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Nei cinque giorni del Festival le presenze sono state 45.000

Club To Club 2016 vince tra avanguardie, capisaldi e varietà musicale

di ilTorinese pubblicato mercoledì 9 novembre 2016

Si è chiusa positivamente la lunga, intensa ed eclettica sedicesima edizione del Club To Club, sia per le presenze che per la qualità degli spettacoli portati sul palco. Nei cinque giorni del Festival le presenze sono state 45.000, provenienti da 33 paesi del mondo. Davvero interessanti sono stati gli eventi collaterali all’AC Hotel by Marriot, tra tutti l’Absolut Symposium con i suoi workshop e focus con alcuni degli artisti ospiti. Menzione speciale per Secret Rooms, un viaggio tridimensionale tra musica e cocktail sperimentali a cura di Absolut.

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Vi segnaleremo gli artisti, a parer nostro, più interessanti per performance e successo di pubblico. La scoperta della serata di giovedì 3 è stata sicuramente il produttore, musicista e dj venezuelano Arca. Performance atipica per quel che ci si aspettava da lui o meglio per quello che non ci si aspettava, che cantasse. Si inizia con una struggente canzone su una base fatta solo da un effetto sonoro disturbante che ci distrae. Il dj-set di Arca è stato un carnevale sonoro non per la presenza del ritmo di samba, ma per la varietà di suoni e per come questi smuovevano il pubblico. A chiudere il cerchio della performance gli altrettanto atipici visual a cura di Jesse Kanda: animali che partoriscono, membrane umane o animali osservati dall’interno con strumenti tecnici, barbagianni che fissavano il pubblico. Una performance che mostrava due facce musicali, quella dell’elettronica classica e quella della contaminazione. Doppio anche l’atteggiamento di Arca, scatenato nel ballare con reggicalze e stivali con tacco e drammatico nel cantare.

La serata di venerdì è stata bella carica, spiccano tra gli altri gli Swans con il loro live fuori dal comune che sfora la timetable, Nick Murhpy nuovissimo progetto del cantante australiano Chet Faker e il francese Laurent Garnier. Pollice in su per Nick che si da all’elettronica senza cantare e citando se stesso, niente di eclatante, solo suoni dritti e puliti che il pubblico ha accolto benissimo. Epiche le tre ore di musica del francese Garnier, hanno fatto scatenare veramente tutti. Si chiude al buio con suoni distorti e ritmi imballabili con Autechre, un’esperienza extrasensoriale. Si torna a casa stanchi ma soddisfatti.

L’ultima serata si è presentata con un’incertezza di scelta tra Dj Shadow e Daphni perché si esibivano alla stessa ora. La sala gialla strapiena, con una coda che attendeva il defluire per entrare, ci fa optare per il californiano Dj Shadow al ventesimo anniversario di carriera. Particolarissimi i visual che si spalmano su tre grandi schermi ma anche sopra le nostre teste. Poi è arrivato l’immenso Jon Hopkins che la sua musica te la sbatteva dritta in faccia senza compromessi.  Menzione speciale in positivo per l’unicorno che librava nell’aria e in negativo per la cassa dritta apparsa sporadicamente. Un bilancio positivo per la musica, le performance e la varietà di un Festival che ha saputo portare sul palco avanguardia e capi saldi della musica internazionale.

 

Federica Monello

(foto Club to Club)

 

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