Home » TRIBUNA » Alternativa Libera: lettera aperta alla sindaca Appendino
RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Alternativa Libera: lettera aperta alla sindaca Appendino

di ilTorinese pubblicato venerdì 6 ottobre 2017

Mia cara Sindaca, Le scrivo questa lettera aperta, in quanto quello che si sta apprestando ad approvare è il suo secondo bilancio della città di Torino, ovvero il primo dove può effettivamente esprimere, appieno, tutto il potenziale dell’amministrazione a Cinque Stelle. Ricordo il suo primo intervento, nel 2012, con le valutazione sul bilancio della città stilato dall’amministrazione del Sindaco che la preceduta, Piero Fassino. Quell’intervento si apriva ponendo l’attenzione su tre punti molto importanti, su quali imbastiva la sua azione come consigliera d’opposizione del Movimento 5 Stelle, e come tale non condivideva nella maniera più assoluta: 1) La riduzione della spesa corrente – che tradusse come tagli. 2) La dismissione delle quote delle società partecipate – che lei individuava come progressiva alienazione del patrimonio della città; 3) Il massimo sfruttamento delle voci di entrata (a cominciare dai tributi locali) – e qui ne comprese il significato: l’aumento della pressione fiscale sui cittadini. La motivazione del progetto di bilancio che fu approvato dalla giunta Fassino risiedeva in un sola motivazione: rientrava nel patto di stabilità, da cui la città usci, per decisione dello stesso Sindaco Fassino. In quello stesso bilancio, venne decisa la dismissione di quote di TRM, AMIAT, GTT e SAGAT e del suo patrimonio immobiliare alla disperata ricerca di incassi. Ora, lei che è Sindaca, la politica economica portata avanti dalla sua amministrazione per la città, anziché superare e andare oltre l’impianto del “Sistema Torino” che ha tanto combattuto da banchi dell’opposizione, non fa altro che mantenere la rotta. Nel 2012, Fassino decise di uscire dal patto di Stabilità, per poter continuare a mantenere, per quanto potesse essere possibile, le mani libere.

***

Lei oggi, per continuare a tenere le mani libere ha deciso di non dichiarare il dissesto, che significherebbe il commissariamento della città, ma di concordare con la Corte dei Conti gli interventi da effettuare volta per volta andando a risparmiare 10 milioni di tagli, sui 90 che le verrebbero imposti dal concordato. E dichiara 80 milioni di tagli da qui al 2021, di sacrifici che i cittadini, devono continuare a sopportare per il bene della città. Dismissioni di quote delle partecipate, ma non si oppose quando le propose Fassino ? Con il conseguente impoverimento della città e dei suoi cittadini. Vendere tutto ciò che è possibile vendere. Usare la cassaforte di Torino per prelevare denaro fresco, tentare di fare la stessa cosa con la SMAT. Impegnarsi, per non usare più gli oneri urbanistici per fare cassa, salvo poi rimangiarsi la parola poco dopo. Mia cara Sindaca. Ma dove ha vissuto negli anni in cui era fra i banchi dell’opposizione ? 5 anni passati a fare le pulci al Sindaco Fassino, per poi arrivare a occupare la sua poltrona e scoprire che non si era accorta di ciò che succedeva in città. Dovrebbe pensare a restituire i soldi presi per sedersi in consiglio comunale. Le sue scelte, non hanno avuto il coraggio per cui tutti i torinesi l’anno votata e hanno votato 5 Stelle. Dare un segnale di forte discontinuità con il passato, con quei “30 anni” in cui Torino, per seguire il suo pensiero, è stata portata sull’orlo del baratro. Certo, però che fa specie, questa sua affermazione. Fino a oggi, gli amministratori si limitavano a dare la colpa a quelli che li avevano preceduti, ormai era prassi consolidata, ma lei è stata capace di andare oltre, di andare avanti laddove tutti si fermavano. Incolpare della situazione cittadina tutti gli amministratori a partire dagli anni 80 a oggi, mi chiedo, e le chiedo, se Novelli è escluso o compreso dai 30 anni. Questo si che è puro coraggio. Ma lei dove ha vissuto in questi 30 anni di mala gestione? Ah si a Moncalieri. Ecco perché non sa e non comprende cosa Torino era 30 anni fa e non comprende cosa Torino è adesso. Eppure non abitava molto distante da noi.

***

L’inizio della trasformazione di Torino da città puramente operaia (FIAT), in città con velleità cosmopolite, possiamo individuarla con il 1982, data dell’annuncio della chiusura del Lingotto e di quello che oggi possiamo definire come la fine della vocazione prettamente meccanica e automobilistica di Torino. Guarda caso son passati 30 anni da allora. E a partire da quella data, gli amministratori della città hanno saputo e dovuto, reinventare Torino e costruirle uno spazio proprio all’interno della comunità internazionale. E questo ospitando, vertici internazionali, Mondiali di Calcio, le Olimpiadi Invernali. E Poi costruendo il Salone del Libro, del Gusto assieme a Terra Madre. E tutti gli eventi culturali che hanno caratterizzato la città in questi lunghi 30 anni. Si, queste cose non sono state fatte a costo zero. Ma hanno permesso alla città di vivere e di rimanere viva diventando cosmopolita. E per fare questo, c’è stato bisogno di coraggio. Di fare scelte, che non sarebbero state indolori, ma che hanno saputo inserire la città in un contesto nuovo e di potersi conquistare, oggi che siamo nel 2017, il suo quinto posto come città turistica. 30 anni dopo, malgrado le difficoltà, Torino è stata capace di reinventarsi e di costruirsi un suo ruolo peculiare e questo grazie ai Torinesi che hanno avuto la forza di fare le scelte che andavano fatte per non far finire la città nella storia delle città diventate archeologie industriali. Ora, signora Sindaca, le chiedo, qual è la visione che lei e il Movimento 5 Stelle ha per questa città ? Dal giorno della sua “incoronazione” si è solo visto un lento ma costante e continuo gioco a smantellare tutto ciò che la città, in 30 anni è stata capace di costruire, con molta fatica e sacrifici da parte dei torinesi, che se ne sono accollati i costi. Abbiamo quasi perso il Salone del Libro a favore di Milano, abbiamo perso il giro delle grandi mostre. Manchiamo di coraggio nel portare la città su lidi sicuri, coraggio che solo lei e i suoi uomini possono darci. Ci si augura che il destino della città non sia quello di competere per avere la Fiera Nazionale della Trippa, anche se …. Potrebbe essere un’idea … Non scartiamola del tutto ! Cordialmente e con affetto,

.

Maurizio Penna, Presidente Alternativa Libera – Torino.