiettivo di raggiungere il quorum dei votanti. Ogni settimana nell’ultimo mese si sono incontrati per la campagna elettorale. Li incontro nello  studio di Paola Valentini che mi spiega in cosa e’ cambiata la professione. Di un archietto ” guardiano” del bello e funzionale. Chiedo a Giorgio Giani : dopo i fatti di piazza San Carlo cosa puo’ fare o dire l’Ordine? Come tutti sanno al restringimento del mercato edilizio e alla mancanza di risorse pubbliche si assommano difficolta’ burocratiche per l’uso del territorio e definizioni urbanistiche.
“Rispetto a un certo immobilismo noi vogliamo rivitalizzare la parte propositiva dell Ordine”.
Ambiziosi… dico!Sia Paola che Giorgio sorridono e’ confermando ambizione: ci tengono nel sottolineare “esserci per tutti e non solo per qualcuno”. Dunque il primo compito sta nel sollecitare le istituzione e la politica nel fare. Ad esempio un coretto uso di finanziamenti europei.
Insomma, continuano le difficolta’ da superare anche con un po’ di ambizione nelle proposte .
Questa volta sorrido io pensando: che coraggio ci vuol,e proprio per le attuali difficoltà,  e si puo’ – e forse si deve – buttare cuore e  intelligenza oltre l’ostacolo.