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COOPERAZIONE IN PIEMONTE

Coop, un volano per l’economia del territorio

di ilTorinese pubblicato mercoledì 15 giugno 2016

Le cooperative sociali si confermano un volano per l’economia del territorio piemontese e del Paese

 

cooperative

Di Paolo Pietro Biancone*

 

 

Le cooperative sociali si confermano un volano per l’economia del territorio piemontese e del Paese. In Piemonte, secondo l’albo delle cooperative, ne risultano attive circa 600, tra cooperative di tipo A, che gestiscono servizi socio-sanitari ed educativi, B, che gestiscono attività diverse (agricole, industriali, commerciali o di servizi), finalizzate all’inserimento lavorativo di persone svantaggiate e C, tipicamente consorzi sociali. Le cooperative sono particolari tipologie di società che non inseguono uno scopo di lucro, bensì sono tese a realizzare un’attività produttiva qualitativamente e quantitativamente rispondente alle esigenze dei soci. Le medesime, pertanto, “realizzano un processo produttivo rivolto a fornire beni, servizi, redditi ai soci con la minor spesa possibile, ma senza diretti obiettivi di lucro”. Le cooperative sociali sono imprese che nascono con lo scopo di perseguire l’interesse generale della comunità per la promozione umana e per l’integrazione sociale dei cittadini. Il loro peso è rilevante e determina un esempio di favorevole coniugazione di valori aziendali con valori etici. Le cooperative sociali – In Italia oltre 12mila – risultano poche, ma ben strutturate in termini occupazionali, assorbendo oltre 320mila posti di lavoro in termini di addetti, a cui si aggiungono altre 44.500 circa figure “atipiche” (lavoratori esterni e temporanei). Il volontariato è invece meno rilevante (poco più di 42mila), a dimostrazione dell’ibridazione che connota questa particolare tipologia produttiva, che pur facendo parte del non profit, incorpora comunque i processi produttivi tipici della cooperazione che si fondano maggiormente sull’impiego di occupati. Resta comunque determinante anche il contributo alla crescita occupazionale totale nel non profit fornito dai settori corrispondenti all’assistenza sociale e protezione civile (+73.561 addetti), alla sanità (+37.450) e all’istruzione e ricerca (+15.923). La forte specializzazione settoriale delle attività senza scopo di lucro non trova uguale riscontro in termini geografici. Sul territorio italiano, infatti, le istituzioni non profit incidono, sul totale delle unità (imprese e istituzioni pubbliche, oltre a quelle non profit) per una quota più omogenea e pari a circa il 6- 7%, con punte del 7,3% nel Nord-Est e valori leggermente più esigui in riferimento al Nord-Ovest e al Mezzogiorno (6%). In termini di lavoratori (addetti, lavoratori esterni e temporanei), stante una dimensione media inferiore delle unità produttive rispetto alle imprese e al settore pubblico (senza contare l’apporto decisivo del volontariato), le quote percentuali di assorbimento sono generalmente inferiori, con il Nord-Ovest che in questo caso si posiziona ai vertici nel panorama nazionale, grazie ad un’incidenza dei lavoratori nel non profit sul totale dei lavoratori (imprese, settore pubblico e non profit) della ripartizione del 5,1%, ben superiore a quella delle regioni centrali (3,8%) e poco più alta di quella del Nord-Est (4,9%). L’ulteriore peculiarità delle cooperative sociali è la presenza anche di volontari come risorse umane, che aiutano a raggiungere le missioni aziendali. È interessante scoprire che esiste una corrispondenza tra l’impiego di risorse umane nel settore (intesa come incidenza di lavoratori e volontari ogni mille abitanti) e la ricchezza prodotta annualmente dal territorio (prodotto interno lordo per abitante a prezzi correnti). Secondo l’analisi di UnionCamere, l’indice di correlazione, calcolato sui dati regionali, tra le due grandezze, infatti, appare decisamente elevato (0,74), con le regioni del Centro-Nord, ad esclusione dell’Umbria, che si posizionano tutte nel quadrante in alto a destra del grafico di seguito riportato, che raccoglie i valori superiori alla media nazionale per entrambi gli indicatori analizzati. Le motivazioni di ciò sono ovviamente molteplici, ma comunque riassumibili nella doppia veste che il non profit ricopre, nella società e nell’economia: di supporto alla popolazione e di miglioramento delle condizioni di disagio per le fasce più deboli; di complementarietà alle aziende, posizionandosi in mercati di nicchia o non coperti, creando redditi e occupazione in ambiti in cui le imprese non reputano conveniente investire, aggiungendo ricchezza creata a quanto normalmente fatto dal settore privato; arricchendo l’offerta di beni e servizi (nuovi, diversi, etici), in settori dove sono presenti già le imprese private. L’attenzione gestionale richiesta alle Cooperative è forte: agli amministratori il compito di gestire con senso etico e di amministrare con responsabilità e trasparenza. In questo campo, soprattutto, occorrono strumenti di rendicontazione che aiutano a una gestione responsabile e trasparente, che sia a portata di comprensibilità di tutti i portatori di interesse, in particolari soci lavoratori e volontari. Lo slogan è conoscere per deliberare.

*Professore Ordinario di Economia Aziendale

Coordinatore del corso di dottorato in Business & Management dell’Università di Torino