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TORINO MUSEI/3 - ALLA SCOPERTA DEL MUSEO PIU’ INTERNAZIONALE DELLA CITTA’

All’Egizio tra faraoni, mummie e sarcofagi

di ilTorinese pubblicato sabato 19 agosto 2017

Il Museo Egizio, secondo solo a quello de Il Cairo per importanza, è senza ombra di dubbio una delle istituzioni culturali più note e amate di Torino. Tale successo si deve non solo al fatto che, grazie ai lavori di allestimento e di ordinamento conclusi nel 2015, è diventato il museo dal profilo più internazionale presente in città, ma anche e soprattutto al fatto che è un luogo nel quale rivivono la storia, la cultura e l’arte di una grande civiltà antica. Nonostante esista un’evidente distanza storica e geografica che separa il mondo egizio dalla società occidentale, l’interesse per la cultura e le tradizioni degli antichi egizi nasce piuttosto precocemente a Torino. In particolare, si sviluppa a partire dalla seconda metà del Cinquecento quando iniziano ad essere elaborate delle teorie secondo le quali Torino avrebbe avuto leggendarie origini egizie. Tuttavia, il nucleo principale della raccolta di antichità egizie giunge in città solo dopo il 1823, quando Carlo Alberto per l’esorbitante cifra di 400 mila lire si aggiudica la ricchissima collezione di Bernardino Drovetti, ufficiale napoleonico di stanza ad Alessandria d’Egitto.

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Successivamente, ad arricchire la raccolta torinese di antichità egizie sono stati i ritrovamenti frutto delle campagne di scavo promosse dai direttori che si sono avvicendati alla guida del museo. Tra di essi, è doveroso ricordare Ernesto Schiaparelli, promotore di ben dodici campagne di scavo compiute nei primi due decenni del XX secolo. Come spiegato nella mostra Missione Egitto 1903-1920. L’avventura archeologica M.A.I. raccontatavisitabile sino al prossimo 10 settembre, la ricerca sul campo condotta da Schiaparelli e dai suoi fidati collaboratori ha portato alla luce straordinari tesori, tra i quali la tomba di Kha, architetto del faraone Amenhotep III, e della moglie Merit. Risalente al Nuovo Regno, oltre a conservare le mummie dei due coniugi perfettamente intatte e racchiuse nei sarcofagi, era completa del ricco corredo funerario di cui facevano parte provviste alimentari, vasi, unguenti e oggetti per la cura personale, vestiti, elementi di arredo (sedie, letti e bauli in legno) e persino un gioco da tavola, oggetti che oggi rappresentano una tappa immancabile nel percorso di visita del museo.

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L’itinerario tra le sale del museo, che sin dalla sua nascita ha sede nel Palazzo della Reale Accademia delle Scienze, è costituito da un percorso obbligato che consente di ripercorrere la storia della civiltà egizia dalle sue origini sino all’epoca tardoanticaAd accompagnare il pubblico alla scoperta del mondo egizio è una video-guida attraverso la quale il visitatore – dopo aver ricevuto il benvenuto del giovane direttore, Christian Greco – assume un ruolo attivo nella scelta dei contenuti da esplorare poiché ha modo di selezionare uno dei tre differenti percorsi di visita. Il percorso più breve è pensato per chi non ha molto tempo da spendere in museo, quello lungo – della durata di circa 2 ore e mezza – è studiato per chi vuole conoscere a fondo la collezione, mentre quello per famiglie, impiegando un linguaggio chiaro e accattivante, consente di apprezzare la storia che si cela dietro i più importanti oggetti esposti nelle varie sale del museo.

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Da segnalare anche la presenza di alcune postazioni attraverso le quali è possibile fare una vera e propria esperienza sensoriale, annusando differenti fragranze che rinviano alla civiltà egizia, dalle spezie sino ai profumi passando per le essenze del legno impiegato per la costruzione dei sarcofagi. Arricchiscono ulteriormente il percorso di visita sia la possibilità di osservare da vicino il lavoro dei restauratori all’opera sia l’opportunità di vedere parte dei depositi con le testimonianze di cultura materiale. Tutti questi aspetti, uniti alla costante attività di ricerca e alle attività didattiche destinate ad adulti e bambini, rendono il Museo Egizio uno dei primi in Italia per qualità dell’esperienza offerta, peccato solo per il servizio guardaroba a pagamento, che genera il malcontento di molti visitatori abituati a disporne gratuitamente in quasi tutti gli altri musei del mondo.

 

Giulia Amedeo