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ALLORA LE VIE PER LA RIVOLUZIONE ERANO INFINITE

Amarcord Festa de l’Unità: oro di Mosca e birra polacca, ma che bei tempi!

di ilTorinese pubblicato venerdì 4 settembre 2015

STORIE DI CITTA’ / Di Patrizio Tosetto

 

tosettoCi dissero, dopo che avevamo comprato enormi quantità di birra, che bisognava vendere solo birre polacche, in appoggio all’azione politica di Wojciech Jaruzelscki contro il sindacalista reazionario Lech Walesa. Che si fa con l’altra birra? “Dovete convincere il  Segretario organizzativo”. Nientepopopodimenochè : Giorgio Napolitano

 

 

unita novelli jottiSerata al Festival dell’Unità, cena e, dopo, l’immancabile dibattito sull’area Metropolitana. All’ingresso tanta polizia. Non c’ero abituato. Osservo alcune cose positive. Giovani volontari tra gli stand a servire. Giovanissima raccoglie gli ordini, sorridente ed impacciata. Alla  terza che si ripresenta mi sento in dovere di chiederle in quale sezione è iscritta. Stupita mi risponde di non essere iscritta e di risiedere a Vinovo. Poi gli incontri, casualmente di rito. Dal segretario di Federazione agli attivisti conosciuti da tempo immemorabile. Con le solite ciance sull’oggi, sul futuro incerto e sui mille ricordi.

Sapete?, il primo Festival Nazionale, nel 1971 si tenne a Torino. Ogni sezione, ogni zona, ogni federazione ne teneva uno. Autofinanziamento  e
totale volontariato. Nelle situazioni più spartane anche i volontari pagavano il mangiare.  Vero che c’era l’oro di Mosca, ma c’era anche questo. Si
portavano vecchie reti da letto per grigliare le costine. Solo ed esclusivamente costine. Poi, a metà anni 70 il rinnovamento riguardò anche la
cucina e sopratutto il vino. Compagni e compagne nati nelle Langhe furono protagonisti di brasati al Barolo ( con il nobile vino messo a piccole
dosi nel momento finale della cottura ). Che credi, caro compagno, gli osti fanno lo  stesso.
unita manifestoEd il mitico Lucio Dalla che ci ricordava: la musica andina, la stessa storia,  che noia mortale. Al parco Ruffini, dentro il Palazzetto ,concerti a
GO-GO. Per 17 giorni tutte le sere a tirar tardi, con l’umidità settembrina che ci assaliva. Due ricordi, solo due episodi. La federazione giovanile
comunista gestiva l’area giovani. Montati gli stand, due erano vuoti e non sapevano come riempirli. Mi venne un’idea. nell’anno in corso avevamo
avanzato molti manifesti dei cantanti in concerto. Vendiamoli a 500 lire l’uno. non li venderemo ma almeno servirà a riempire.Fu un successone
con relativo incasso. Ovviamente, vista l’assenza di costi, tutto utile. Ma come veniva suddiviso? Nel nome delle gerarchie dell’organizzazione
l’incasso sarebbe dovuto essere centralizzato e in un secondo momento ridistribuito.  Mi spiego. Ogni Stand era gestito dagli iscritti di una o più
sezioni. L’incasso giornaliero veniva versato ai responsabili amministrativi di zona. Incasso 10, ci si tratteneva uno. La “cresta” veniva versata
nelle casse delle sezioni e della zona. L’amministrazione centrale, pagati i fornitori, ridistribuiva una parte degli incassi in base al numero degli
iscritti delle singole zone. Le singole zone ridistribuivano alle sezioni.unita torino 2
Vero, c’era l’oro di Mosca. Ma anche, e per quello che mi riguarda, soprattutto questi volontari, cioè gli attivisti. Fin tanto che c’ero non ho mai
assistito a “sparizioni” di soldi. Secondo episodio. 1981,  ritorna a Torino il Festival nazionale dell’Unità. Tutto Agosto passato a lavorare per il
montaggio. Questa volta l’area Giovani era immensa. Grande birreria. Mesi prima erano state ordinate direttamente dalle case madri  enormi
quantità di birra Leffe e Bass. A metà agosto veniamo convocati da uno dei segretari amministrativi della Direzione Nazionale. In chiaro accento
emiliano-romagnolo ci viene intimato di vendere solo birra polacca perché non pastorizzata. Ribatto che non è possibile: ci risulta che i camion
con le botti di birra sono già partiti. Ci replicano: le birre polacche sono già state pagate dal Partito, in appoggio all’azione politica di Wojciech
Jaruzelscki contro il sindacalista reazionario Lech Walesa. Sbotto, dico: magari consumiamo tutto.
unita locandinaIl nostro interlocutore chiude la riunione. Va bene, ma dovete convincere il Segretario organizzativo. Nientepopopodimenochè : Giorgio
Napolitano. Il giorno dopo, l’incontro. Arriviamo puntualissimi e timorosi. Fermati dal Servizio D’ordine, fatti 10 metri, seduto a un piccolo
tavolinetto, Giorgio Napolitano: scriveva. Gentilissimo ci fa accomodare chiedendoci il permesso di poter continuare a scrivere. Assolutamente! Ci
fa ricapitolare il tutto. 3 minuti. Alza lo sguardo, ci guarda negli occhi. e ci chiede: garantite voi che si venderà tutto? Si! Bene, ne siete
politicamente responsabili. Vi saluto. Ci siamo alzati ed ognuno ha pensato: per ora è andata. Per dovere di cronaca abbiamo finito tutto
due giorni prima della chiusa del Festival.
Già. Almeno, allora, le vie per la rivoluzione erano infinite. Si aprivano gli anni 80 che al loro volgere hanno visto cadere il Muro di Berlino. Ma
questa, direbbe qualcuno, è già un’altra Storia.