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TRA LETTERATURA E LEGGENDA

Bram Stoker e il mistero della tomba di Dracula

di ilTorinese pubblicato giovedì 15 marzo 2018

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DRACULA 1La tradizione popolare vuole che sia stato sepolto nella chiesa ortodossa dell’Assunzione, nel convento di Snagov, su un’isola, nel bel mezzo di un lago situato a una quarantina di chilometri a nord di Bucarest

 Il 26 maggio del 1897, a Londra,  veniva pubblicato il più famoso dei libri dello scrittore irlandese Bram Stoker. Si trattava di “Dracula”, un romanzo dalle atmosfere gotiche. In verità l’idea venne concepita da Stoker qualche anno prima, esattamente 125 anni fa, tra il luglio e l’agosto del 1890. “La bocca, per quel che si scorgeva sotto i folti baffi, era rigida e con un profilo quasi crudele. I denti bianchi e stranamente aguzzi, sporgevano dalle labbra, il colore acceso rivelava una vitalità stupefacente per un uomo dei suoi anni. Le orecchie erano pallide, appuntite; il mento ampio e forte, le guance sode anche se scavate. Tutto il suo volto era soffuso d’un incredibile pallore”. Una descrizione che non lascia dubbi sull’identità del personaggio e sulla sua natura sinistra, che per la prima volta fece acquisire dignità letteraria ai vampiri. Alle credenze popolari e alle superstizioni diffuse soprattutto nei paesi dell’Est e nei Balcani, il letterato irlandese – che nella Londra “vittoriana” alternava all’attività di giornalista quella di scrittore – venne introdotto dal professore ungherese Arminius Vambéry. Fu quest’ultimo a parlargli della Transilvania, raccontando la storia del principe Vlad III di Valacchia, noto con l’appellativo di “Draculea” (che si può tradurre come “figlio del dragone”, riferito al padre Vlad II, membro dell’Ordine del Dragone). Il principe Vlad Tepes, passato alla storia come “Vlad l’Impalatore” per i suoi sadici metodi di tortura che riservava non solo ai turchi ma anche ai cristiani, nell’immaginario di Stoker si sovrappose al protagonista del suo romanzo.

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Tra l’altro, nella lingua rumena,  le parole “dragone” e “diavolo” ( “drac”) sono molto simili. Così, Vlad vide trasformare il suo soprannome “Draculea” in “Dracula” il cui significato e’ “figlio del Diavolo”. Stoker trovò anche un’altra fonte d’ispirazione in diversi articoli comparsi sui giornali dell’epoca in relazione ad un fatto di cronaca realmente accaduto nel 1892, nella cittadina di Exter (New England). La morte di una ragazza diciannovenne scatenò l’ immaginazione dei suoi concittadini, sia per gli strani sintomi, pallore e inappetenza, sia per il fatto che a poca distanza morirono allo stesso modo madre, sorella e fratello. Ciò che per la medicina non poteva che trattarsi di tubercolosi, per la gente era un chiaro caso di vampirismo. Una suggestione dopo l’altra, mischiando storia e immaginazione, lo scrittore costruì il romanzo come una raccolta di pagine di diario scritte dai protagonisti della vicenda. Dal giovane avvocato inglese Jonathan Harker, che si reca in Transilvania per definire l’acquisto di una casa londinese da parte del Conte Dracula, alla sua fidanzata Mina Murray, oggetto del desiderio del vampiro che in lei rivede la moglie morta, fino al professore olandese Abraham Van Helsing, scienziato e filosofo che crede nell’esistenza del soprannaturale. Fatto circolare prima tra gli amici e successivamente modificato, il libro venne stampato e posto in vendita nella tarda primavera del 1897. Da allora, il successo è stato talmente ampio da creare un vero e proprio genere, con adattamenti teatrali e cinematografici come  “Nosferatu il vampiro” (1922), capolavoro del cinema muto  espressionista firmato dal tedesco Friedrich Wilhelm Murnau, fino ai più recenti Dracula di Bram Stoker (tre premi Oscar nel 1993), Van Helsing (2004), il film d’animazione “Hotel Transylvania” (2012) e “Dracula Untold” del 2014. Ma c’è tutta un’altra storia che vale la pena raccontare. E qui dal racconto del libro si passa alla storia, o almeno a  qualcosa che gli assomiglia.

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Il voivoda Vlad III di Valacchia perse la vita in circostanze poco chiare. Si presume che “Dracula” morì com’era vissuto: combattendo. Secondo alcuni la sua  testa, recisa dal corpo, venne portata a Costantinopoli come un trofeo e il suo corpo venne sepolto senza tante cerimonie dal suo rivale e vassallo dei Turchi, Basarab Laiota. Non si conosce l’esatta ubicazione della sua  tomba, anche se la tradizione popolare vuole che sia stato sepolto nella chiesa ortodossa dell’Assunzione, nel convento di Snagov, su un’isola, nel bel mezzo di un lago situato a una quarantina di chilometri a nord di Bucarest. Ricerche archeologiche dal 1930, nella tomba,  scoprirono però solo ossa di cavallo. Il priore di Snagov, ancora recentemente, ha contestato questa versione, rivelando che il sepolcro posto di fronte alle porte dell’iconostasi è la vera tomba di Vlad Tepes. Tuttavia, la maggior parte degli storici romeni, pensa che il vero luogo di sepoltura sia invece il monastero-fortezza di Comana , fondato e costruito nel 1461 proprio da Vlad Tepes, in quello che oggi è il distretto di Giurgiu, nel sud della Romania, al confine con la Bulgaria. Durante i lavori archeologici eseguiti nel 1970, si credette che il corpo senza testa di Vlad l’Impalatore fosse stato localizzato proprio nei sotterranei del monastero. Ma ecco, ad aggrovigliare ancor di più la matassa, una terza e clamorosa ipotesi: il conte Dracula non è morto combattendo in Transilvania ma a Napoli, ed è stato sepolto nel cuore della città, nel chiostro di Santa Maria La Nova. A sostenere quest’ardita tesi non sono dei fantasiosi “cacciatori di vampiri” ma alcuni studiosi dell’Università estone di Tallinn che, in collaborazione con studiosi italiani, hanno compiuto ricerche sulla principessa slava Maria Balsa, fuggita a Napoli nel 1479 a causa delle persecuzioni turche ed accolta nella città da Ferdinando d’Aragona. La donna, che diventò in seguito moglie del  Conte Giacomo Alfonso Ferrillo, sarebbe la figlia del Conte Vlad III di Valacchia, meglio conosciuto- come abbiamo visto – come il Conte “Dracula”. E proprio il padre l’avrebbe accompagnata, cercando e ottenendo l’anonimato. La prova fornita dagli studiosi a sostegno delle loro tesi è il fatto che il blasone che fuse gli stemmi delle famiglie Balsa e Ferrillo presenta un drago, in tutto simile a quello della casata dei principi di Valacchia. Sarà davvero così? Il conte Dracula riposa (?!) a Napoli? La storia è affascinante, ricca di sfumature e di colpi di scena, anche se sembra più la trama di un romanzo d’avventure che una realtà storica. Infatti, al momento, manca il particolare che la renderebbe clamorosa, il colpo di scena finale: il corpo di Vlad Tepes. Ed è ciò che gli studiosi scesi in campo sperano di ottenere. Nel dubbio, come il professor Van Helsing, attendiamo tenendo ben stretto in mano un appuntito paletto di frassino.

 

Marco Travaglini