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UN ALTRO GRANDE ITALIANO NON RICONOSCIUTO IN PATRIA

Ciao, Piemonte: la biblioteca Dionisotti finisce a Lugano

di ilTorinese pubblicato martedì 6 giugno 2017

Di Pier Franco Quaglieni

Carlo Dionisotti  ( 1908 – 1998) è stato uno dei maggiori storici della Letteratura italiana del secolo scorso. C’è chi lo considera il Francesco de Sanctis del ‘900 e certamente i suoi libri sono dei  pilastri della storiografia letteraria,oltre che opera di raffinatissima erudizione filologica . È stato un piemontese di Romagnano Sesia  che è anche vissuto ed ha insegnato a Torino. Fu forse la vittima più illustre dei giochi accademici che non gli riconobbero i titoli per una cattedra in una università italiana. A Torino e a Roma aveva insegnato nelle scuole superiori, come capitò a Sapegno e a Momigliano che poi ebbero la cattedra universitaria. La mediocrità di Pastonchi non permetteva a studiosi come Carlo di emergere.

Dovette emigrare a Londra dove insegno’ per tanti anni al Bedford College.Fu una grande ingiustizia. In parte motivata da ragioni politiche che lo portarono ad essere un isolato in Italia. Gobettiano fin da giovanissimo , seppe vedere i limiti di Gobetti e l’evidente ossimoro della “Rivoluzione liberale “: i rivoluzionari sono quasi sempre illiberali ,mentre i liberali non sono per loro natura rivoluzionari ,ma riformisti. Antifascista per profonda convinzione, discepolo ideale di Benedetto Croce e della sua “Religione della libertà ” , milito’ nella Resistenza e nel partito d’azione di cui però vide e denuncio’ tutti gli errori e i limiti. Il giacobinismo non poteva trovare in lui consenso e tanto meno Carlo  poteva seguire molti  suoi amici  nella loro fuga  interessata verso il partito comunista.

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Dionisotti non poteva seguire Luigi Russo o Natalino Sapegno nel loro tentativo di coniugare insieme Croce e Gramsci. Lascio’ la casa editrice Einaudi  per dissensi con i marxisti Salinari e Muscetta . Dionisotti si allontanò da Croce per aprire nuove strade alla storiografia letteraria ,ancorandola alla geografia, come indica il suo titolo più importante: “Geografia e storia nella letteratura italiana “.  In tempi più recenti ,negli anni della contestazione, fu fermissimo nel condannare l’estremismo di sinistra che sfociò nel terrorismo, denunciando i cedimenti di uomini come Guido Quazza che vollero vedere nei contestatori i continuatori di una Resistenza tradita. Pur vivendo a Londra,fu consapevole di quanto accadeva in Italia e stette dalla stessa parte di Franco Venturi e di Aldo Garosci nell’ evidenziare costantemente  i pericoli antidemocratici  e illiberali insiti  nel ’68. Furono quegli uomini e maestri a far capire a me ,giovane universitario ,da che parte stare. Ogni anno durante le vacanze tornava nella vecchia casa di Romagnano Sesia ,a Torino e a Varigotti nella villa della famiglia della moglie, Marisa Pinna Pintor. La mia amica Jole Pinna Pintor ,donna intelligente e bizzarra, sua cognata, fece  spesso da tramite nel nostro rapporto .Ricordo le grandi cene di pesce alla” Muraglia “di Varigotti in cui il taciturno maestro si animava e parlava di tante storie italiane senza  filtri.

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La sua intransigenza morale  e il livello altissimo della sua cultura gli consentivano di parlare liberamente  di uomini e avvenimenti spesso  meschini che hanno purtroppo  costituito parte della storia intellettuale italiana . Mario Soldati che fu suo compagno di scuola, era uno dei  pochi con cui  Carlo era rimasto in contatto e partecipai ad alcuni incontri a Tellaro  nella villa di Mario  che restano davvero indimenticabili. Si vedeva cosa significasse lo sfavillio dell’intelligenza  supportata dalla cultura e dall’amore vero  per la libertà. Tra i professori, solo Bianca Montale e Raimondo Luraghi  si sono rivelati così lontani dalle convenienze accademiche come lo fu Dionisotti  .Invitato a Torino da Loris M. Marchetti, tenne anche una lectio  magistralis al centro “Pannunzio”  su Benedetto Croce. Lui la definì una “conferenzina” ,ma era molto di più. Il sindaco Zanone, su mia proposta ,gli conferì il Sigillo civico di benemerito della Città. Fu l’unico riconoscimento italiano che il grande studioso ebbe in Italia. Era davvero un isolato che metteva in imbarazzo i nuovi baronetti rossi che avevano conquistato una cattedra per meriti  più politici che scientifici. La  famiglia, alla  morte dì Dionisotti decise di donare la sua biblioteca (diecimila volumi) all’università del Piemonte  orientale  di Vercelli , un’istituzione che non mi ha mai  molto convinto anche per alcuni suoi docenti che  altrove, forse ,non avrebbero mai avuto una cattedra.

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Ovviamente Vercelli non è un’anomalia perché tante  città di provincia hanno avuto una sede universitaria per pressione degli enti locali, degli industriali, della politica e dello stesso mondo accademico e gli immeritevoli e i mediocri in cattedra ci sono purtroppo in ogni ateneo italiano e  non italiano . Sarebbe un discorso lungo che ci porterebbe ad analizzare il decadimento dell’istituzione universitaria, divenuta sempre più simile ad un liceo. Ebbene ,l’università di Vercelli non ha accolto, malgrado gli impegni precedentemente assunti, la donazione della famiglia Dionisotti perché avrebbe voluto spezzettare la biblioteca del maestro: una vera assurdità. Non ci risulta che la Regione Piemonte  abbia fatto un passo per difendere il  patrimonio librario  di un grande piemontese che pago’ in vita il non allineamento alle vulgate. Così  la biblioteca è finita a Lugano nella locale Università  accolta con tutti gli onori. Un’ultima offesa  da parte italiana e piemontese,  per l’esule Dionisotti che aveva seguito a Londra un altro illustre piemontese, controcorrente e dimenticato  , Giuseppe Baretti .  Anche la sua biblioteca ha trovato ospitalità all’estero. Come già era accaduto a due altri” irregolari” come Prezzolini e Flaiano. A Lugano trovavano rifugio in passato gli anarchici, oggi trovano  accoglienza  i lasciti di grandi italiani ,non riconosciuti in patria. Che tristezza !