Home » ECONOMIA E SOCIALE » Archeologia industriale, dal passato al futuro
PER UNA RIVALUTAZIONE DELL’URBANISTICA

Archeologia industriale, dal passato al futuro

di ilTorinese pubblicato venerdì 2 novembre 2018

Recuperare un vecchio opificio, dare nuova vita ad una azienda tessile, riqualificare vecchie centrali idroelettriche, mulini, fornaci, stazioni, far rinascere vecchi siti industriali riportando vitalità e superando l’abbandono, creare una nuova esistenza e un’inedita realtà trasformandoli in poli museali o centri culturali. Di questo si occupa l’Archeologia Industriale, di riscoprire e rivitalizzare, con un approccio interdisciplinare che vede il coinvolgimento di architetti e ingegneri, vecchie glorie della nostra industria, passate celebrità della nostra produzione, molto spesso orfane di interesse e di utilizzo. Le origini di questa materia sono risalenti alla metà degli anni 50’ in Inghilterra, ma già a fine ‘800, primi del ‘900, nacquero le prime associazioni che si opponevano fortemente allo smantellamento dei monumenti industriali chiedendone invece la conversione e la riconsiderazione. L’interesse di questa disciplina si rivolge e studia perlopiù strutture del periodo che va da metà ‘700 ad oggi, occupandosi più raramente di costruzioni di periodi precedenti.

In Italia abbiamo molti risultati positivi e di successo grazie a questa attività tra cui la Centrale Montemartini, al quartiere Ostiense a Roma, diventata un modernissimo spazio espositivo, la Fornace Penna, a Scicli in Sicilia, utilizzata come set cinematografico per la serie del Commissario Montalbano, l’ex Villaggio Operaio, il Cotonificio di Crespi, in Lombardia, Patrimonio dell’umanità dell’Unesco peraltro ancora abitato, il Parco Geominerario in Sardegna, 3500 chilometri quadrati appartenenti ad 81 comuni tra cui, Sassari, Oristano e Nuoro, anch’esso riconosciuto dall’Unesco per la salvaguardia dei beni naturalistici e rilievi culturali. Anche il Piemonte vanta diversi risultati concreti di riqualificazione urbana, l’impegno profuso per il risorgimento di varie strutture industriali infatti ha dato i suoi frutti riportando nuova linfa a strutture come: il Lingotto, nell’omonimo quartiere, ex stabilimento della FIAT, oggi centro polifunzionale che attrae tantissima gente grazie agli eventi organizzati al suo interno. Il Villaggio Leumann a Collegno, realizzato da Pietro Fenoglio in stile Liberty, una vera e propria comunità che offriva ai suoi abitanti, gli operai del cotonificio, molti servizi assistenziali come una scuola, una cooperativa alimentare e perfino una palestra. All’interno è nato da qualche anno l’Ecomuseo sulla Cultura Materiale, ma oggi questo Villaggio è anche un centro d’esposizione e di attività teatrali. Molto importante e popolare è L’OGROfficine Grandi riparazioni – un tempo dedicato alla manutenzione dei treni e oggi, grazie all’opera di recupero che ha vinto il Premio Urbanistica nel 2015, spazio espositivo, di intrattenimento e didattico del Politecnico. Come non citare infine Parco Dora, un esempio di “rigenerazione urbana e del “bene comune” presentato anche alla Biennale di Venezia.

Grazie anche all’AIPAI per il Patrimonio Archeologico Industriale, all’Associazione Archeologia Industriale e all’ACAI, Associazione Calabrese, che si occupano di ricerca, salvaguardia e conservazione del nostro patrimonio architettonico industriale, moltissime strutture e aree potranno essere riqualificate e rivissute, un’altra parte dell’eredità del nostro ricchissimo paese potrà essere riscoperta e riutilizzata sconfiggendo così negligenza, abbandono e degrado urbano.

Maria La Barbera

 

Leggi qui le altre news: ULTIME NOTIZIE