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E dopo il voto? Mi sa che le forze politiche sono comunque condannate nel trovare un accordo per evitare nuove elezioni

Che noia la campagna elettorale prefabbricata

di ilTorinese pubblicato domenica 11 febbraio 2018

STORIE DI CITTA’ di Patrizio Tosetto

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Mancano una ventina di giorni effettivi di campagna elettorale, per ora fiacchina, ma non c’è da stupirsi.  Gli ardori della campagna referendaria sono oramai un lontano ricordo. La fanno da padrone gli argomenti nazionali, parlano solo i leader alla televisione. Gli stessi  sono incuranti di spararla grossa. Al mio  paese una volta si chiamava demagogia.Ma tant’è, non è più tempo per le cose serie.  Continua ad essere serio votare, ma la pazienza dei cittadini è messa a dura prova. Pazienza sempre democratica, anche perché non votare può essere una manifestazione di civile dissenso.E poi, dai, diciamocelo in un proporzionale senza preferenze c’ è ben poca democrazia. E mancando la scelta per il candidato si toglie pathos alla campagna . Tutto stabilito a tavolino, tutto concordato preventivamente. Si, forse non saranno totalmente sicuri di come andrà a finire, ma il canovaccio è già scritto. Ma – attenzione – non vuol dire che proprio nulla stia accadendo. Piccoli incontri, magari a casa di tizio o caio giusto per convincere gli indecisi, che sono tantissimi. Poi la concorrenza tra gli schieramenti. Lega e Forza Italia concordi nel non essere d’accordo su nulla. Alla ricerca del primato elettorale. Salvini non la manda a dire: chi dei due partiti avrà più voti esprimerà il Presidente del Consiglio. Presidente della Repubblica permettendo. Con Fratelli d’Italia che non vuole essere solo i terzo incomodo. Noi con l’Italia è la quarta gamba del tavolo. Quante sigle “Italia” per il nordico Salvini lontano dai tempi di Pontida . Ma si sa, Roma val bene una messa. Anche con i pentastellati non si scherza.Contro la casta ed i politici di professione e dopo 12 mila aspiranti candidati, gli uscenti si sono riproposti con qualche ” spruzzata” di societa civile. A Torino scricchiola il loro consenso nelle periferie ed i mercati dopo i permessi dei grandi centri commerciali virano verso la lega. Forconi erano e forconi rimangono. Più che meno tasse vorrebbero l’abolizione delle tasse. I pentastellati non si preoccupano, li aspettano altri lidi molto più altolocati. Danno l’incarico a Francesco Gallieri di organizzare l’ incontro in Gran Bretagna dove  Di Maio comunica a tutta la finanza internazionale che prima scherzavano ed ora sono un partito di governo. L’ organizzatore non scherza in quanto a rapporti. Classe 1982 é di famiglia torinese buona, collaboratore niente popodimeno che di Giulio Tremonti, arrabbiato con il Berlusca che non l’ha ripreso. Collaborazioni editoriali con Belpietro e  Limes. E poi il centro sinistra. Qualcuno nel Pd é moderatamente contento di come stanno andando le cose.Ad esempio Luca Cassiani che dopo 4 anni di fermo diventerà consigliere regionale.E garante del senatore Stefano Esposito.Loro sono certi. Se il pd scenderà al di sotto del 25% Renzi dovrà trovarsi un altro mestiere. Se sopra, segretario a vita. Con Gariglio che non mollando la segteteria regionale pensa già alle regionali, portandosi avanti con il lavoro.E poi l’indistruttibile Mimmo Portas a cui hanno promesso che il Ministro Padoan opterà per altri collegi.Tutti o quasi tutti avranno in posto al sole. I sondaggi: fa cappotto il centro destra con dei magri 20% pentastellati. Lberi ed Uguali da un minimo del  4 ad un massimo dell’8.Pd al palo ed un 2% da dividere tra casa Pound, Potere al Popolo i comunisti di Rizzo, sinistri di critica anticapitalista, repubblicani ecc. Briciole lasciate sul tavolo dei grandi.Con una mia personale domanda:  perché si presentano?  Forse la risposta sta nei rimborsi elettorali previsti dalla legge.Poco di nobile. Incertezza assoluta. Come la carambola sul biliardo le palle rinbalzano da un punto all’altro. E dopo il voto?  Mi sa che le forze politiche sono comunque   condannate  nel trovare un accordo per evitare nuove elezioni. Le forze politiche tedesche hanno scelto stabilità anche per rispondere a populismi e nuovi fascismi che traggono linfa vitale dall’instabilità politica. All’entrata del Museo di Tel Aviv  sulle persecuzioni naziste c’è una piccola targhetta. Con tre cifre:8 16 33. In Germania negli anni trenta si votò tre volte in tre anni. Le cifre sono la percentuale ottenuta dai nazisti alle votazioni.Forse la storia non si ripete ma qualche insegnamento dobbiamo trarlo. Troppe promesse elettorali.Troppe notizie palesemente false.Troppe prese in giro. Ma chi vota dovrà chiedere poi di garantire governabilità. Governabilità per l’economia. Governabilità per investimenti. Governabilità per la comunità italiana ed europea e per la nostra democrazia.

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