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E' POLEMICA DOPO LE DICHIARAZIONI DEL MINISTRO

Cinecittà val bene una Mole?

di ilTorinese pubblicato sabato 5 luglio 2014

franceschinicinecitta Franceschini ha proposto di creare un museo nazionale del  cinema a Roma, ma è già polemica. Salviamo gli studi cinematografici romani ma non al prezzo del museo di Torino

 

«In Italia abbiamo un bellissimo museo del cinema a Torino ma è un museo che parla del cinema di tutto il mondo, dai fratelli Lumière a oggi. Credo ci sia invece bisogno di un luogo attrattivo anche per i giovani, in cui si racconta la meravigliosa storia del cinema italiano. E un museo nazionale del cinema italiano non può che essere a Cinecittà, luogo dove il nostro cinema è nato. È un progetto su cui stiamo lavorando, costruendo il più possibile livelli di integrazione tra le diverse istituzioni».

 

Dopo le dichiarazioni del ministro Dario Franceschini sulla possibilità di far nascere a Cinecittà un Museo Nazionale del Cinema Italiano viene spontaneo fare una riflessione sul motivo per cui il museo è qui a Torino e non avrebbe alcun senso crearne un doppione a Roma. Il cinema, come ribadito in un nostro precedente articolo comparso nella rubrica via Po 33, nasce a Torino, quando Ambrosio, Itala, Pasquali, Fert, Gloria e molte altre case di produzione, quasi una trentina alla fine degli anni Dieci, si sfidano a colpi di film, proponendo prodotti di respiro internazionale, si pensi a Cabiria (G.Pastrone, 1914), di cui si festeggia quest’anno il centenario. Sempre a Torino nel corso dell’Expo 1911 si tiene uno dei primi festival cinematografici con la vittoria dell’Ambrosio con ben due film La Vita delle Farfalle (R. Omegna,1911), che vanta la sceneggiatura del poeta Guido Gozzano, e Nozze d’Oro (L. Maggi, 1911). Maria Adriana Prolo, fondatrice e collezionista che ha ideato il museo già nel 1941 aveva pensato a Torino proprio per queste ragioni e si era battuta a lungo.

 

Tutto ha inizio con l’articolo “Torino cinematografica prima e durante la guerra (Appunti)” da lei pubblicato sulla rivista “Bianco e Nero” nel 1938, in seguito, nel 1941 comincia a raccogliere materiali e documenti relativi alle produzioni torinesi che avevano fatto conoscere Torino in tutto il mondo. L’idea di costituire il museo è sempre di quell’anno con l’obiettivo di «raccogliere, conservare ed esporre al pubblico tutto il materiale che si riferisce alla documentazione e alla storia delle attività artistiche, culturali, tecniche e industriali della cinematografia e della fotografia» sono le sue stesse parole con cui fonda l’Associazione Museo Nazionale del Cinema.  Ma è solo nel 1953 che il museo trova una sua sede, dopo la guerra e molti anni di attesa. A Palazzo Chiablese apre il Museo Nazionale del Cinema che sarà lì collocato fino al 1985, quando verrà chiuso per messa a norma degli edifici a seguito dell’incendio dello Statuto (1983). L’attuale cornice del Museo Nazionale del Cinema di Torino, la Mole Antonelliana, è recente, si parla del 2000, quando il museo finalmente riapre in quello che è considerato uno degli edifici simbolici della città.

 

Togliere a Torino questo primato sarebbe ingiusto, è necessario non far morire Cinecittà (che nasce molto più tardi si parla del 1934 come data di apertura dei lavori), creando un museo che ne conservi i materiali e i documenti storici ma senza però equipararsi alla realtà torinese, quanto piuttosto sarebbe possibile pensare a un luogo di conservazione da un lato e che porti turismo dall’altro, come accade ancora oggi alle Majors statunitensi una delle mete principali di Hollywood.

 

Cristina Colet