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Forze totalmente estranee alla storia e cultura politica del Paese hanno sottoscritto un contratto di governo inedito nella storia italiana

Bilancio di un anno cruciale

di ilTorinese pubblicato martedì 1 gennaio 2019
Di Pier Franco Quaglieni
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Il 2018 passerà sicuramente alla storia per i cambiamenti radicali che sono avvenuti nella vicenda politica italiana. Il 1918 segnò la fine di una guerra, il 2018 potrebbe segnare l’inizio di una lunga crisi della democrazia italiana di cui oggi non si vedono gli sbocchiLe elezioni del 4 marzo hanno impresso una svolta imprevedibile con la formazione di un governo giallo-verde che rappresenta un azzardo. Forze totalmente estranee alla storia e cultura politica del Paese hanno sottoscritto un contratto di governo inedito nella storia italiana, se non riandiamo al trasformismo di Agostino Depretis dopo il 1876.Ma allora si trattò di un accordo parlamentare tra esponenti della stessa area liberale con orientamenti di sinistra e di destra. Oggi abbiamo al governo sovranisti ex federalisti e grillini, una realtà nata dalla protesta e dall’uso disinvolto della protesta espressa soprattutto sul web. Il modo in cui la legge finanziaria -la più importante- viene approvata senza un minimo di discussione nei due rami del Parlamento rende bene l’idea di come chi ci governa non abbia il benché minimo senso delle Istituzioni e manchi del dovuto rispetto alla sovranità popolare espressa dal Parlamento. Il Presidente della Camera Fico di fatto ha in più occasioni rinunciato alla sua funzione super partes per rappresentare la sola maggioranza di governo o esternare le sue idee politiche personali. La manovra si rivela un coacervo di scelte economiche incoerenti che riescono a scontentare molti, forse senza accontentare l’elettorato dei rispettivi movimenti e partiti che esprimono il governo. Le tasse, sia pure di poco, aumentano invece di venire ridotte, le pensioni vengono penalizzate perché vengono decurtati gli adeguamenti all’inflazione. Sono solo due dei tanti esempi di una politica pasticciata che, dopo tanti discorsi contro l’Europa, ha dovuto soggiacere alle norme di Bruxelles rabberciando degli evidenti compromessi. Con gennaio entreremo nel clima della campagna elettorale europea e le polemiche sono destinate ad aumentare. Il 2019 non sembra riservarci nulla di buono. L’economia italiana è fragilissima ed è destinata inevitabilmente a risentire di scelte del tutto inadeguate. Uomini e donne senza uno stile politico accettabile ci invadono, su Twitter e su Facebook, di messaggi spesso di pessimo gusto che rivelano grossolanità ed ignoranza. Mancano i discorsi pacati frutto di ragionamenti seri e non di emotività più o meno greve. E la cosa grave è che molti italiani si sentono rappresentati da esponenti politici di cui ci sarebbe da vergognarsi.  La stessa Costituzione è minacciata e c’è da augurarsi che chi è preposto alla tutela della sua osservanza, voglia e possa intervenire nei modi e nei tempi che riterrà, a difesa di valori democratici che non sono negoziabili.
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