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“i cimiteri sono pieni di persone indispensabili”.

Cimiteri. Storie di rimpianti e di follie

di ilTorinese pubblicato venerdì 20 gennaio 2017

cimiteri3Cimiteri. Storie di rimpianti e di follie” è una moderna e accattivante “Spoon River” scritta dallo storico e critico d’arte genovese Giuseppe Marcenaro, pubblicata tempo fa da Bruno Mondadori editore. Il saggio  – che, volendo, si può leggere come un romanzo – propone  una galleria di personaggi noti o quasi sconosciuti, protagonisti del loro tempo, collocati nel luogo dove riposano le loro spoglie mortali e si raccoglie la loro memoria. Dal poeta inglese Percy Shelley, le cui ceneri sono sepolte nel cimitero acattolico di Roma (il cimitero degli Inglesi, o ” dei protestanti”) mentre il suo cuore, strappato dalle fiamme da un amico, fu conservato cimietri mayacodalla sua vedova, Mary Shelley ( l’autrice del romanzo gotico “Frankenstein“ ) per essere poi sepolto con lei, proseguendo con Giuseppe Garibaldi, Napoleone, Vladimir Majakovskij, Rasputin, Proust e tanti altri. Tra questi Giovanni Martini (ribattezzatosi dall’altra parte dell’oceano in John Martin), cimiteri1originario di Sala Consilina ,nel salernitano, garibaldino nella battaglia di Mentana, unico superstite della battaglia di Little Big Horn dove morì il generale Custer. Si leggono storie curiose come quella della “doppia sepoltura” di Gioachino Rossini, la cui salma viene indicata sia al cimitero parigino del Père Lachaise sia nella Basilica di Santa Croce a Firenze (che ,effettivamente, ne conserva le spoglie). O all’originale omaggio annuale – ogni 19 gennaio, giorno della nascita di Edgar Allan Poe – lasciato da un anonimo sulla tomba del maestro della letteratura dell’orrore nel cimitero di Westminster Hall, a Baltimora, nel Maryland: tre rose rosse e mezza bottiglia di cognac.

 

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cimiteri4Un rito durato sessant’anni, dal 1949 al 2009, bicentenario  dell’autore de “Il corvo”. Marcenaro ha scritto un libro colto, argutamente spiritoso, ben documentato, dimostrando come i cimiteri, non luoghi per eccellenza, rappresentino una vitalissima realtà. I luoghi citati sono tanti, come le storie. Dal Père Lachaise di Parigi ( “unica città al mondo in cui si può ancora morire di fame ed essere inumati in un cimitero tra gente illustre”) al misterioso e arcano cimiteri marxcimitero ebraico di Praga, da quello fiorentino di Santa Croce (dove riposano le glorie italiche cantate da Foscolo), dal cimitero londinese di Highgate – dove c’è anche la tomba di Karl Marx – al napoletano delle “366 fosse”, a mezza costa sulla collina di Poggioreale, dove venivano inumate le anonime “anime pezzentelle” dei meno abbienti. Si è sempre detto che con la cimiteri poemorte non si scherza ma questo non impedisce di riflettere sulla stupidità di alcune tradizioni, come fece Mark Twain ( “i cancelli attorno a un cimitero sono stupidi, perché quelli all’interno non possono uscirne e quelli al di fuori non desiderano entrarvi”), avere un tocco d’ironia (“Qui giace lord Barlington. Scusate se non mi alzo” oppure, “Finalmente solo – Enfin seul!”, come si legge su una tomba al Père-Lachaise di Parigi) o l’amaro realismo di Antonio Tabucchi (“Cosa fanno le persone importanti in un cimitero? Dormono, anche loro dormono uguale alle persone che non contarono niente. E tutti nella stessa posizione: orizzontali. L’eternità è orizzontale”). Nel libro non si omette questa lezione, parlando di tutti : personaggi illustri e signori nessuno, cenotafi importanti e fosse comuni, ossa senza nome e reliquie varie. Nessuno può essere escluso dai camposanti. Del resto, come scriveva Clémenceau, “i cimiteri sono pieni di persone indispensabili”.

 

Marco Travaglini