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COMMENTO AD UN ARTICOLO DEL "TORINESE"

Il caso Grecia tra diritti del popolo e doveri del governo

di ilTorinese pubblicato giovedì 2 luglio 2015

“Mio padre operaio sindacalista mi spiegava, o perlomeno cercava di spiegare a me, giovane massimalista, che le lotte erano necessarie per affermare i diritti. Diritti sanciti da accordi contrattuali o aziendali. Mio padre era un uomo di buon senso”

 

grecia partenoneMolto bello l’articolo di Barbara Castellaro (Rubrica TEMPO DI CRISI  – ndr).  Letto e riletto. Perché ho imparato delle cose. Precisamente si sono rinverditi i ricordi degli studi liceali, in particolare sulla Grecia, culla della natia della democrazia e della filosofia, base per tutti i saperi. L’articolo parlava di Storia. Sicuramente di Storia con la Esse maiuscola, ma sempre di Storia. Il popolo greco ha due diritti fondamentali: vivere dignitosamente e difendere la propria sovranità nazionale. Ha un dovere:  restituire i soldi prestati. Del resto non sarebbe un popolo orgoglioso se non facesse fronte anche ai propri doveri. Sicuramente trattando i tempi di restituzione e sugli interessi, anche opponendosi ad eventuali altri sacrifici. Ma dopo le trattative si dovrà suggellare il tutto con un accordo. Ecco la parola magica e sintetica: accordo. 

 

Mio padre operaio sindacalista mi spiegava, o perlomeno cercava di spiegare a me, giovane massimalista, che le lotte erano necessarie per affermare i diritti. Diritti sanciti da accordi contrattuali o aziendali. Mio padre era un uomo di buon senso. E, a volte, mi sembra che questo buon senso manchi. Può anche darsi che, che in Europa ci sia uno scontro tra potere finanziario e diritti dei lavoratori. Analisi e categorie interpretative datate. Che non colgono la complessità della situazione. Ma, ripeto, ammettiamo, diciamo per semplificazione di ragionamento, che il conflitto sia tra questi due opposti. Dunque? Sempre l’accordo ci vuole. Sapendo ovviamente che l’accordo si fa con l’altro, che non siamo noi. Che l’accordo può essere insoddisfacente, ma migliore della rottura. Ecco la seconda parola chiave: rottura! Queste convinzioni mi hanno portato ad essere molto scettico sull’uso del referendum.

 

Se vincessero i “sì” si dimetterebbe il presidente del Consiglio e probabilmente il governo greco si scioglierebbe. Se vincessero i “no” si allontanerebbe la possibilità d’accordo. Mentre scriviamo è tornata in auge la voglia del Governo greco di trattare. Vedremo sperando. Alle possibili accuse di personale arrendevolezza verso la Bce rispondo: l’accordo serve anche a chi, come il popolo greco, ha bisogno di ulteriori prestiti, per continuare a “sbarcare il lunario”. In altre parole hanno bisogno di prestiti per continuare a vivere. Le conseguenze della rottura ricadrebbero non solo sulla comunità europea, ma inizialmente e principalmente sulla comunità greca. E ciò, sono sicuro, la brava autrice dell’articolo, Barbara Castellaro, non lo  desidera.

 

Patrizio Tosetto