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Era un uomo di cultura che viveva fuori dagli stereotipi fastidiosi di certa cultura impegnata e faziosa

Cesare De Michelis, un ricordo fuori dagli schemi

di ilTorinese pubblicato lunedì 13 agosto 2018

Di Pier Franco Quaglieni

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E’ mancato a Cortina d’Ampezzo l’editore Cesare De Michelis, presidente della “Marsilio”. Stava per compiere 75 anni. Da trent’anni viveva con un polmone solo, affrontando con coraggio la vita.I suoi funerali si terranno nella chiesa valdese di Venezia il 14 agosto. Apparteneva ad una famiglia i cui fratelli erano tutti docenti universitari come lui, saliti in cattedra giovanissimi. Il più noto è Gianni De Michelis, ras del partito socialista nel Veneto, arrestato durante Tangentopoli, ideatore di quell’Expo a Venezia alla fine degli anni ’80 che avrebbe devastato la laguna. Anche Cesare si lasciò sedurre dalla politica e divenne assessore al Comune di Venezia. Il clan De Michelis si considerava padrone di Venezia  e ricordo che una sera il suo arrivo con un codazzo di sostenitori sconvolse il servizio di un noto ristorante dove finirono di trascurare i clienti che stavano cenando  per servire il Doge socialista.   Ho conosciuto e anche un po’ frequentato Cesare, non ho mai voluto avere nulla a che fare con Gianni di cui pure va riconosciuta l’ indiscussa intelligenza politica specie se confrontata con chi ci governa oggi. Cesare nel 1992 fu il curatore  di un’antologia degli scritti di Pannunzio precedenti al “Mondo” a cui io stesso collaborai con consigli e qualche suggerimento. Mi chiese di presentargli  il libro al Salone del Libro di Torino ,forse l’unica presentazione che ebbe in Italia quel libro che raccoglieva il Pannunzio minore. Rimanemmo in contatto e per un anniversario di fondazione del Centro “Pannunzio”,mi pare nel 2003  ricambiò la cortesia, scrivendo un pezzo per quella occasione. Poi la pubblicazione di un libro da parte sua interruppe piuttosto bruscamente il nostro rapporto in quanto quel libro era, sotto tanti punti di vista ,l’esatto opposto dell’antologia che aveva pubblicato su Pannunzio. Per un editore essere aperto a tutti era sicuramente  una virtù, ma io non gradii. Si era nel 2010 alla vigilia del centenario della nascita di Pannunzio e il clima era molto teso in quanto ci fu un esiguo gruppetto romano che cercò di monopolizzare il comitato ministeriale per il centenario, senza riuscirci. Quella del 2010 fu una battaglia memorabile che combattei con intransigenza ,se posso dirlo, leonina. Nel gruppetto purtroppo c’era anche De Michelis. Dietro quel gruppetto incredibilmente c’era la massoneria(che voleva mettere le mani su Pannunzio che, tra l’altro, non fu mai un massone ) e non escluderei a priori che anche Cesare fosse un affiliato come Zanone e l’ex ministro Maccanico che abbandonarono il Centro Pannunzio per seguire i “pannunziani” dell’ultima ora ,trovando la fermissima disapprovazione di Marco Pannella.

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I nostri rapporti ripresero molto superficialmente  quando ,due anni fa ,Marsilio pubblicò un libro dell’amico Marcello Pera. Cesare era sicuramente uno spirito libero che seppe coniugare due attività di per sè incompatibili: quella di professore universitario e di imprenditore editoriale. Ma gli va dato atto che a Padova fu un ottimo docente di letteratura italiana contemporanea, considerato dai suoi allievi un vero maestro. E fu un editore aperto, non fazioso, non ideologico. In sintesi, una vera eccezione nel panorama editoriale italiano. C’è chi ha scritto che era l’opposto di Elio Vittorini che pretendeva di pubblicare solo i libri che gli piacevano.  Io aggiungerei che la “Marsilio” è stata una casa editrice che dal 1961,quando venne fondata da un gruppo di giovani professori tra i quali incredibilmente  anche Tony Negri , il teorico del terrorismo armato, si caratterizzò in modo opposto alla casa editrice Einaudi in cui i soliti intellettuali di estrema sinistra dettavano legge.  La Casa editrice di Giulio Einaudi naufragò miseramente, quella di De Michelis si sviluppò e acquistò prestigio.  Era un veneziano simpatico, senza la boria né dell’accademico, né del grande editore. Qualche volta ci siamo incontrati a Venezia ed è stato signorilmente molto ospitale con me.  Uno dei miei rammarichi è non aver mai pubblicato con lui un libro.  La vicenda del 2010 relativa a Pannunzio impedì di dar corso ad una sua proposta, quella di scrivere una biografia sul direttore del “Mondo”, servendomi anche delle testimonianze che avevo raccolto negli anni, frequentando la vedova e  gli amici di Pannunzio. Mi spiacque di dover far prevalere le ragioni del Centro “Pannunzio” anche nei confronti di un amico amabile come Cesare, ma non mi pento di averlo fatto. Sconfissi una lobby agguerrita ed arrogante: uno dei pochi meriti di cui sono orgoglioso. L’editoria italiana si priva di uno dei suoi protagonisti più lucidi e più limpidi. Non era facile ,essendo il fratello dell’ex ministro socialista, restare sè stessi, come egli seppe fare anche negli anni della burrasca che travolse il partito socialista. Era un gran signore veneziano e il suo essere valdese metodista lo portava naturaliter alla tolleranza.  Penso che questo mio ricordo così  fuori dagli  schemi  del coccodrillo non gli dispiacerebbe. Era un uomo di cultura che viveva fuori dagli stereotipi fastidiosi  di certa cultura impegnata e faziosa.

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