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Da molto tempo ci sono nel mondo operazioni di marketing che abbinano il prodotto da vendere ad un marchio di malaffare

Brand Italia, plagio e abbinamenti ingiuriosi

di ilTorinese pubblicato martedì 27 marzo 2018

Nel mondo siamo famosi come popolo di santi, navigatori, artisti e poeti, ma pure per mafia, spaghetti e mandolino. Soprattutto gli ultimi tre sono gli stereotipi con i quali all’estero si identifica l’Italia. Se quasi tutte le etichette che ci appioppano ci stanno bene, quella di mafia ci fa imbestialire, non siamo tutti mafiosi, anzi, per certi versi, siamo più santi. Perché tanto ci vuole per sopportare una classe di politici e di imprenditori che ha perso il senso dell’Italia e il suo consenso. Da molto tempo ci sono nel mondo operazioni di marketing che abbinano il prodotto da vendere ad un marchio di malaffare, ma sempre italiano. Un business milionario che si estende dai ristoranti ai prodotti, dal caffè “Mafiozzo” della Bulgaria agli snack “Chilli Mafia” della Gran Bretagna, dalle spezie “Palermo Mafia shooting” della Germania fino alla salsa “SauceMaffia” per condire le patatine e quella “SauceMaffioso” per la pasta diffusa a Bruxelles e ancora per arrivare a quello denominato “Cosa Nostra” e addirittura a Phuket (Thailandia), dove c’è addirittura un servizio take away. Ma nei diversi continenti ci sono i locali “Ai Mafiosi”, “Bella Mafia” e “Mafia Pizza”. E su internet è possibile acquistare il libro di ricette “The mafia cookbook”, comprare caramelle sul portale www.candymafia.com o ricevere i consigli di mamamafiosa (www.mamamafiosa.com). Fra i tanti marchi, scorretti, diffusi nel mondo, finalmente, in un caso, la Corte dell’Unione Europea ha accolto la richiesta dell’Italia di invalidare il marchio della catena di ristoranti spagnoli “La Mafia” (“La Mafia se sienta a la mesa”), vale a dire “La Mafia si siede a tavola”.

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La deprecabile vicenda si è protratta per molti anni (dal 2006) e ci porta ad alcune considerazioni amare sull’Unione Europea ( la vicenda Ema, l’Agenzia per il farmaco è fra queste), ma anche sulle contraddizioni dell’Euipo. Vale a dire l’Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale incaricato di gestire i marchi dell’Unione europea, i disegni e modelli comunitari registrati. Se l’Ufficio Europeo dei brevetti funzionasse in modo “corretto” la vicenda non sarebbe nemmeno dovuta nascere. Quando finalmente tale Ufficio ha proceduto all’annullamento della registrazione, la società spagnola “La Honorable Hermandad, subentrata a Mafia Franchises, ha fatto ricorso all’Alta Corte di Giustizia fino ad arrivare alla giusta sentenza che ha dato ragione all’Italia. “Va fermato – ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo - l’utilizzo commerciale di tutti quei marchi infami che sfruttano gli stereotipi legati alle organizzazioni mafiose, banalizzando fin quasi a normalizzarlo, un fenomeno che ha portato dolore e lutti lungo tutto lo Stivale. Il business è stato oggetto di uno specifico approfondimento anche nell’ambito dell’Osservatorio Agromafie promosso dalla Coldiretti che ha raccolto esempi concreti di oltraggio in diversi continenti”. La morale: marchi prestigiosi (s)venduti alla Francia, alla Spagna e via di seguito, fino ad arrivare all’offesa degli italiani. Basta. Solo al momento!

Tommaso Lo Russo

 

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