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Fino al 16 giugno

Ando Gilardi Reporter. Italia 1950 – 1962

di ilTorinese pubblicato giovedì 21 marzo 2019

Alla GAM di Torino, il Paese che usciva dalla guerra raccontato negli scatti del poliedrico fotografo monferrino

Una giovane operaia sorride di un sorriso battagliero e orgoglioso, in sella a una grossa motocicletta, levando in alto e mostrando al fotografo una copia del rotocalco popolar – sindacale dall’emblematico titolo “Lavoro”, elegante e moderno (per i tempi) settimanale cigiellino pubblicato, negli anni del dopoguerra, dal ’48 al ’62. Con quest’immagine di vivace e vitale euforia, datata 1952, si apre la mostra che la GAM di Torino dedica, negli spazi della Wunderkammer all’alessandrino Ando Gilardi (Arquata Scrivia, 1921 – Ponzone Monferrato, 2012), fotografo e fotoreporter di denuncia nell’Italia degli anni appena fuori dai disastri materiali e immateriali del secondo conflitto mondiale. Curata da Daniela Giorgi, la rassegna é realizzata in collaborazione con la Fototeca Storica Nazionale Gilardi, ufficialmente fondata nel 1959 da Ando (al secolo Aldo, ribattezzato Ando da partigiano e tale rimasto – fors’anche partigiano – per tutta la vita) insieme alla moglie Luciana Barbarino. Nel complesso sono 55 le immagini esposte, attentamente selezionate in un mare di scatti eseguiti fra il 1950 e il 1962 e   che rappresentano anche l’occasione per valorizzare il recupero e la digitalizzazione dell’importante collezione di negativi del Fondo Ando Gilardi Reporter, portato a termine nel 2017 da ABF – Atelier per i Beni Fotografici di Torino. Le   istantanee in parete raccontano le ancora precarie condizioni di vita di molta gente impegnata a ricostruire e a ricostruirsi, a confrontarsi con il “poco” quotidiano accompagnato pur sempre da coraggiosi sorrisi e dalla dignità di un lavoro, quello degli operai e dei braccianti agricoli, riguadagnato a fatica e che in lontananza prospetta un riscatto che, qualche anno dopo, si chiamerà boom economico. Già in nuce, nell’immagine profetica dei tre bambini sorridenti seduti sotto il manifesto dei grandi magazzini Standa che, con fine acume pubblicitario, promettono a tutti risparmio e offerte speciali. Non mancano le foto di importanti manifestazioni sindacali (come quella con Giuseppe Di Vittorio, intervenuto a Pavia per le celebrazioni del 60° anniversario della Camera del Lavoro) o il fermo immagine su scioperi e occupazioni di fabbriche, a dimostrazione di una ripresa ancora tutta in salita, evidente (nella sua manifesta precarietà) nelle case-baracche del “Quartiere Shanghai” di Crotone con i panni stesi su cui spuntano allegre faccine di bimbi o nel trasporto, sempre nel Crotonese, dell’acqua corrente a dorso d’asino. Ma in giacca e cravatta. Di pasoliniana suggestione, è anche la foto del piccole garzone di bottega che, al Borghetto Nomentano di Roma, si prodiga ad aggiustare una bicicletta, regalandoci il tipico sorriso a “spazi vuoti” proprio dell’età. Spicchi di un mondo reale

colti da Gilardi – che non fu solo fotografo, ma anche giornalista (memorabili i suoi corsivi in prima pagina su “L’Unità”), nonché storico e critico della fotografia – con briosa capacità narrativa, concreta nella cristallizzazione dei fatti non meno che attenta alla loro trasposizione in chiave poetica ed emozionale. Il suo interesse per il “mistero chiamato Fotografia” nasce nell’immediato dopoguerra, allorché Ando viene reclutato nel Laboratorio di riproduzione fotografica dalla Commissione Interalleata per la documentazione dei Crimini di Guerra a supporto del processo di Norimberga e l’avventura prosegue senza pause negli anni, con acute riflessioni sul “potere dello scatto” e fino alle più recenti implicazioni artistiche delle tecniche di fotografia digitale. In mezzo, i lavori in mostra alla GAM di taglio decisamente post-neorealista, attenti alle campagne fotografiche d’oltre oceano promosse dalla Farm Security Administration nell’ambito del New Deal americano: scambi d’interesse, governati sempre da una sapiente, personalissima interpretazione del “suo” e del “nostro” inconfondibile vissuto quotidiano. La mostra alla GAM apre le attività di “ARCHIVIARE il Presente”, contenitore culturale per un progetto condiviso fra enti, associazioni culturali, centri polivalenti, gallerie, che avrà luogo nella prossima primavera e rientra nella kermesse “Fo-To Fotografi a Torino”.

Gianni Milani

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“Ando Gilardi Reporter.Italia 1950 – 1962”

GAM- Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, via Magenta 31, Torino; tel. 011/4429518 o www.gamtorino.it

Fino al 16 giugno

Orari: dal mart. alla dom. 10/18, lunedì chiuso

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Foto Ando Gilardi/Fototeca Gilardi

– “Giornali”, Genova, 1952
– “Bambini nell’Italia del dopoguerra”, Palermo, 1957
– “Giuseppe Di Vittorio”, Pavia, 1953
– Serie “Abitare a Crotone”, Crotone, 1954-’56
– “Acqua corrente a dorso d’asino”, Melissa (Crotone), 1954
– “Bambini”, Borghetto Nomentano di Roma, 1953 ca.

 

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